Opinionisti Il Direttore Davide Gambacci

Non c’è più l’odore della domenica mattina

E' forse necessario ritrovare quei tempi giusti

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Ci sono cose che scompaiono senza che nessuno abbia deciso di eliminarle. Non fanno rumore, non vengono annunciate e non finiscono nei libri di storia. Semplicemente, un giorno, ci accorgiamo che non ci sono più. Come l’odore della domenica mattina. Non parlo di un profumo preciso. Non sarebbe facile spiegarlo. Era un insieme di caffè e ragù, di bucato appena steso, di pane, di finestre aperte e case ancora mezze addormentate. C’era forse anche l’odore della cera per i pavimenti, della legna nelle giornate fredde, dei cornetti caldi portati a casa dentro un sacchetto di carta. Ma soprattutto c’era qualcosa che non veniva da nessun ingrediente: il tempo. La domenica mattina aveva un odore tutto suo perché aveva anche un ritmo diverso. Era diversa dagli altri giorni. Il mondo sembrava andare più piano. Le strade erano quasi vuote, i negozi erano chiusi, i telefoni non suonavano continuamente. Nelle case si sentivano rumori che durante la settimana non si notavano: una radio accesa in cucina, i piatti, una porta che si apriva piano, qualcuno che tossiva nella stanza accanto. Il silenzio non era qualcosa da riempire. Era semplicemente lì. Oggi quel silenzio facciamo fatica perfino a riconoscerlo. La domenica è diventata un giorno come gli altri, forse a volte anche il più pieno. Si lavora, si fanno compere, si risponde ai messaggi, si fanno commissioni, si parte, si torna, si guarda il telefono. Abbiamo più libertà e più possibilità, ma abbiamo perso alcune differenze tra i giorni. Il lunedì assomiglia al sabato, il sabato alla domenica e la domenica, spesso, assomiglia a un lunedì con qualche ora di sonno in più. Nei weekend in generale si sentiva molto di più quel clima che anche Giacomo Leopardi racchiude nel suo Sabato del Villaggio. Non è per forza nostalgia, capiamoci bene. La nostalgia, quando guardiamo il passato, può farcelo sembrare migliore di quello che era davvero. Le domeniche di una volta non erano sempre felici. Le famiglie non erano tutte unite, le case non erano tutte piene di profumo di ragù e il tempo lento non era sempre una scelta. C'erano solitudine, problemi, sacrifici, obblighi e ingiustizie. Non dobbiamo pensare che il passato fosse perfetto per capire che qualcosa è cambiato. Quello che abbiamo perso, forse, è la capacità di distinguere. Distinguere un giorno dall’altro. Un’ora di lavoro da un’ora di riposo. Un incontro vero da una semplice connessione. Una festa da una pausa. Un momento importante da uno qualsiasi. Viviamo in un mondo dove tutto sembra continuare senza fermarsi mai. È come se fossimo dentro una giornata lunghissima che non finisce mai. Tutto è sempre disponibile e tutto può arrivare in qualsiasi momento. La doppia faccia del mercato online. Il supermercato aperto. La consegna a casa. La notifica. La mail. La partita. La serie tv. Il messaggio. La telefonata. E anche il lavoro che continua ad aspettare una risposta quando il lavoro dovrebbe essere già finito. Abbiamo costruito un mondo nel quale non siamo quasi più costretti ad aspettare. E forse proprio per questo abbiamo dimenticato quanto l’attesa rendesse belle alcune cose. La domenica mattina era anche questo: aspettare il pranzo perché non era solo un pasto. Era un momento della giornata che aveva bisogno di tempo. Il sugo doveva cuocere per ore. La tavola doveva essere preparata. Le persone dovevano arrivare. Il dolce arrivava dopo, quando nessuno aveva fretta di alzarsi. Spesso era già pomeriggio. E poi c’era il caffè, che sembrava chiudere un momento iniziato molto prima, magari quando qualcuno aveva messo una pentola sul fuoco. Oggi possiamo avere quasi tutto subito e spesso non apprezziamo neppure le cose. Ma quello che arriva subito, a volte, lascia meno traccia. Perché gli odori sono legati alla memoria più di quanto pensiamo. Un profumo può riportarci indietro con una forza che nessuna fotografia riesce ad avere. Basta passare davanti a un forno, sentire il caffè appena fatto o sentire l’odore del sugo sul pianerottolo e, all’improvviso, siamo da un’altra parte. Non ricordiamo solo una casa. Ricordiamo chi eravamo quando vivevamo dentro quella casa. Forse è per questo che ci sembra che non esista più l’odore della domenica mattina. Non perché siano spariti il caffè, il pane o il ragù. Ma perché è diventato più raro quel mondo in cui quegli odori appartenevano a tutti e avevano un significato comune. La domenica, una volta, era quasi una piccola regola della vita. Non c’era bisogno di spiegarla. Aveva le sue abitudini: ci si alzava più tardi, ci si vestiva bene, si telefonava ai parenti, si andava a pranzo insieme, si faceva una passeggiata, si leggeva il giornale, si guardava la partita. Perfino la noia aveva il suo spazio, mentre oggi ci mette quasi paura. Appena arriva, cerchiamo qualcosa per mandarla via. Un video, una notifica, una ricerca su internet, una conversazione spesso asettica. Qualsiasi cosa va bene, purché non restiamo per qualche minuto senza fare niente. Eppure forse abbiamo bisogno proprio di questo. Di un tempo che non serva a nulla. Un tempo che non serva a lavorare, a migliorare il curriculum, a comprare qualcosa, a fare fotografie, a pubblicare, a rispondere. Un tempo semplicemente vissuto. Non dobbiamo tornare indietro. Non dobbiamo chiudere i negozi, spegnere per sempre i telefoni o pensare che la società di una volta fosse migliore. Anche quella società aveva molti problemi e molte ingiustizie. Dobbiamo invece provare a recuperare la possibilità di fermarci. Di scegliere, almeno qualche volta, che una giornata sia diversa dalle altre. Forse l’odore della domenica mattina non è davvero scomparso, ma siamo semplicemente noi ad aver smesso di cercarlo. In una cucina con la finestra un po’ aperta. Nel caffè preparato senza fretta. In una tavola apparecchiata per più persone. In una passeggiata senza una meta precisa. In una radio lasciata accesa mentre qualcuno prepara il pranzo. Potrebbe essere lì, in quel momento tranquillo in cui non succede niente di speciale e, proprio per questo, succede qualcosa di importante. Sta di fatto che la domenica mattina non era soltanto un giorno della settimana, era qualcosa di più che adesso sta svanendo nel suo pieno significato. Possiamo voltare pagina?

Redazione
© Riproduzione riservata
22/10/2026 14:13:50

Il Direttore Davide Gambacci

Si avvicina al giornalismo giovanissimo e ne rimane affascinato. Dal 2009 è iscritto all’ordine dei giornalisti della Toscana dopo aver fatto esperienza in alcune testate locali. Nel 2010 diventa direttore del quotidiano online Saturno Notizie e inviato fisso del quotidiano Corriere di Arezzo. Nel 2011 é stato nominato anche direttore responsabile del periodico l’Eco del Tevere e vice direttore di Saturno Web Tv. Ideatore e regista di numerosi programmi televisivi, dove da il meglio di se dietro la telecamera. Inchieste e cronaca i campi di particolare competenza professionale. Ricopre anche il ruolo di addetto stampa per alcune associazioni e Enti.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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