Opinionisti Matteo Canicchi

il Duomo di Sansepolcro

Una breve guida, dettagliata, alla scoperta della maggior chiesa di Sansepolcro

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L'attuale cattedrale di Sansepolcro, dedicata a San Giovanni Evangelista, dai più chiamata “Duomo”, fu riedificata in forme romanico-gotiche nel XIV secolo, sul precedente impianto abbaziale benedettino-camaldolese dei primi anni dell’XI secolo.

A questo periodo è da ascrivere anche la parte inferiore del campanile, rinnovato nei primi cinquant’anni del 1300 (dopo il crollo del 1352) e dal 1585 più volte trasformato. Nel 1520, con la creazione della Diocesi di Sansepolcro da parte di papa Leone X, l'abbazia divenne Cattedrale dedicata a San Giovanni Evangelista, patrono della città e da allora anche della Diocesi. Nei secoli XVI e XVII, la Cattedrale subì diverse modifiche, interne ed esterne, dovute all’influsso in Toscana dell’arte barocca. Tra 1934 e 1943, su iniziativa del vescovo mons. Pompeo Ghezzi, vengono promossi radicali lavori di restauro secondo la linea "purista" allora in voga. Anche se furono distrutti quasi tutti gli elementi barocchi e tutte le epigrafi, è pur vero che fu possibile recuperare l'originaria fisionomia architettonica romanico-gotica e alcuni affreschi di scuola riminese e di Bartolomeo della Gatta dei secoli XIV-XV, in precedenza ricoperti dalle sovrastrutture dei secoli XVII-XVIII. Venne inoltre realizzata la Cappella del SS. Sacramento, nella quale fu collocato il Volto Santo, in precedenza posto sull'altare maggiore. Il ripristino novecentesco alle vecchie forme romanico-gotiche, interessò soprattutto la facciata, che oggi si presenta a noi con i tre portali (da notare la strombatura di tipo lombardo di quello centrale) sormontati da monofore, i laterali, e da un grandioso rosone, quello centrale. Il portale centrale in legno di noce è opera di maestranze locali dei primi anni del XVI secolo. L’interno è ripartito da possenti colonne in tre navate: la navata centrale, più ampia, con soffitto a capriate lignee e le due minori laterali, voltate. Si tratta di una struttura romanica con forti influssi gotici (rintracciabili soprattutto nell’abside poligonale, non terminata).

Sono qua presenti una serie di splendide opere d’arte a partire dalla navata laterale destra a giro antiorario: l’affresco di scuola romagnola (entro una nicchia) raffigurante la Madonna con Bambino (1385); al primo altare, l’Incredulità di San Tommaso, del pittore manierista Santi di Tito (1536-1603); segue l’affresco della Crocefissione di Cristo, attribuito a Bartolomeo della Gatta (Pietro Dei, 1448-1502) e al secondo altare, l’Adorazione dei pastori di Durante Alberti (1536-1623).

Il ricco altare di fondo della navata destra risale alla fine del seicento (1682) ed è l'unica testimonianza rimasta di tipologie in stile barocco, scampato ai restauri degli anni trenta del secolo scorso. Esso si apre sulla parte superiore entro il campanile, dal quale prende luce mediante una piccola cupola decorata in stucco, con al centro la Gloria di Cristo ed ai lati, Maria e papa Leone Magno. Ancora, al centro dell’altare, è la Madonna della Misericordia, di Raffaello Scaminossi (1529 - ?). Nel presbiterio, dietro l’altare maggiore, è collocato, in un altro altare, il Polittico della Resurrezione, opera senese del 1348, realizzata da Niccolò di Segna. Da notare, nella tavola centrale, la rappresentazione del Cristo Risorto, vittorioso sulla morte, ed i soldati addormentati ai piedi del sarcofago scoperchiato: impostazione molto simile all’immagine affrescata, oltre cento anni più tardi, da Piero della Francesca nel salone del Palazzo dei Conservatori, oggi la sala principale del museo Civico.

Alla parete, sotto l’organo, vi è collocata la tavola che raffigura, su riquadri, i Misteri del Rosario, (XVI sec.).

Nella cappella sinistra del presbiterio siamo rapiti e dominati dal Volto Santo, ad oggi, uno dei crocifissi lignei dipinti più antichi. Opera di età carolingia (sec. IX), forse primo modello del noto Volto Santo del Duomo di Lucca. Proseguendo sulla navata laterale sinistra, vicino alla porta della sacrestia, è un tabernacolo da ricondurre alla bottega di Andrea Della Robbia, degli ultimi anni del

1400. Al secondo altare, l’Assunta di Jacopo Palma il Giovane (1544-1628), l’opera è firmata e datata 1602. Dopo pochi passi, abbiamo l’Ascensione di Cristo del Perugino (Pietro Vannucci, 1448 ca.-1523), eseguita, tra il 1505 ed il 1510, su commissione dell’abate Simone Graziani, di cui più avanti troviamo il monumento sepolcrale, di scuola fiorentina (primo ventennio del cinquecento).

Infine, la Resurrezione di Cristo, la prima opera conosciuta di Raffaellino del Colle, (1524).

Sulla controfacciata sono collocate due terrecotte di scuola Robbiana del XVI secolo: San Benedetto e San Romualdo, rispettivamente i fondatori dell’Ordine Benedettino e Camaldolese. Dalla porta laterale, che si apre a circa metà della navata destra, si accede al chiostro, dove, su di un susseguirsi di lunette, viene rappresentato un ciclo di affreschi sulla vita di San Benedetto: opera commissionata dall’abate Simone Graziani, reggente dal 1490 al 1509, ad un autore ancora ignoto, ma di probabile provenienza dalla bottega del Sodoma, (Giovanni Bazzi, 1477-1549).

Matteo Canicchi
© Riproduzione riservata
09/03/2021 09:14:06

Matteo Canicchi

Matteo Canicchi - Nato a Sansepolcro, laureato in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Siena in Storia della Toscana. Guida turistica abilitata per le province di Firenze ed Arezzo, ambasciatore della fondazione inglese Esharelife ed agente di commercio. Arte e turismo i campi di particolare interesse professionale.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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