Opinionisti Giorgio Ciofini

Il Piccoletti e Il Tanacca

L’unico sopravvissuto alla strage di San Polio

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Grazie a Enzo Piccoletti abbiamo scoperto Il Tanacca, l’unico sopravvissuto alla strage di San Polio, da cui è nato il verbo tanaccare ancora oggi d’uso in città.

Il Piccoletti e Il Tanacca

         L’ho scovato, il Tanacca, ‘n una edizione della Storia del Saracino d’Enzo Piccoletti, storico biciclettaio, animatore della Giostra e scrittore appassionato di cose aretine. Il su’negozio si trovava appena fori Porta Trento e Trieste, che poi è a du’passi da via Ippolita de l’Azzi, due luoghi ‘ntrisi d’amor patrio. Niente capita a caso nella vita. Se non volete chiamalla Provvidenza, chiamatelo destino. S’è scoperto da poco, che le patrie possono essere grandi quant’il mondo, o picine come quelle del Piccoletti, ch’aveva ‘na patria sola e è inutile dire quale. Va detto invece a scanso d’equivoci, ch’Enzo unn’aveva niente da spartire con quelli de’la Lega e la Poponi. Anche qui, de‘sti tempi c’è chi rivole ‘l Granduca, ma nessuno ha la minima ‘ntenzione di rifare il servo della gleba e neanche il mezzadro. Con l’antica saggezza ‘reditata da quelli che zappavano le terre di Leopoldo, aveva capito come vanno le cose nelle patrie del mondo, picine o grandi che siano. Perciò aveva fatto propria, la filosofia che l’aretini hanno sempr’avuto co’la politica, da quando rintoccava la campana del Comune e che se sintetizza ‘n una felice rima popolare: Guelfo non son/ ne ghibellin m’appello/ a chi mi dà da mangiar/ tengo per quello!  Fratello maggiore di Mario e di quel Lamberto, che ‘n coppia col Plinio Patrussi fu la trincea dell’Arezzo rinato dopo la guerra, Enzo era ‘n aretino di Sant’Andrea solo per ‘no scherzo del destino. Aveva lì ‘l cuore e il negozio ‘n terra bianco-verde, ma era uno di quelli che son fatti di co’ la pietra con cui i romani ciàn fatto le colonne di Porta Crucifera, che da secoli sono apoggiate alle mura cittadine nell’omonima piazza. Che poi sia scivolato lungo la discesa di via Fontanella di là da’la linea di confine, che divide i du’ quartieri del centro storico, è cosa che riguarda pochi metri di preziosissima terra aretina, ‘n do’ i centimetri valgono chilometri e si combatte, casa per casa, che par d’essere nella Striscia di Gaza. Così vanno le cose nella città del Saracino, ma che c’entra, direte anche ‘npo’ ncazzati, il Piccoletti col Tanacca? Intanto sono due aretini doc, fatti coi sassi di cui si diceva, a parte ‘l fatto ch’uno faceva il biciclettaio e quel’altro ‘l sarto, ma senza il Piccoletti, si sarebbe continuato a tanaccare, come quando da citti s’andava a rubare le ceregie a Maccagnolo e arivava ‘l contadino col fucile, senza sapere neanche perché. Se si sa perché se tanaccava a tutto spiano, è perché il Piccoletti ce l’ha spiegato nel su’libro e qui riportiamo il succo di quel che scrisse: ”Era sulla sessantina (ndr. il Tanacca) quando fu preso a San Polo dai tedeschi… riuscì, con una piroetta a saltare per i greppi e a scappare…rimanendo così l’unico superstite della rappresaglia”. Il Tanacca, a que’tempi, in città era ‘n sarto famoso quanto Litrico ne’l’anni sessanta. È famosa quella volta che prese le misure dalla finestra del su’ laboratorio sotto l’campanile della Pieve, a ‘ncliente che passeggiava per il Corso. L’episodio armase ne l’immaginario de l’aretini, che da lì in là venivano misurati dalla finestra dal Tanacca, che una notte rischiò grosso quasi quanto coi tedeschi: “Quando dal cielo piovevano bombe come fusse rena, durmiva dentro ‘n forno lungo il fiume, a Staggiano basso, dove Stacchio gestiva ‘na trattoria…. da sfollato e quelli di Colcitrone e Fontanella ciandavano a mangiare. Un giorno una sfollata, nova dell’ambiente, s’alzò co’ le galine e incominciò a mettere le fascine dentro ‘l forno. ‘Nsomma per un pelo non finì arosto, ma tanaccò un’altra volta.       

Giorgio Ciofini
© Riproduzione riservata
25/08/2022 15:23:04

Giorgio Ciofini

Giorgio Ciofini è un giornalista laureato in lettere e filosofia, ha collaborato con Teletruria, la Nazione e il Corriere di Arezzo, è stato direttore della Biblioteca e del Museo dell'Accademia Etrusca di Cortona e della Biblioteca Città di Arezzo. E' stato direttore responsabile di varie riviste con carattere culturale, politico e sportivo. Ha pubblicato il Can da l'Agli, il Can di Betto e il Can de’ Svizzeri, in collaborazione con Vittorio Beoni, la Nostra Giostra e il Palio dell'Assunto.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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