Agricoltura a due velocità: c'è chi ha l'acqua di Montedoglio e chi la aspetta ancora

Cia Arezzo: interventi urgenti per completare le reti
«Per noi l'acqua di Montedoglio è ancora un miraggio», racconta Vincenzo Boldi, titolare di un'azienda agricola di Castiglion Fiorentino. Da sedici anni guida l'impresa fondata dal nonno, oggi specializzata nella produzione di ortaggi.
Attualmente l'azienda affronta le estati sempre più calde e la crescente siccità utilizzando l'acqua del fiume, derivata dall'Allacciante di Sinistra, senza poter beneficiare dell'irrigazione programmata garantita dalla rete consortile.
«Essere collegati all'infrastruttura irrigua del Consorzio sarebbe strategico per la nostra azienda. La migliore qualità dell'acqua ci consentirebbe di ottenere produzioni ancora più pregiate. Inoltre, grazie alla pressione con cui la risorsa viene distribuita, potremmo irrigare più appezzamenti contemporaneamente, riducendo in modo significativo i costi di manodopera, i tempi di irrigazione e i consumi di gasolio»
Una situazione completamente diversa è quella dell'azienda agricola di Federico Maurizi, ad Anghiari, nel cuore della Valtiberina. L'azienda è specializzata nella coltivazione del tabacco, affiancata da produzioni di grano, foraggi e fieno. Qui l'acqua della diga di Montedoglio arriva e alimenta gran parte dei terreni aziendali.
Per colture particolarmente esigenti dal punto di vista idrico, poter contare su una fornitura costante rappresenta un elemento determinante per garantire qualità, continuità produttiva e sostenibilità economica.
Anche nell'azienda di Graziano Tavanti, dove si coltivano mele, pere, pesche e ortaggi, l'acqua di Montedoglio è diventata uno strumento indispensabile di competitività.
«Disporre di acqua di qualità e di una fornitura continua ci ha permesso di migliorare sensibilmente la qualità delle produzioni. Allo stesso tempo abbiamo ridotto i costi aziendali, limitando l'utilizzo delle motopompe, i consumi di gasolio e i tempi necessari per l'irrigazione. Anche la temperatura dell'acqua distribuita dalla rete, più elevata rispetto a quella dei pozzi, ha contribuito a migliorare ulteriormente le performance produttive».
L'acqua può fare la differenza tra un'agricoltura più competitiva e una costretta a fare i conti ogni giorno con maggiori costi, tempi più lunghi e minore efficienza.
Nel territorio aretino convivono due realtà profondamente diverse: da una parte le aziende raggiunte dalla rete irrigua alimentata dalla diga di Montedoglio, dall'altra quelle che, pur trovandosi a pochi chilometri di distanza, attendono ancora che l'acqua arrivi nei propri campi.
Una differenza che oggi significa competitività, qualità delle produzioni, sostenibilità economica e capacità di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici.
Le testimonianze raccontano una realtà evidente: l'acqua non rappresenta più soltanto un fattore produttivo, ma la condizione che determina la competitività delle aziende agricole. Dove arriva la rete irrigua collettiva si riducono i costi, migliora la qualità delle produzioni e aumenta la capacità di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. Dove la rete ancora manca, gli agricoltori continuano a sostenere maggiori spese e ad affrontare un'incertezza crescente.
A raccogliere questo appello è CIA Agricoltori Italiani Arezzo, che, a pochi giorni dal confronto con il Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno dedicato alle strategie per lo sviluppo dell'irrigazione, rilancia la necessità di accelerare gli investimenti.
«L'acqua è la vera infrastruttura strategica del nostro tempo. Sicurezza alimentare, competitività delle imprese agricole, tutela del paesaggio e dell'ambiente dipendono dalla capacità di programmare e realizzare le opere necessarie. Non possiamo più permetterci di perdere tempo: servono risorse per completare il sistema irriguo e portare finalmente l'acqua dove ancora manca», afferma la presidente di CIA Arezzo, Serena Stefani.
Il direttore Massimiliano Dindalini indica con chiarezza le priorità.
«È necessario completare il sistema di distribuzione dell'acqua di Montedoglio verso le aree ancora escluse, recuperare e valorizzare i piccoli invasi collinari e montani e realizzare la diga sull'Ambra. Solo così potremo garantire agli agricoltori una disponibilità certa della risorsa e rendere il nostro territorio più resiliente di fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici».
Insieme al completamento delle infrastrutture, Cia Arezzo chiede che si lavori anche per contenere il costo dell’acqua irrigua, affinché l'accesso alla risorsa sia realmente sostenibile e possa favorire la competitività del comparto agricolo.

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