Opinionisti Il Direttore Davide Gambacci
La bicicletta nell’Alta Valle del Tevere: da passione sportiva a scelta di mobilità

Il ciclismo sportivo è una ricchezza per il territorio e merita di essere sostenuto
Nell’Alta Valle del Tevere la bicicletta la possiamo oramai considerare come una presenza familiare. Basta una domenica mattina per vedere gruppi di ciclisti percorrere le strade che collegano Sansepolcro, Città di Castello, Umbertide e i Comuni limitrofi. Le colline, i paesaggi e le strade panoramiche rendono questo territorio particolarmente adatto al ciclismo sportivo e amatoriale. Eppure, se la bici è ormai parte integrante del tempo libero e dell’attività sportiva, non si può dire altrettanto del suo utilizzo come mezzo di trasporto quotidiano. Nella maggior parte dei casi, chi sale in sella lo fa per allenarsi, per partecipare a una manifestazione cicloturistica o semplicemente per svago. Raramente la bicicletta viene scelta per andare al lavoro, a scuola, a fare la spesa o per spostarsi tra un centro abitato e l’altro. È una differenza culturale e infrastrutturale che emerge chiaramente confrontando l’Alta Valle del Tevere con altre realtà italiane ed europee. In regioni come il Trentino-Alto Adige, ad esempio, la bicicletta è diventata nel tempo una componente essenziale della mobilità quotidiana. Non perché i cittadini siano più sportivi, ma perché esiste una rete capillare di piste ciclabili sicure, ben segnalate e ben mantenute. Percorrere in bicicletta diversi chilometri per raggiungere il posto di lavoro o la scuola è una scelta concreta e spesso conveniente. Le piste collegano centri abitati, aree produttive, stazioni ferroviarie e servizi pubblici, trasformando la bici in una vera alternativa all’automobile. Ancora più emblematici sono gli esempi del Belgio e soprattutto dell’Olanda. Nei Paesi Bassi la bicicletta non è considerata un mezzo “alternativo”, ma semplicemente uno dei modi normali di muoversi. Studenti, professionisti, pensionati e famiglie la utilizzano ogni giorno per le attività più comuni. Le città sono state progettate o ripensate mettendo il ciclista al centro della pianificazione urbana. Le piste ciclabili sono numerose, protette dal traffico automobilistico e integrate con il trasporto pubblico. Il risultato è che milioni di persone scelgono la bicicletta non per passione sportiva, ma per praticità. L’Alta Valle del Tevere presenta caratteristiche che potrebbero favorire una diffusione analoga, almeno in parte. Le distanze tra molti centri abitati sono relativamente contenute, il territorio offre ampie aree pianeggianti lungo il corso del Tevere e l’introduzione delle biciclette elettriche ha ridotto notevolmente le difficoltà legate ai dislivelli. Oggi percorrere dieci o quindici chilometri in e-bike è alla portata di un pubblico molto ampio, ben diverso da quello degli appassionati di ciclismo. Tuttavia, il vero ostacolo rimane la mancanza di infrastrutture adeguate. In molti tratti le strade sono condivise con un traffico automobilistico intenso e veloce, una situazione che scoraggia chi vorrebbe utilizzare la bicicletta per necessità e non per sport. Per una famiglia, per uno studente o per un lavoratore, la percezione della sicurezza è un fattore decisivo. Dove mancano percorsi dedicati e collegamenti continui, la bici difficilmente può diventare una scelta quotidiana. C’è da dire, però, che alcune amministrazioni stanno comunque recuperando campo prevedendo nei propri investimenti proprio la realizzazione di piste ciclopedonali. La questione non riguarda soltanto la mobilità sostenibile, ma anche la qualità della vita. Una maggiore diffusione della bicicletta significherebbe meno traffico nei centri urbani, minore inquinamento atmosferico e acustico, benefici per la salute pubblica e una valorizzazione del territorio. Inoltre, una rete ciclabile efficiente potrebbe rappresentare un'opportunità economica importante, favorendo il turismo lento e attirando visitatori interessati a scoprire il patrimonio storico, artistico e naturalistico della valle. Occorre però superare una visione che considera la bicicletta esclusivamente come strumento di svago. Il ciclismo sportivo è una ricchezza per il territorio e merita di essere sostenuto anche attraverso specifiche manifestazioni, ma non dovrebbe rappresentare l’unica dimensione della mobilità su due ruote. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare una passione diffusa in una vera cultura della mobilità ciclabile. Per riuscirci servono investimenti, progettazione e una visione di lungo periodo. Servono collegamenti sicuri tra i Comuni, percorsi protetti verso scuole e zone industriali, parcheggi adeguati e un’integrazione efficace con il trasporto pubblico. Ma serve soprattutto un cambio di mentalità: comprendere che la bicicletta non è soltanto un attrezzo sportivo da utilizzare nel tempo libero, bensì un mezzo di trasporto moderno, efficiente e sostenibile. L’Alta Valle del Tevere ha tutte le potenzialità per compiere questo passo. Il territorio, la crescente sensibilità ambientale e le nuove tecnologie lo consentono. La domanda da porsi non è se sia possibile, ma quanto tempo si voglia ancora attendere prima di trasformare una vocazione ciclistica già esistente in un modello di mobilità capace di migliorare la vita quotidiana dei cittadini. In fondo, il vero traguardo non è vedere più biciclette la domenica mattina, ma incontrarle ogni giorno lungo il percorso verso il lavoro, la scuola e i servizi della comunità.
Il Direttore Davide Gambacci
Si avvicina al giornalismo giovanissimo e ne rimane affascinato. Dal 2009 è iscritto all’ordine dei giornalisti della Toscana dopo aver fatto esperienza in alcune testate locali. Nel 2010 diventa direttore del quotidiano online Saturno Notizie e inviato fisso del quotidiano Corriere di Arezzo. Nel 2011 é stato nominato anche direttore responsabile del periodico l’Eco del Tevere e vice direttore di Saturno Web Tv. Ideatore e regista di numerosi programmi televisivi, dove da il meglio di se dietro la telecamera. Inchieste e cronaca i campi di particolare competenza professionale. Ricopre anche il ruolo di addetto stampa per alcune associazioni e Enti.
Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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