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La valle dimenticata, che poco fa per farsi ricordare e per battere i pugni

Il peso politico della Valtiberina é sempre più scarso

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Siamo arrivati alla fine del 2020 e con il numero di dicembre si conclude la mia avventura in questo anno particolare, segnato fortemente dalla vicenda del Covid-19. Sinceramente, quando ho iniziato la rubrica dell’opinionista è stato più per gioco che per altro, ma con il tempo debbo dire che mi ha sempre più appassionato, forse anche per il consenso riscosso fra i lettori del nostro periodico. D’altronde, quando si vanno a toccare problematiche o settori particolari di un territorio, si vanno inevitabilmente a pestare i nervi scoperti di alcuni personaggi ed è normale farsi anche diversi nemici, ma ciò non è niente di fronte a tante persone che riconoscono invece di aver riscoperto una voce fuori dal coro, nel senso che non si vergogna nel dire le cose come stanno. Del resto, io oramai sono fatto “grande” e quindi alla mia età posso dire con tutta tranquillità ciò che penso, in particolare per la mia città, Sansepolcro e per la Valtiberina, un territorio al quale sono molto affezionato e che a sua volta mi ha dato tanto. In questo numero di fine anno, vorrei ancora una volta sottolineare lo scarso peso politico di questo territorio, cioè della Valtiberina Toscana e di una cosa sono profondamente convinto: a Firenze, sede dell’amministrazione regionale, in molti non sanno né chi siamo, né dove ci troviamo. E sempre riportando qualche passo del precedente numero, abbiamo la struttura ospedaliera più debole della provincia di Arezzo, per i motivi già ricordati: l’assenza di una rianimazione, che limita l’attività chirurgica e poi una carenza nella dotazione tecnologica che finisce poi per incidere anche nella professionalità degli operatori. Se dal punto di vista logistico possiamo contare su reparti riammodernati, da quello qualitativo la situazione rimane invariata. E meno male che siamo riusciti a scongiurare la soppressione della guardia medica dalla mezzanotte alle 8 di mattina, sempre perché chi prende certe decisioni ragiona più con la logica della grande città, inapplicabile sul conto di un territorio abbastanza vasto, seppure poco popolato e con un versante montano che non può essere snobbato. Se poi da quello della sanità ci spostiamo all’ambito delle infrastrutture, la carenza diventa forte, al punto tale da rasentare una situazione da terzo mondo: strade provinciali in condizioni allucinanti, nelle quali invece di provvedere alla messa in sicurezza si appongono cartelli ridicoli (vedi un limite massimo di 5 chilometri orari a Pieve Santo Stefano); una E78 “Due mari” eterna incompiuta (il tratto Molin Nuovo-Le Ville è stato inaugurato nel luglio del 1998, quello di aggancio fra Palazzo del Pero e Le Ville nel dicembre del 2007) e della quale negli ultimi 13 anni non siamo stati capaci di trovare soluzioni per il congiungimento con il traforo della Guinza, realizzata per ciò che riguarda una sola canna. C’è poi la E45, che non sarà una eterna incompiuta perché nel luglio del 1996 il tratto Terni-Ravenna è stato definitivamente completato (ricordiamo che per E45 deve intendersi l’itinerario europeo che va dalla Sicilia alla Danimarca), ma che lo diventa nel merito se soltanto andiamo a vedere cosa sia stato realmente fatto per la messa in sicurezza dell’arteria, come nel caso dei viadotti Tevere IV e Puleto. La Tiberina 3 Bis ancora chiusa e non sappiamo quando inizieranno i cantieri. In ultimo, la ex Ferrovia Centrale Umbra nel tratto Sansepolcro-Città di Castello, nei confronti della quale occorre stendere un velo pietoso se soltanto si pensa ai tanti soldi spesi in passato per una rielettrificazione della linea mai riadottata (al momento della chiusura, nel settembre del 2017, i convogli erano ancora alimentati a diesel) e per i quattro elettrotreni “Minuetto” – con firma del noto designer Giorgetto Giugiaro – che la Regione dell’Umbria ha pagato qualcosa come 16 milioni di euro e che dal 2008 stanno fermi alla stazione di Umbertide. Vedere poi i binari sempre più sommersi fra la vegetazione che cresce (chiaro segnale dell’abbandono e del degrado) è un autentico pugno al cuore per chi vive e risiede in questo territorio. Una efficiente rete infrastrutturale (basterebbero una E45 in condizioni normali e una E78 completata) costituirebbe un buon motivo per invogliare qualche imprenditore a investire in zona, perché è capitato spesso che anche gruppi imprenditoriali di una certa importanza abbiano preferito cambiare comprensorio proprio a causa dell’isolamento nel quale la Valtiberina si trova. Mettiamoci poi altri servizi quali i trasporti, ma anche acqua e rifiuti: tutto questo per dire come le situazioni delle aree marginali, già svantaggiate anche in condizioni normali, subiscano a maggior ragione la penalizzazione quando subentrano le difficoltà generate da una crisi economica o anche da una pandemia. La perdita della sezione distaccata del tribunale, che a Sansepolcro ha interrotto una tradizione millenaria, è la dimostrazione di come – in casi del genere – i servizi essenziali vengano tolti e si prediliga la logica di un accentramento, il cui unico sostanziale scopo sia quello di “affamare” le periferie. Non sarà il caso soltanto della Valtiberina, ma è chiaro che questo va ad acuire un quadro già non solido. Ho portato esempi conosciuti a tutti, ma che specie a livello di infrastrutture dimostrano come - a parte le belle parole e la presenza massiccia che si riscontrano in campagna elettorale – di questo territorio poco o nulla importa ai vertici regionali e dico questo per un semplice motivo: sappiamo bene, infatti, che i finanziamenti per queste opere passano tutti per le amministrazioni regionali. Poi vi sono anche le pecche dei politici e degli amministratori locali, perché se da una parte è vero che i palazzi fiorentini ci snobbano, quasi come se stessimo in “c… al mondo”, dall’altra è altrettanto vero che siamo anche noi a non adoperarci per fare in modo di venire tenuti in considerazione. Proprio sul versante della “Due mari”, ricordo che anni addietro qualcuno ebbe a far notare come i Comuni del Grossetano si facessero sentire più spesso in Regione e verso l’Anas (una volta ogni due giorni, in media), mentre dalla Valtiberina non era mai arrivata alcuna telefonata. Come dire, in altre parole: se vi interessa fatelo presente, alzate la voce se necessario e siate pressanti. Mi viene allora da ridere (per non dire da incazzarmi) se penso che fra pochi mesi – dal momento che Sansepolcro e Anghiari torneranno alle urne – si assisterà di nuovo alla solita processione di politici con incarichi a livello provinciale e regionale che vengono qui da noi con le loro valigie piene di promesse. Spero che la gente capisca perfettamente che a certi individui, a prescindere dalla colorazione politica che li caratterizza, poco interessa del nostro territorio, ma non sono soltanto io a sostenere questa tesi. Sono i fatti che lo certificano nel corso degli anni. Tutte le problematiche elencate (che sono soltanto una piccola parte) hanno ovviamente ricadute negative anche nel nostro tessuto economico, dove i trasporti rivestono un ruolo fondamentale per un’azienda di produzione. Sinceramente, sono anche amareggiato dal fatto che anche tanti amministratori locali si erano sbilanciati in campagna elettorale con tante promesse e con l’impegno di farsi sentire nelle stanze dei bottoni, ma una volta presa la poltrona si sono ben guardati dall’andare a litigare con certe persone, magari per far capire loro quali sono i tanti problemi di cui soffre il territorio. Molto meglio per loro andare a cena e fare quattro risate, perché tanto la gente è oramai rassegnata. Mi piacerebbe rivedere a Sansepolcro e in tutta la Valtiberina quella politica vera e sanguigna che abbiamo vissuto fino a una ventina di anni fa, con personaggi che non avranno avuto tanti titoli di studio fra le mani, ma che sicuramente erano più attaccati a questa terra. Il problema è che fare politica oggi significa per molti trovare la via migliore per una sistemazione sicura dal punto di vista personale: in nome di essa, l’obiettivo principale non è più l’attaccamento alla propria terra (o lo è solo in parte) e quando si entra in politica per il proprio interesse si finisce con il diventare facilmente ricattabili. A quel punto, fare il bene della collettività non diventa più possibile se sei messo davanti al classico bivio: “O fai così, oppure …”. Ecco perché sento la nostalgia di quei politici sfrontati che, non avendo interessi diversi da quello del proprio territorio, si confrontavano con i livelli superiori e contrattavano per portare a casa qualcosa. Se non ritroviamo questa categoria di persone, addio: otterremo poco o nulla per il nostro territorio e allo stesso tempo rischiamo di non avere validi rappresentanti zonali nei consessi che contano.

Colgo l’occasione per augurare un Buon 2021 a tutte quelle persone che mi seguono, augurando loro che il prossimo anno sia completamente diverso da questo 2020 contraddistinto da una pandemia, che non era assolutamente immaginabile.                   

Notizia tratta dal periodico l'Eco del Tevere
© Riproduzione riservata
27/12/2020 10:44:21

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Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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