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Mamma mia quanto é difficile “scendere da cavallo”

Per vedere qualcosa a Sansepolcro si deve aspettare cinque anni: ridicoli!

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La politica, come la società, negli ultimi anni è andata incontro a forti cambiamenti. La gente non si appassiona più a quello che dicono i partiti e i loro leader: sono finiti i tempi nei quali i cittadini si battevano con tutte le loro forze per convincere altre persone a seguirle nei loro ideali e progetti. Quando ero ancora ragazzino, ricordo i vecchi comizi nelle piazze, dove si radunavano tante persone per ascoltare gli interventi dei vari esponenti politici in prossimità delle elezioni. Per carità, qualcuno li avrà seguiti anche per preciso ordine di scuderia, applaudendo o acclamando anche se magari non condivideva alcune opinioni (ma il partito aveva detto che così bisognava fare), però la stragrande maggioranza era interessata e attenta nel seguire i discorsi della persona che occupava il piccolo palco con il microfono. Perché allora, comunque, c’erano i partiti e la politica vera. Oggi, invece, la fine dei partiti veri e la fine degli ideali ha portato la politica a toccare forse i suoi punti più bassi, con le conseguenze che tutti noi oggi tocchiamo con mano. Rivestire ruoli politici, in particolare per quelle persone che non avevano mai conosciuto la visibilità, il potere e il denaro, fa cambiare il modo di vedere le cose, diventando una vera “droga”. Per questo motivo, diventa molto difficile “scendere da cavallo” e tornare alla vita normale. La stessa cosa sta accadendo nella mia città, Sansepolcro, dove l’attuale sindaco Mauro Cornioli è stato scaricato dalle tre forze politiche che lo hanno sostenuto in questi cinque anni di governo. È successo fra dicembre e gennaio scorsi, quando i rappresentanti delle varie liste hanno dichiarato il progetto concluso e non assolutamente riproponibile. Sarà vero? Lo vedremo nelle prossime settimane, perché in politica tutto è possibile, ma anche qui si ripropone lo stesso problema: scendere da cavallo. Nessuno vuole parlare male dell’attuale amministrazione quando gli si chiede che tipo di esperienza sia stata, ma in privato dichiarano che è stata un’esperienza negativa. Domanda: se per un qualsiasi motivo il progetto Cornioli non ha funzionato – come hanno lasciato intendere molti degli attuali amministratori – perché aspettare gli ultimi mesi per dichiararsi? Probabilmente, fa piacere a tutti essere chiamati “signor assessore” oppure ”signor consigliere” e non mi sembra che quasi nessuno di coloro che siedono attualmente sugli scranni di Palazzo delle Laudi sia intenzionato a interrompere l’attività politica, ma cerca in tutti i modi collocazioni all’interno dei vari gruppi che si stanno formando in città. La politica è dura a cambiare; lo stiamo vedendo anche dal modo nel quale si comportano sia i partiti che i loro esponenti: alcuni di loro, dei quali si erano perse le tracce da mesi e da anni, iniziano a rifare comunicati stampa, a passeggiare lungo il corso per acquisire visibilità o a far vedere il loro grande “amore per il Borgo”; a questo voler apparire non vengono meno neanche coloro che rivestono ruoli più importanti a livello provinciale e regionale, che cominciano ad arrivare in processione, promettendo miracoli per il rilancio della città. Il problema è che questi miracoli li sentiamo annunciare da oltre vent’anni e che sono sempre gli stessi: completamento della E78 “Due mari”, sistemazione della E45, sfondamento della ferrovia verso Arezzo, potenziamento dell’ospedale di zona, investimenti per il rilancio economico e in ultimo anche la ristrutturazione dell’edificio sede dell’Ipsia (ex Margaritone), una vera vergogna con uno spreco di soldi pubblici importante e tante cose che la politica dovrebbe chiarire. Ci sarebbe “pane” per Striscia la Notizia: soldi a palate per il turismo e per il centro storico, la fortezza ecc., anche se pare che oramai non ci creda più nessuno. Tutti progetti di cui si parla da una ventina di anni, ma non ne abbiamo visto nemmeno uno realizzato, anche se prima o poi qualcuno di essi andrà in porto. Almeno, non ci togliete la speranza! Personalmente, mi interessa poco la colorazione politica delle persone che andranno a Palazzo delle Laudi, mentre starò molto attento che questa volta si riesca a individuare un gruppo di persone (guardare solo al candidato è completamente sbagliato, ci vuole una squadra di lavoro) che abbiano già dimostrato nella vita di che pasta sono fatti: lasciamo da parte odi e rancori personali, chiacchiere, promesse e falsità: negli ultimi anni ne abbiano sentite fin troppe. Non importa se non sono belli e simpatici (debbono essere capaci) e l’importante è che siano in grado di poter applicare i successi e una gestione della città anche a livello politico, per quanto non è detto che vi sia per forza una correlazione diretta fra le due cose: si può essere stati protagonisti di una brillante carriera professionale, ma poi non essere portati per quella politico-amministrativa, anche perchè spesso entrano in gioco compromessi o logiche particolari alle quali determinate persone, abituate a ragionare con la propria testa, non riescono a sottostare. Altra cosa importante: che nel sangue di questa gente scorra quello “vero” del Borgo, con un amore verso questa città che sinceramente ultimamente ho notato solo a parole. Non che questo amore non lo si provi, ma poi all’atto pratico si traduce in poco o nulla. Capisco benissimo che governare non sia facile e che criticare dall’esterno sia divenuto lo sport più diffuso, ma è anche vero che non si può - ogni volta che si entra dentro il “palazzo” – disconoscere promesse e progetti fatti in campagna elettorale. E sono stufo di sentir pronunciare il solito ritornello: “Io più di così non posso dare alla politica, perché ho da lavorare e poi ho famiglia”. Ma scusate: ve lo ha ordinato per caso il dottore? I prossimi cinque anni saranno importanti per Sansepolcro: stiamo uscendo da dodici e più mesi di pandemia, che oltre ad aver sconvolto la gente a livello sanitario ha cambiato le nostre abitudini e creato una profonda crisi economica e sociale. A mio parere, ci vorrà un paio di anni – semprechè il virus venga sconfitto – non per tornare alla situazione che vigeva prima del dilagare del Covid-19, ma per riportare quella normalità che ci possa permettere di tornare a vivere tranquilli. Che poi è la cosa che più di ogni altra sta a cuore alla gente. Resto curioso di leggere i soliti libretti dei sogni, ovvero gli opuscoli o i pieghevoli contenenti i vari programmi elettorali, che vengono distribuiti durante la campagna elettorale: praticamente similari per tutti gli schieramenti, perché alla fine tutti conosciamo i problemi della città; in ogni caso io li ho conservati tutti: quando sono di cattivo umore, li leggo e mi metto a ridere. In essi si promettono mari e monti, ma poi viene realizzato – sì e no – il 20% di quanto sbandierato, quando le cose vanno bene. Considero questi strumenti oramai obsoleti, un po' come la presenza esponenziale di alcuni politici sui social, nella speranza di fare “rumore” cercando visibilità… ma purtroppo con la politica virtuale i problemi non si risolvono: si butta solo fumo negli occhi dei cittadini. Il Borgo deve ripartire perché – come ripeto – i problemi di questa città li conosciamo tutti; l’unica differenziazione concerne il modo per risolverli e dove andare a intercettare il denaro, perché senza lilleri non si lallera. Né si può pensare a un aumento della pressione fiscale, perché a Sansepolcro è già ai massimi a livello provinciale e le entrate correnti servono a malapena per pagare i costi di gestione. Qui allora entra in gioco il bravo amministratore, che con una politica virtuosa e lungimirante riesce a realizzare opere e progetti indispensabili in un momento difficile come quello attuale.  Certamente, alcuni progetti importanti per la città richiedono tempi medio lunghi e allora a molti amministratori non interessano, come mi hanno dichiarato alcuni di loro: “Non sono mica matto a lavorare su progettualità a lunga scadenza. Chi mi dice che fra cinque anni io sia sempre qui? E io dovrei lavorare per chi viene dopo? Non sono mica matto”. Se questo significa voler bene alla città di Piero della Francesca, forse sono io che sono fuori dal mondo! E allora, non per sete di nostalgia, ma per pura correttezza di informazione, debbo evidenziare l’obiettività di Luigino Sarti quando disse che il merito della riuscita delle celebrazioni del 500enario della morte di Piero della Francesca a Sansepolcro era da attribuire in buona parte al lavoro chi lo aveva preceduto. “Fu più facile, perché avevo trovato il terreno già pronto”, disse candidamente. Al contrario, per le celebrazioni del millenario di fondazione di Sansepolcro – siamo saltati al 2012 – l’amministrazione uscita nel 2011 avrebbe potuto ragionare proprio con la logica del “potrei non esserci”, il che è stato avallato dai fatti. In ogni caso, il 500esimo di Piero era stato preparato, il millenario della città no. Se questo è amore per il Borgo…                       

Redazione
© Riproduzione riservata
09/06/2021 17:39:18

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Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


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