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Sansepolcro: nel 2023 amministrazione comunale alla “prova del nove”

All’impostazione data nel 2022, debbono ora seguire i primi concreti risultati

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Su Sansepolcro, la mia amata città nella quale sono nato e vivo da sempre, è focalizzato il tema della prima puntata 2023 di questa rubrica, che curo oramai da diverso tempo sulle pagine del periodico. Perché ho deciso di fare questo? Perché credo che l’anno in corso sia quello della classica “prova del nove” per il Borgo; mi riferisco in particolare all’amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio Innocenti, che ha già terminato a questo punto la fase fisiologica del rodaggio. Lo stesso Innocenti era stato chiaro in una intervista a noi rilasciata qualche mese fa, allorquando aveva dichiarato che il 2022 sarebbe stato l’anno della “semina” e che il 2023 avrebbe dovuto essere quello dei primi “raccolti”, quindi dei primi concreti risultati, in linea con quelli che erano i programmi elettorali e i lavori cantierati nell’anno da poco concluso. Senza mancare di rispetto a nessuno, perché ogni incarico istituzionale ha pari dignità, è pur vero che – specie negli ultimi anni – sono divenuti in particolare due gli assessorati che conferiscono visibilità e credibilità in città: quello ai lavori pubblici e urbanistica e quello a cultura e turismo, semplicemente perché gli altri, con le nuove leggi entrate in vigore negli ultimi anni, sono stati depotenziati (vedi scuola, sanità e sociale in particolare) e quindi le decisioni vengono prese a livello regionale. Capitolo lavori pubblici: diverse le cose da ultimare e realizzare. Una su tutte: il secondo ponte sul Tevere, una storia che va avanti da una decina di anni e che, in tutta sincerità – avendolo visionato solo pochi giorni fa – ha finito con l’avallare una mia vecchia convinzione, secondo la quale la migliore “location” sarebbe stata quella che dal vecchio ponte conduceva allo svincolo nord della città sulla E45. Su questa opera una domanda mi sorge spontanea: ma è poi vero che un ponte nuovo, costato alla resa dei conti oltre cinque milioni di euro, sarà inibito al passaggio dei veicoli con portata massima superiore ai 35 quintali? Se fosse vero, sarebbe una enorme “cazzata”. Di conseguenza, l’infrastruttura sarebbe adatta solo al traffico leggero. In ogni caso, anche senza vincoli di… peso, vi sarebbe comunque da completare l’aggancio della circonvallazione di via Bartolomeo della Gatta con l’ideale prosecuzione della strada in direzione San Giustino, dove mi risulta che i nostri “vicini” stiano già lavorando per il tratto di sua competenza; spero quindi che anche gli uffici preposti di Sansepolcro facciano altrettanto. Non avrebbe senso un’operazione del genere se non vi fossero sbocchi di una certa rilevanza. Ho volutamente parlato del secondo ponte per non entrare nei meandri di un “ginepraio” dei lavori pubblici di cui la città ha senza dubbio bisogno. Per quello che riguarda cultura e turismo, nel primo anno di mandato dell’assessore Francesca Mercati vi sono state diverse incertezze e qualche passo falso ma anche da rilevare due ottime cose: la nomina della dottoressa Francesca Chieli alla presidenza della Fondazione Piero della Francesca; come dire, la classica persona giusta nel posto giusto e nel momento giusto per il futuro stesso di una realtà che deve acquisire il necessario peso nella valorizzazione dell’opera e della figura del nostro grande artista rinascimentale. Inutile stare a rifare la cronistoria delle vicende legate alla Fondazione: ha senso che continui a esistere solo se acquisisce un ruolo e una propria identità. Lo abbiamo visto con la riapertura della Casa di Piero, che finalmente è diventata luogo di visita per turisti e studiosi. La seconda mossa azzeccata è stata quella delle iniziative natalizie: anche su di esse si può dire “finalmente”, dopo i tanti fiumi di soldi spesi inutilmente in passato. Il programma del Natale 2022 è stato frutto di un progetto di qualità che, a questo punto, ha soltanto bisogno di mettere un po’ di benzina di volta in volta per farlo crescere e farlo diventare punto di riferimento del territorio per ciò che riguarda il periodo delle festività, sempre nella speranza che non si inizia a litigare e si chiuda “baracca e burattini”. Una illuminazione adeguata, il bel colpo d’occhio delle casine in piazza Torre di Berta e il progetto “Sansepolcro, città dei presepi”, che comprende la Mostra di Arte Presepiale nella chiesa dei Servi di Maria (con assieme le collaterali), il grande presepio della rionale di Porta Romana a Santa Marta, quello della Pro Loco di Gricignano e anche quello del Melello, realizzato da Roberto Biagioli. Di certo, vi sono aspetti da migliorare, ma di questo ho già parlato nelle sedi opportune; voglio semmai segnalare le due criticità più evidenti, ossia la mancanza sia di una regia che in questo grande progetto possa far dialogare tutte le associazioni che intendono realizzare eventi o iniziative nel periodo, sia di una persona nelle fasi di montaggio e smontaggio, che funga da figura di riferimento per tutte le problematiche che si verificano in questa fase. Buono in questo inizio di anno anche aver raggiunto un accordo con il comune di Anghiari per evitare sovrapposizioni con il Carnevale e aver stipulato un patto di collaborazione per far crescere entrambe le manifestazioni. A ogni modo, quando si parla di cultura e di turismo, il lavoro che abbiamo davanti è ancora consistente. È oltremodo importante l’organizzazione di eventi di qualità e di valenza interregionale che possano attrarre gente da fuori, quella che costituirebbe il vero ossigeno per le attività commerciali di un centro storico che tanto sta soffrendo negli ultimi anni, escluse ristorazione e accoglienza, che invece stanno reggendo bene alla crisi. Sansepolcro – lo abbiamo già sostenuto a più riprese – non può vivere soltanto di Piero della Francesca e di museo civico, che pure è la dimora della Resurrezione, uno fra i dipinti più conosciuti e apprezzati al mondo; è troppo poco, però, per far sì che la gente di fuori si possa fermare qui per almeno un paio di giorni. È allora opportuno creare una rete museale vera e non tale sulla carta e basta, al fine di invogliare e incuriosire i turisti che vengono in città, ma che si fermano spesso solo per due-tre ore, portando come valore aggiunto qualche caffè consumato al bar in fretta e furia, perché magari il pullman deve subito ripartire e la guida li sollecita con il dito puntato sull’orologio. Oltre al Natale, il periodo più vivace per il turismo a Sansepolcro è quello di fine agosto-inizio settembre, con la parentesi delle Feste del Palio della Balestra, un momento magico perché siamo davanti alla storia della città, ma dove andrebbero costruiti anche altri appuntamenti. Il resto dell’anno gli eventi realizzati saranno pure numerosi, (e qualcuno anche molto oneroso per le casse comunali) ma sono tutti di richiamo prettamente locale, per cui fanno girare solo gente del posto o quasi, il che può andare bene se serve per animare e dare vita a una città spesso vuota, ma con queste manifestazioni l’unica economia alimentata é quella di bar e ristoranti. Certamente anche i negozi tradizionali in determinanti frangenti dovrebbero essere aperti (vedi particolari festività, specie nei periodi atmosfericamente favorevoli dell’anno), se Sansepolcro ha in mente di diventare sul serio una città turistica deve cambiare mentalità. Per esempio, se il 1° gennaio – pur comprendendo la particolarità della giornata – i bar sono tutti chiusi o se durante il periodo centrale dell’estate molte strutture ricettive chiudono, è chiaro che poi si corre il rischio di non veder più tornare i turisti. La gente non vuol perdere la speranza che Sansepolcro torni a splendere come accadeva qualche ventennio fa, anche se era lo splendore di una città più industriale che turistica; una città nella quale tutti lavoravano e che con le sue tante attività garantiva “pane” e benessere a una vallata intera. Era un Borgo meno bello sul piano estetico, con i cavi elettrici trasversali, le insegne a bandiera e il caotico parcheggio rialzato in piazza Torre di Berta, ma un Borgo pieno di negozi l’uno accanto all’altro, che lavoravano tutti a pieno regime. Per questo motivo – e anche per la particolarità del corso – la città era invasa da tifernati e aretini, che la sceglievano come luogo per fare shopping o venire a divertirsi. Pensare di recuperare quei livelli e quei tempi è francamente quasi una chimera, però si può fare molto per rendere più attrattiva la città; in fondo, crediamo che il suo fascino sia rimasto intatto, per quanto a fare la differenza fosse il movimento dentro le mura e lungo un corso che chiunque invogliava a fare lo struscio. Non vi sarà infine una diretta correlazione fra quanto ho finora affermato e quanto voglio ora ricordarvi con i numeri: Sansepolcro continua il trend in discesa nel numero dei suoi abitanti; ne ha persi 1100 abbondanti negli ultimi undici anni e adesso rischia di scendere sotto lo storico totale di 15mila. Non è una tanto una questione di perdita del diritto al ballottaggio, quanto di declassamento del contesto cittadino, causato in primis dal forte sbilanciamento del saldo naturale, con le morti che sovrastano nettamente le nuove nascite e che il saldo migratorio continua ad attutirne l’impatto. Ma fino a quando sarà così? Se si nasce poco, se il contesto non offre opportunità e se i giovani decidono che per principio bisogna emigrare proprio per questo motivo, è chiaro che il rilancio della città sarà sempre più problematico. Cerchiamo allora di rendere più appetibile il nostro Borgo con una migliore organizzazione anche in chiave turistica, che possa quantomeno frenare l’esodo di chi vorrebbe rimanere nel suo luogo di origine, ma che spesso – anche con dispiacere – si vede costretto a traferirsi. La vitalità di ogni comunità è basilare per la sua sopravvivenza, ma se questa comunità ti offre poco o nulla, finisce con il diventare non più appetibile.  

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
20/02/2023 16:49:15

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Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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