Opinionisti Giacomo Moretti

Di Regeni l’Italia se n’è “Fregata”

Un ragazzo, sequestrato, detenuto, torturato, ucciso senza una motivazione

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Sembra oramai sparita del tutto dal panorama delle notizie meritevoli di attenzione la vicenda che riguarda la verità su quanto accaduto al giovane Giulio Regeni. Una vicenda che nasce nelle prime settimane del 2016, quando il giovane Giulio viene rapito, torturato e ucciso nelle segrete di qualche sede dei servizi segreti egiziani. Un ragazzo italiano, sequestrato, detenuto, torturato, ucciso senza una motivazione, ammesso poi che simili atrocità possano avere mai una giustificazione. A seguito di questo indicibile episodio, le sedi di varie istituzioni italiane si riempiono di striscioni gialli con la scritta: “Verità su Giulio Regeni”. Mozioni, ordini del giorno vengono approvati in molti comuni ed enti italiani. Addirittura partiti, alcuni attualmente al Governo, invitano (se non obbligano) i propri iscritti che ricoprono cariche istituzionali ad esporre fuori dalle proprie sedi tali striscioni. Vengono aperte inchieste, tra cui quelle “tarocche” made in Egitto. Ad inchieste si risponde con i soliti insabbiamenti, talvolta anche del tutto grossolani. Ma resta un punto: un cittadino italiano viene massacrato dai servizi segreti di un paese considerato alleato nel Mediterraneo. E mentre si cerca di scavare per trovare la verità, quel paese nasconde, insabbia, nega. Intanto continuano le manifestazioni. Il Presidente egiziano non è stato un esempio di virtuosa trasparenza in tutto questo, al contrario. A tal proposito è bene ricordare che con una cerimonia segreta la Francia ha conferito la più alta onorificenza francese proprio a quel reticente Presidente egiziano che, per norme del proprio ordinamento interno, è a capo proprio dei servizi segreti del suo paese. Ho apprezzato quanto fatto in tal senso da Corrado Augias che si è recato presso l’ambasciata di Francia a Roma restituendo la Legion d’Onore asserendo di non poter avere in casa lo stesso alto riconoscimento conferito a chi si è reso complice di tale crimine. Lo stesso Augias nel riconsegnare nelle mani dell’ambasciatore francese il prestigioso riconoscimento ha affermato che trattasi di «un gesto simbolico e amaro». Anche se simbolico resta un gesto potente. Come potente è l’amarezza di prendere atto che un paese che ha fondato una parte consistente del proprio benessere sul turismo italiano abbia potuto permettere e coprire una nefandezza del genere. Qui ci sarebbe da dire molto sull’attuale debolezza dell’Italia in merito alla politica internazionale. Un cittadino italiano massacrato in Egitto senza che accada nulla significa che tutti i cittadini italiani sono in pericolo qualora si ritrovino all’estero. Ma non credo che la mancanza di verità sul caso Regeni derivi da debolezza politica. Al contrario, penso che l’Italia si sia accontentata di qualche striscione in nome del più semplice e cinico motto «gli affari sono affari». E così, mentre si facevano approvare ordini del giorno e mozioni, mentre si dispiegavano striscioni, mentre si faceva e si incentivava qualche fiaccolata, in qualche stanza, sopra qualche bel tavolo si firmavano contratti. Sì, contratti per forniture belliche all’Egitto. Sempre e solo soldi. Loro ci hanno massacrato un cittadino, noi gli vendiamo armi. Non armi qualunque. Non qualche “baionetta” ma pare ben due Fregate classe FREMM. Una delle quali si stava già apprestando ad entrare in servizio per la nostra Marina Militare con il nome di “Spartaco Schergat” (palombaro italiano), alla  quale è bastata una mano di vernice sulla fiancata ed ecco pronta la “Al Galala”. A tale consegna ne seguirà una seconda e poi in successione aerei da guerra e altre motovedette da altura. Tutto tace. Tacciono coloro che affiggevano i manifesti, tacciono quelli del “prima gli italiani”, tacciono tutti. La classe FREMM sviluppa la più alta tecnologia italiana e noi la vendiamo ai nostri “amici” egiziani. Ovviamente il tutto nel silenzio imbarazzato di tutti, perché si sa gli affari sono affari. Almeno però da ora in avanti risparmieremo l’ipocrisia degli striscioni e delle fiaccolate utili solo per qualche lacrimuccia di circostanza. La verità è che l’Italia di Regeni se n’è “Fregata”.

Mi sono chiesto se Regeni fosse stato un cittadino statunitense o francese. Forse anche gli americani avrebbero inviato in Egitto le loro migliori navi da guerra, forse non per venderle agli egiziani ma per fare un bel parcheggio intorno al Nilo.

Giacomo Moretti
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06/01/2021 11:27:40

Giacomo Moretti

Nato ad Arezzo – Dopo aver assolto agli obblighi di leva comincia subito a lavorare, dalla raccolta stagionale del tabacco passa ad esperienze lavorative alla Buitoni e all’UnoaErre. Si iscrive “tardivamente” all’età di 21 anni alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino dove conseguirà la laurea in corso. Successivamente conseguirà il Diploma presso la Scuola di Specializzazione per le professioni legali. Assolta la pratica forense, nel 2012 si abilita all’esercizio della professione forense superando l’esame di stato presso la Corte d’Appello di Firenze. Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Arezzo esercita la professione forense fino al dicembre 2016. Attualmente si è sospeso volontariamente dall’esercizio della professione di avvocato per accettazione di incarico presso un ente pubblico a seguito della vincita di un concorso. Molto legato al proprio territorio, Consigliere comunale ad Anghiari per due consiliature consecutive. Pur di non lasciare la “sua” Anghiari vive attualmente da pendolare. Attento alla politica ed all’attualità locale e non solo, con il difetto di “dire”, scrivere, sempre quello che pensa. Nel tempo libero, poco, ama camminare e passeggiare per la Valtiberina e fotografarne i paesaggi unici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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