La scommessa di Musk, la Cina che avanza: lo spazio secondo Roberto Vittori

A Sansepolcro l’astronauta si interroga sul futuro europeo e sulla nuova sfida lunare
Ha scommesso che Elon Musk non sarebbe riuscito a far atterrare il primo stadio di un razzo. Ha perso, e lo ammette. Ora guarda con maggiore cautela alla nuova scommessa di SpaceX: Starship. «Mai scommettere contro Elon Musk», concede Roberto Vittori, prima di spiegare perché, questa volta, il passaggio gli appaia particolarmente difficile. In gioco ci sono le prospettive di un’impresa, ma anche quelle degli Stati Uniti e dell’Europa, mentre la Cina prosegue il proprio percorso.
È attorno a questo confronto che si è sviluppata la conferenza «La nuova corsa allo spazio: Stati Uniti, Europa o Cina», organizzata sabato 17 ottobre al Borgo Palace Hotel dal Lions Club Sansepolcro. Generale di Divisione Aerea, Astronauta e Socio Onorario del sodalizio, Vittori ha intrecciato l’esperienza di tre missioni spaziali con una lettura critica degli equilibri tecnologici e strategici.
A condurre il dialogo è stato il III Vicepresidente Antonello Antonelli. Presenti il Presidente del Club Franco Ricci e Federico Romolini, Presidente della 7ª Circoscrizione del Distretto 108LA, massima autorità lionistica intervenuta.
Vittori ha riconosciuto nel recupero del primo stadio del Falcon 9 una svolta nell’economia dei lanci. Rendere riutilizzabile una parte del razzo ha modificato una logica nella quale gran parte del mezzo veniva perduta a ogni missione. Il salto verso Starship apre però, nel suo giudizio, interrogativi diversi: la piena riutilizzazione, le dimensioni del sistema e il rifornimento in orbita sono passaggi decisivi per realizzarne le ambizioni.
«Io spero che ci riesca», ha sottolineato. La speranza si accompagna tuttavia a una preoccupazione: quanto è solida una prospettiva che dipende così fortemente dalle decisioni di una singola persona? È qui che il discorso su Musk diventa una riflessione sulle scelte occidentali e sull’autonomia europea.
«Noi in questa terza fase siamo un po’ spettatori», ha osservato Vittori a proposito dell’Europa. Dopo la cooperazione che ha consentito la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, la fase commerciale pone al continente il problema di trovare un proprio ruolo, oltre la partecipazione ai programmi guidati dagli Stati Uniti.
Sul versante opposto, la Cina. Vittori ne ha descritto lo sviluppo come un percorso iniziato in ritardo, ma perseguito con continuità: voli umani, una stazione orbitale autonoma, missioni robotiche sulla Luna e su Marte. Un «approccio di sistema» che, nella sua analisi, potrebbe rivelarsi determinante nel confronto con un modello americano più esposto alle scelte dell’imprenditoria privata.
Le domande del pubblico hanno portato la discussione dalle prospettive dei lanci alla sicurezza, agli impieghi militari e al governo delle orbite. «C’è spazio nello spazio? E se c’è spazio, chi lo governa?», ha chiesto uno dei presenti. Un interrogativo che ha aperto il tema della regolamentazione del traffico satellitare e della difficoltà di costruire regole condivise tra potenze con interessi differenti.
La Luna è emersa come la frontiera più concreta della discussione sul futuro. Vittori ha indicato nel possibile utilizzo delle risorse extra-atmosferiche una prospettiva da considerare anche in relazione al fabbisogno energetico e alla tutela dell’ecosistema terrestre. Più prudente la valutazione sulle missioni umane verso Marte: «Per il momento non ci andiamo», ha risposto, richiamando la diversa scala delle distanze e delle difficoltà.
Dentro questo scenario internazionale ha trovato posto una storia tutta biturgense. Nel 2011 Vittori portò nello spazio, a bordo dello Shuttle Endeavour per la missione STS-134, la Petra de Burgo, piccola balestra realizzata da artigiani di Sansepolcro. Provare il tiro sulla Stazione Spaziale, ha raccontato, richiese qualche accorgimento e un cambio di ambiente: dopo le cautele incontrate da parte americana, il test fu effettuato nella sezione russa.
Durante la conviviale, il racconto del rientro sulla Soyuz ha riportato l’attenzione sull’uomo dentro la macchina: le rotazioni della capsula, la pressione sul corpo, l’apertura del paracadute e l’attesa dell’«atterraggio morbido». A richiamare il tema spaziale, l’allestimento curato da Simona, moglie del Presidente Ricci, con pianeti luminosi sui tavoli e la Petra de Burgo sul tavolo presidenziale. A Vittori è stata donata una verretta, nel segno del legame con la città.
A chi gli aveva chiesto quale fosse la difficoltà del ritorno alla quotidianità, l’astronauta aveva intanto riservato una risposta ironica: dopo tre missioni e la Terra osservata dallo spazio, la cosa più difficile, a casa, è guardare la televisione. «Ma come si fa a guardare la televisione con tutte le assurdità che ci dicono?».

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