Opinionisti Punti di Vista

La ricerca di sani stili di vita

Il rimedio per una corsa contro il tempo codificata nelle logiche di oggi

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Sarà perché da oramai alcuni anni sono il presidente dell’Accademia Enogastronomica della Valtiberina, sarà perché ho scoperto i benefici del cosiddetto “camminare lento”, sarà perché con l’età sto cominciando anch’io a diventare “grande” (come si diceva un tempo ai bambini quando si parlava di un adulto) e quindi sono sempre più sensibile alle raccomandazioni dei tanti medici che in televisione “martellano” gli spettatori, insistendo sulla necessità di seguire corretti stili di vita. Che non significa soltanto seguire una sana alimentazione, ma stabilire anche un corretto rapporto fra questa e l’attività motoria. Un tempo, i nostri vecchi (forse perché loro hanno vissuto i duri periodi della guerra) tendevano a trasmettere un concetto che nella loro logica era un assioma perfetto: il termometro della salute era infatti dato dal quantitativo di cibo che si ingeriva. Quante volte, in passato, avrete sentito i nonni formulare la classica domanda sul conto di un individuo: come sta tizio? Ed ecco la risposta: “Bene, adesso mangia tanto”. Come se insomma vi fosse un rapporto direttamente proporzionale fra quantità di cibo e salute. Con il mito della carne che costituiva l’alimento per eccellenza. Oggi, invece, il parametro che conta è quello della qualità del cibo: non quanto mangi, ma cosa mangi. È una forma di prevenzione anche questa: passi per lo strappo alla regola una volta ogni tanto, ma nella normalità – e specie quando l’età non è più giovanissima – è bene seguire una linea di comportamento più regolare e regolata, anche se con l’età che avanza diventa sempre più difficile rinunciare a ciò che ci piace. L’importante è non esagerare nella ghiottoneria: ognuno sa benissimo quali sono gli alimenti più o meno a rischio nel farne un uso eccessivo e quali invece sono suggeriti dagli esperti, perché ne dovremmo consumare in quantità maggiore ai fini della nostra salute. Poi – per carità – la malattia può attaccare chiunque, persino il più attento, come può risparmiare anche il più disordinato. Certa è una cosa: la tendenza a stare a tavola e a seguire una corretta alimentazione è vittima – a proposito degli stili di vita – di un mondo che va sempre più di fretta, domandandosi se poi vale davvero la pena mettersi a correre. Ma nell’era di internet e della globalizzazione si corre non tanto per arrivare primi, quanto perché nella nostra testa c’è sempre il timore che qualcuno corra più forte di noi. E allora, pranzo in corsa, spesso con il panino sulla mano destra e la tastiera del computer azionata da quella sinistra. Il vero pasto diventa di conseguenza la cena, quando la corsa della giornata è finita e allora ci si concede di più alla gola e al… divano: altro errore. Ricordo il buon Ernesto Calindri in quello storico carosello che, seduto al tavolino in mezzo al traffico cittadino, consigliava un noto amaro al carciofo “contro il logorio della vita moderna”. E oggi, quale spot dovremmo studiare e quale amaro consigliare?

ATTENZIONE AI VELENI

Ma c’è un altro aspetto che incide in maniera indiretta sulla nostra salute: con l’alimentazione e con l’attività motoria, siamo noi stessi i diretti arbitri della situazione, mentre per ciò che riguarda la salubrità del nostro ambiente lo possiamo essere in maniera indiretta. Di conseguenza, mi domando: a cosa serve autodisciplinarsi da una parte se poi esco fuori e sono esposto ad altre insidie? Che conta fare jogging in aperta campagna (quanto di teoricamente più salubre) se poi il mio naso respira ossigeno misto a sostanze contenute su campi che mi circondano? Ciò che ho letto di recente non sembra benaugurante, tutt’altro. Quando trovo scritto che l’uomo non è solo circondato, ma riempito, di veleni è un’affermazione che mi fa molto riflettere. Peraltro, vivo in Toscana, dove la Regione ha consentito l’uso di 29 pesticidi, specie nelle zone dove vi sono le serre agricole; il tutto per fare in modo che zucchine, peperoni e fragole si trovino sui banchi del mercato anche fuori stagione, oppure per fare in modo che determinati prodotti maturino prima. Quale il risultato? Che per lo sfizio di mangiare un frutto o una verdura in un periodo non suo si paghi un prezzo salato in termini di fitofarmaci, che saranno pure legalizzati nel loro impiego – non discuto – ma che assunti tutti insieme possono persino avere un effetto cancerogeno. E allora, vale la pena tutto questo? Vale la pena spendere 10 centesimi in meno per rischiare conseguenze che ti portano a campare due anni in meno? Fra le attività a cui mi dedico, c’è anche l’orto: fino a poco tempo fa, mai avrei pensato di farlo, poi all’improvviso l’ho scoperto e – quando sento parlare di pesticidi in agricoltura – divento geloso del mio appezzamento. Mi porterà i prodotti in ritardo, ma almeno conosco il grado di sicurezza, perché lo so io cosa gli do e cosa non gli do. Mi rifaccio all’affermazione di un agronomo, Giuseppe Messina: “I pesticidi colpiscono generalmente gli organi molli, ovvero fegato, pancreas, stomaco, intestino e milza, ma possono colpire anche la pelle o creare problemi respiratori. Un singolo antiparassitario è sufficiente per scatenare diverse malattie e, siccome frutta e verdura ne contengono spesso diversi tipi insieme, possono sviluppare una pericolosa sinergia”. Per non parlare dell’acqua: il rapporto Ispra del maggio 2018 ha rilevato la presenza di ben 259 pesticidi, tanto nelle acque superficiali che in quelle sotterranee. Stesso discorso per l’aria che noi respiriamo: il Cnr ricorda che il 2018 è stato per l’Italia l’anno più caldo dal 1800 a oggi, con un’anomalia di 1,58 gradi sopra la media del periodo di riferimento, ossia i 30 anni compresi fra il 1971 e il 2000. Già battuto il primato del 2015, quando eravamo a 1,44 gradi sopra la media. Risultato: siccità anche in inverno, con temperature fuori stagione e assenza di precipitazioni, che magari poi potrà essere colmata da venti giorni di acqua senza fine, come avvenuto nel 2016, ma perché questi squilibri sempre più frequenti, come se esistessero la stagione del secco, che nelle grandi città crea il problema delle cosiddette “polveri sottili” e quella delle piogge? Anche in questo caso – e apro una breve parentesi – siamo noi i responsabili degli sconvolgimenti atmosferici che si verificano da oramai diverso tempo: fenomeni sempre più accentuati (ricordiamo solo dalle nostre parti il forte vento del 5 marzo 2015) e periodi sempre più concentrati, come se esistesse una stagione secca e una delle piogge. La natura è tanto bella quanto crudele: se vai contro i suoi principi, si ribella e lascia il segno. Intanto, in nome dello sviluppo c’è chi paga ammalandosi di tumore fra ciò che mangia, ciò che beve e ciò che respira.

FRUTTA, VERDURA E DIETA MEDITERRANEA, CON POCA CARNE E POCA… FRENESIA

Rifacciamo allora il quadro della situazione e fermiamoci a riflettere un po’: siamo frenetici e stressati perché la logica della competitività ci spinge a correre sempre più; a pranzo ci siamo sempre più “inglesizzati” perché mangiamo una cosa volante (non esiste più la classica scaletta primo-secondo-frutta, altrimenti chi si deve rimettere in moto ha il freno a mano tirato nello stomaco), a cena si tende ad abbondare e l’unica parentesi “slow” diventa quella del sabato o della domenica, magari in un buon ristorante e prima o dopo una camminata salutare in un luogo turistico o comunque più tranquillo, di quello che per qualche ora ti riconcilia con il mondo. E allora si scopre che la vera bellezza è un’altra, perché la si trova in un paesaggio all’aria aperta, in un’opera d’arte e nella semplicità delle cose. Ma è questione di un giorno e basta. Il mangiare sano non deve essere però un “optional”; anzi, a maggior ragione deve diventare una necessità, fermo restando che a volte bisognerebbe integrare la famosa teoria degli alimenti di Ludwig Feuerbach: “L’uomo è ciò che mangia” … in base anche al suo umore! Ne va del funzionamento del suo organismo. Se quindi le banane trasmettono una sensazione di benessere, pizza e pasta sono indice di relax e socialità, i dolci sono il cibo “rifugio” quando si è tristi e determinate spezie sono stimolanti. Intanto, occorrerebbe una propensione maggiore verso frutta e verdura, che esercitano un duplice benefico effetto: assicurano un rilevante apporto di carboidrati complessi, sono nutrienti e antiossidanti, danno una sensazione di sazietà e proteggono da malattie cardiovascolari, neoplastiche e respiratorie. L’Oms (organizzazione mondiale della sanità) ha stimato che un milione 700mila morti sono da attribuire allo scarso consumo di frutta e verdura; non solo: un’altra stima imputa sempre allo stesso motivo il 14% dei decessi per cancro al tratto gastro-intestinale, l’11% circa per malattie ischemiche del cuore e il 9% per ictus. La cosiddetta “dieta mediterranea”, che comprende appunto anche frutta e verdura assieme a pasta, riso e legumi (quindi povera di alimenti di origine animale), è anche rispettosa dell’ambiente, perché – stando a un calcolo effettuato – la produzione di un chilogrammo di carne bovina comporta l’emissione in atmosfera di oltre 31mila grammi di Co2 e il consumo di circa 15500 litri di acqua contro i quasi 700 grammi equivalenti e quasi un centinaio di litri di acqua necessari per la produzione di un chilo di ortaggi. Ancora l’Oms, stima che una efficace prevenzione delle malattie croniche (alludiamo a tumore, obesità, cuore e diabete) debba poggiare le proprie basi sui 400 grammi al giorno di frutta e verdura – pari a circa cinque porzioni - non includendo patate e altri prodotti contenenti amido; efficace anche la dieta vegetariana o vegana e una porzione di frutta e verdura corrisponde a circa 80 grammi la quantità che sta in una mano, oppure in mezzo piatto nel caso delle verdure cotte. È tuttavia un trend generalizzato a livello nazionale: occorrerebbe perciò ridurre il consumo di carne, latticini, uova e insaccati. E le quantità di carne che si consumano in Italia e in Europa non sono considerate salutari: un minor consumo è auspicabile per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Al di là delle strategie messe in atto per favorire un maggior consumo di frutta e verdura, con anche mirate campagne promozionali (e il fatto stesso che io mi sia dato per hobby all’orticoltura significa che di fatto sponsorizzo questo concetto), credo che il sistema più saggio per tenere a posto il nostro organismo sia quello di abituarlo a mangiare di tutto; un uso equilibrato, razionale e bilanciato delle varie tipologie di cibi - quindi pasta, carne, verdura, frutta e dolci – è la cosa migliore per prevenire le malattie, poiché previene in primis gli eccessi nel consumo di questo o di quel genere di alimento, anche se ci è stato dimostrato che l’eccesso in frutta e verdura è più salutare della normalità. Non è la cena sostanziosa una volta ogni 15 giorni che cambia la situazione, specie se compensiamo il giorno seguente con un pasto leggero, oppure se alla sera abbiamo mangiato più carne del solito e allora replichiamo con solo insalata. Il dato importante concerne la coerenza del comportamento nell’arco della settimana: se tutti cibi hanno pari “dignità” senza che nessuno prevalga in particolare, allora si potrà parlare di stile virtuoso a tavola.

ATTIVITA’ MOTORIA PER COMPLETARE IL CERCHIO, MA IN UN AMBIENTE SANO

Relativamente ai corretti “stili di vita”, però, questo è soltanto un capitolo: a parte fumo e alcol, vizi da censurare (l’amaro “una tantum” per favorire la digestione non è comunque un peccato), il movimento è l’altro grande alleato del cibo corretto. Personalmente, prediligo la camminata lenta con passo spedito, poi c’è chi ama jogging e bicicletta senza alcuno spirito agonistico, ma per il semplice scopo di sentirsi bene con se’ stesso e conservare un certo dinamismo sia fisico che intellettuale. Benissimo così! Se azionare i pedali della bici o le leve delle proprie gambe significa stare in salute senza alcuna pretesa, vuol dire che è stata scelta la strada giusta: due-tre volte la settimana in movimento, con regolarità a tavola, è la ricetta ideale per poter ambire a vivere più a lungo e con la più bassa probabilità di insorgenza di malattie. Poi, non tutto – come abbiamo visto – dipende dal nostro comportamento: anche uno stile sano in un contesto malato rischia di far poco. Qui da noi, in Valtiberina, sappiamo benissimo qual è l’insidia principale per il nostro ambiente: le colture alternative da prediligere nel tempo potrebbero scongiurare determinati effetti, ma se poi anche su queste si insistesse con i pesticidi cambierebbe poco o nulla. La logica del tempo più rapido e del costo più basso alla fine non paga: meglio allora una maturazione più lenta, dieci centesimi in più da pagare, ma anche due anni in più di vita.     

Pillole di saggezza: Il mondo diventa sempre più complicato, e spesso senza che ce ne sia la necessità. Finisci per rimpiangere la semplicità di quando a svegliarci era il sorgere del sole e al tramonto si sapeva che era l'ora di andare a dormire. La gente si ostina a manipolare la natura, a trasformarla in qualcosa di altro perdendo di vista semplicità ed eleganza.

Domenico Gambacci
© Riproduzione riservata
21/03/2019 09:44:45

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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