Vasco delle carrozze

Quando arivava ‘n Comune faceva il deserto
La sua collezione di carrozze è unica al mondo, ma non interessa al Dringoli e gli tocca fare come al conte Ugolino.
Vasco delle carrozze
Quando arivava ‘n Comune faceva il deserto, come ‘na volta ‘l Fioroni in vetta a que’le scale del trecento e ‘l Dringoli si chiude a chiave nella torre campanaria a fare ‘l conte Ugolino. A palazzo Cavallo, oramai, lo temono come le racchette, quando giocava al tennis tra l’Orciolaia e il Circolo di San Clemente, ch’ogni match ne spaccava ‘na decina. Ha speso un capitale ‘n racchette, ch’a quei tempi eron di legno e costavano ‘nocchio della testa. Le palline mica le tirava? Le sparava dal su 1,90 come schioppettate. Col Vasco ‘l problema non era passare ‘l turno, che tanto finivon tutte du’metri da’ la linea di fondo e perdeva da se’. Era sopravvivere. Se una sola ti chiappava per sbaglio, come minimo finivi ricoverato al San Donato ‘n prognosi riservata. Non è uno di tocco, ne’ un tattico, ne ‘n tipo da smorzate e pallonetti. Il Vasco, anche nella vita, è ‘n generoso e non bada a spese. Se s’innamora d’una cosa, la fa fino ‘n fondo. Con lui non ci sono mezze misure. Presempio, quand’ha piantato la racchetta al chiodo, ha svoltato la su’ vita a 360 gradi. Prima era sempr’al Ct a far la guardia a porta San Clemente. Ciaveva messo anche ‘na garitta. Dopo è sparito di circolazione. Al Circolo non si trovava più neanche col binocolo. ‘Nd’era finito? Se capì quand’è artornato pieno de carrozze come n’ovo, che deve aver pagato più di tutte le racchette ch’ha spaccato. Praticamente cià speso tutto quel ch’aveva e ora fa ‘l chiù su’ l’albero a cantare, co’ le su’ carrozze d’epoca. È ‘na collezione veramente eccezionale, un museo ambulante d’inestimabile valore pe’ la storia che cià sotto le rote. Ma si sa come funzionano ‘ste cose a‘Rezzo, ‘n do’ ce se riempie la bocca di cultura, ma pu’ si viene da’ la coltura. Così, dopo l’evviva e le solite promesse, che tanto si fanno gratisse, il Vasco co’ la su’collezione l’hanno sfrattato anche dal capanno di via Romana e gli toccò campare sott’i ponti d’epoca l’ultimi anni. Per noi, vecchi compagni di tennis è un dolore e ‘n gran peccato avello visto ‘n mezzo a’la via, che anche l’amici d’un tempo lo scansaveno come la peste bubbonica. Io lo metterei col su’museo ne’la fortezza ristrutturata, ch’è l’ora di riaprilla a l’aretini e a’ turisti. Ecco ‘l Vasco co’ le su’ carrozze, è ‘n po’ come l’Italia nostra, ricca d’arte, di storia e di cultura, ch’ha sempre fatto la cicala a fare ‘l chiù tra i merli del Comune. Aveva finito anche le riserve de’ pazienza mess da parte pe’l’inverno e voleva chiudere a chiave ‘l Dringoli ne’la torre merlata del Comune e fare come l’arcivescovo Ranieri!

Giorgio Ciofini
Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.
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