Opinionisti Il Direttore Davide Gambacci

La Valtiberina, un tesoro ancora poco valorizzato

Un turismo molto spesso penalizzato dall'assenza di infrastrutture

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C’era una volta la Valtiberina, poi allargata a l’Alta Valle del Tevere che ben presto si trasformò in una candidatura per diventare “Capitale Italiana della Cultura” per il 2026. Non parliamo di secoli, bensì di appena un anno fa. Un bel progetto di vallata nato come una sorta di provocazione, forse l’unico dell’ultimo ventennio che si è poi concretizzato. Ma tutto questo “c’era”. Già! È passato, ha avuto il suo apice in un periodo davvero risicato per poi scomparire come le onde del mare quando si infrangono nella battigia. Un peccato, oserei dire una sconfitta per l’Alta Valle del Tevere sia umbra che toscana: un confine regionale che spesso pesa come un macigno. Fallito l’obiettivo, l’unione di quei territori è subito saltata quando invece di temi comuni ce ne sarebbero stati davvero tanti su cui concentrarsi: oltre alla cultura mi vengono in mente le infrastrutture – su tutti la E45 oppure la ferrovia – ma soprattutto la sanità. Pensare che questa splendida valle, da una parte la verde Umbria e dall’altra la bella Toscana, che tanto avrebbe da offrire oltre ad essere attraversato dal Tevere, il fiume sacro a Roma e invece non riesce a decollare, mi fa veramente rabbia. Una vallata ricca di storia, arte e spiritualità che purtroppo non ha ancora trovato il posto che merita nei grandi circuiti turistici. Un territorio che custodisce un patrimonio culturale straordinario, legato a figure tra le più importanti della storia italiana. Quella passata e quella presente. A Sansepolcro nacque Piero della Francesca, dove ancora oggi si possono ammirare alcune delle sue opere più celebri tra cui la Resurrezione custodita al Museo Civico, oppure la Madonna del Parto nei vicini Musei Civici di Monterchi. Un genio del Rinascimento che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte mondiale. La valle fu anche terra di passaggio per San Francesco d'Assisi, che la attraversava per raggiungere il suggestivo Santuario della Verna. Un luogo di silenzio e spiritualità, incastonato tra boschi e montagne, meta ancora oggi di pellegrini da tutto il mondo. A pochi chilometri di distanza si trova Caprese Michelangelo, borgo che diede i natali a Michelangelo Buonarroti. Un nome che da solo basterebbe a richiamare visitatori internazionali. Eppure, nonostante tali eccellenze, la Valtiberina, in particolare la parte toscana, resta ai margini dei grandi flussi turistici. Quali possono essere le ragioni? Probabilmente sono molteplici, ma non sempre analizzate con le giuste maniere e strumenti. La vicinanza con mete più celebri spesso la penalizza, così come i collegamenti non sempre agevolano un turismo importante: da una parte abbiamo la E45 con tutte le sue criticità e i continui cantieri, non ci sono collegamenti ferroviari e l’Autostrada è troppo lontana. Non da meno è la promozione del territorio che appare frammentata e poco coordinata, anche se nel 2026 sono previste novità sulla gestione dell’attuale ufficio turistico comprensoriale, situato nella Città di Piero. Quello che più rammarica di questa situazione è sicuramente il fatto che le potenzialità ci sono. Ho citato solamente alcuni dei nomi più prestigiosi che fanno di questo territorio una “Valle della Cultura”: posso aggiungere Luca Pacioli nato a Sansepolcro e riconosciuto come il fondatore della geometria, Anghiari è legato in qualche modo al nome di Leonardo da Vinci con il mistero della celebre Battaglia raffigurata ma mai ritrovata all’interno del Salone dei Cinquecento a Firenze, mentre tornando a Sansepolcro c’è Raffaellino del Colle oppure passando a Città di Castello è doveroso ricordare la figura del grande Alberto Burri e a San Giustino lo splendido Castello Bufalini. A tutto ciò si aggiungono borghi autentici, paesaggi incontaminati e tradizioni ancora vive che rappresentano un valore aggiunto. Turismo che potrebbe svilupparsi in modo sostenibile e oltretutto di vario tipo: da quello cosiddetto lento che oggi va tanto di moda, per arrivare a quello culturale e consapevole capace di unire arte, natura ed enogastronomia; altro fiore all’occhiello. Investire nella Valtiberina significherebbe valorizzare un patrimonio unico, mentre oggi è come avere una Ferrari e utilizzare solamente la prima marcia. La nuova sfida è quella di trasformare la ricchezza storica in motore di sviluppo, senza però cedere alla logica del turismo mordi e fuggi come negli ultimi anni. La Valtiberina può dire la sua, il suo vero valore merita di essere scoperto.

Davide Gambacci
© Riproduzione riservata
02/04/2026 23:31:16

Il Direttore Davide Gambacci

Si avvicina al giornalismo giovanissimo e ne rimane affascinato. Dal 2009 è iscritto all’ordine dei giornalisti della Toscana dopo aver fatto esperienza in alcune testate locali. Nel 2010 diventa direttore del quotidiano online Saturno Notizie e inviato fisso del quotidiano Corriere di Arezzo. Nel 2011 é stato nominato anche direttore responsabile del periodico l’Eco del Tevere e vice direttore di Saturno Web Tv. Ideatore e regista di numerosi programmi televisivi, dove da il meglio di se dietro la telecamera. Inchieste e cronaca i campi di particolare competenza professionale. Ricopre anche il ruolo di addetto stampa per alcune associazioni e Enti.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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