Opinionisti Paolo Tagliaferri

L'Australia inquietante nel romanzo thriller di Chris Hammer

Poco conta dove vivi, la disperazione e lo sconforto può raggiungerti e sopraffarti ovunque

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“Scrublands Noir" è il romanzo di esordio dello scrittore australiano Chris Hammer, pubblicato nel 2018, ora tradotto in Italia e dallo scorso 25 febbraio nelle librerie (Neri Pozza editore). Un thriller incalzante, che pagina dopo pagina accompagna il lettore in una Australia insolita e sconosciuta. Chris Hammer è abile a costruire, con un linguaggio chiaro e scorrevole, una rete di intrighi e di colpi di scena ben distribuiti nelle oltre 400 pagine che compongono il libro. Probabilmente la sua trentennale esperienza di giornalista gli fornisce una certa confidenza nel raccontare, con il giusto equilibrio, anche storie torbide e di cronaca nera.

Una piccola comunità viene sconvolta da una strage inspiegabile. La cittadina immaginaria di Riversend, poche case disperse nel nulla delle immense distese dell'outback australiano, diventa il teatro di eventi atroci. Un tempo fiorente, è ormai ridotta ad una città fantasma, cotta dal sole rovente dell'estate australiana che la rende come un enorme forno a cielo aperto. Un destino segnato, dove gli incendi rischiano puntualmente di distruggere tutto e dove regna una perenne siccità. Le poche persone rimaste tentano di sopravvivere a fatica con quello che resta del loro onore e della loro dignità. I pochi negozi che non hanno chiuso ormai aprono solo pochi giorni alla settimana, il martedì e il giovedì. Restano un motel scadente, un distributore di benzina, la libreria della bellissima Mandy e poco altro. Il giovane sacerdote Brian Swift, prima della funzione della domenica mattina, esce dalla chiesa abbracciando un fucile e colpisce a morte, uno dopo l'altro e con precisione millimetrica, cinque parrocchiani prima di essere a sua volta ucciso da un agente di polizia con due colpi di pistola al petto. Ad un anno esatto da questi tragici eventi che la comunità non è riuscita minimamente a superare, giunge in paese il giornalista Martin Scarsden inviato dal proprio caporedattore per fare un reportage sullo stato d’animo della cittadinanza. Ma si trova ben presto ad andare ben oltre all’incarico che gli è stato assegnato, iniziando ad indagare con insistenza sul passato del sacerdote cercando conferme o nuove scabrose rivelazioni. Incontra e parla con i sopravvissuti, le vedove, gli orfani e gli agenti di polizia che hanno assistito o indagato sui fatti. Tutti sembrano riluttanti a parlare con un giornalista ficcanaso ma allo stesso tempo hanno il desiderio interiore di confessare finalmente tutta la verità, sbarazzandosi di quell’enorme fardello con cui sono costretti a convivere da molti mesi. Un romanzo popolato da personaggi a volta agghiaccianti, fuori dal comune, ambigui e per lo più rassegnati o che nascondono un passato tragico e tormentato, ben delineato nella scrittura dell’autore. Lo stesso giornalista non si è ancora del tutto ripreso da quello che è gli è accaduto in occasione del suo ultimo reportage nella striscia di Gaza, ricordi claustrofobici che continuano ad affiorare senza sosta nei suoi incubi notturni. Ma in fondo, come ammette lui stesso, nulla di paragonabile all’orrore che si è abbattuto sulla gente di Riversend. Ben presto scoprirà che il sacerdote non è l’unico omicida presente in città. Ogni evento, ogni istante e ogni azione del giornalista, trova come comune denominare una condizione climatica estrema, con temperature spesso oltre i 40°C e che rendono la vita in città al limite del sopportabile. Siamo nelle immense distese dell’outback australiano, per millenni praticamente disabitate e che solo con la colonizzazione britannica videro nascere cittadine improbabili, collegate con strade infinite e piene di insidie. Terre aride, praticamente incoltivabili così come del resto circa il 90% delle terre australiane.

Giunti a metà del romanzo gli eventi e i colpi di scena sono ormai così innumerevoli che ti domandi come potrà l’autore proseguire per le successive 200 pagine senza rischiare ripetizioni inutili, forzature nella trama o eventi improbabili ed artificiosi, alterando una storia che fino al quel momento si è mantenuta vivace e dal ritmo incalzante. Ma il lettore non resta deluso e si gode fino all’ultima pagina questo romanzo avvincente e per alcuni aspetti insolito ma che ha in comune, con migliaia di altri romanzi, la fragilità di uomini e donne e la loro lotta per la sopravvivenza in un modo ostile e spietato.

In fondo poco conta che tu viva nel desertico entroterra australiano o nella metropoli più affollata della terra; il senso di solitudine, la disperazione e lo sconforto può raggiungerti e sopraffarti ovunque e può talvolta non darti scampo. Non sempre sono i luoghi che determinano gli eventi; la loro influenza sul nostro stato d'animo e sulle nostre emozioni è probabilmente molto inferiore di quanto siamo abituati a credere.

Davvero simpatico il commento di un lettore sul profilo Facebook dell'editore Neri Pozza sul post dedicato al libro: “Se continuate a pubblicare libri così interessanti fra un po’ ne avrò abbastanza per ottenere anche quote societarie della casa editrice!”.

Paolo Tagliaferri
© Riproduzione riservata
04/03/2021 09:17:18

Paolo Tagliaferri

Libero professionista – già dipendente del Centro ricerca e sviluppo della Pirelli Spa con esperienza presso il complesso metallurgico BMZ nella ex Unione Sovietica, da oltre venticinque anni consulente direzionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro, normativa ambientale e antincendio. Docente formatore in corsi professionali. Auditor di sistemi di gestione della sicurezza sul lavoro per l’ente internazionale DNV. Scrittore autodidatta e per diletto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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