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Mondo Politica: intervista a Vincenzo Ceccarelli consigliere della Regione Toscana

Cittadini e amministratori del territorio mi hanno spinto a candidarmi alle prossime politiche

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È una figura politica che non ha certo bisogno di presentazioni: ha iniziato come sindaco del suo paese, Castel San Niccolò, poi è stato presidente della Provincia di Arezzo, quindi assessore e adesso capogruppo del Partito Democratico alla Regione Toscana. Vincenzo Ceccarelli è senza dubbio uno fra i politici dell’Aretino ad avere il curriculum più sostanzioso, oltre che essere da sempre l’uomo “forte” del Pd. Adesso, si appresta a salire un altro gradino, quello che conduce a Montecitorio, nel collegio uninominale. Ed è un mese davvero intenso, il suo.

Ceccarelli, cominciamo con la stretta attualità, prima ancora di parlare di elezioni; Lei ha sostenuto la necessità di un allargamento da 3 a 5 membri del consiglio di amministrazione di Ente Acque Umbre Toscane. A quel punto, la presenza di esponenti dell’Alta Valle del Tevere diverrebbe fissa, al di là delle specifiche persone. C’è la speranza che questa proposta possa passare, oppure è improponibile?

“Come ho scritto nella mozione che ho appena presentato in consiglio regionale, io credo che questo invaso abbia una relazione strettissima con il territorio che lo ospita. Nel bene, ovvero nella gestione della risorsa idrica, oggi sempre più essenziale, ma anche nel male, come purtroppo abbiamo visto nell’evento - speriamo unico e irripetibile – dell’incidente di fine 2010. Per questo, come è mia consuetudine, ho ascoltato i cittadini e le istituzioni del territorio e ho condiviso quanto sia importante per chi vive in questa terra avere una rappresentanza nell’organismo che governa l’Ente Acque, ovvero il gestore dell’invaso. Nelle due precedenti nomine non erano presenti rappresentanti della Valtiberina, perché nessuno aveva partecipato al bando.  La mia proposta nasce dalla convinzione che questa risposta possa essere garantita. Sono fiducioso sul fatto che la mozione possa essere attuata perché condivisa con il presidente Giani. In ogni caso, sono convinto che, nel frattempo, l’ingegner Viti saprà rapportarsi efficacemente con il territorio, come giustamente ha chiesto il sindaco di Pieve Santo Stefano”.
Per la prima volta, Lei è candidato alle elezioni politiche nazionali. Tempi addietro, aveva dichiarato di preferire la permanenza sul territorio per meglio affrontare le questioni che contano. A cosa si deve allora questo ripensamento?
“Nessun ripensamento. Queste elezioni ci sono precipitate addosso a causa dei calcoli di pura convenienza di parte, fatti da alcuni partiti che sostenevano il governo Draghi. Questo avrebbe dovuto essere il momento della serietà e della condivisione, viste le grandi difficoltà che siamo chiamati ad affrontare, fra pandemia e caro energia che mette in ginocchio famiglie e imprese. Invece, siamo arrivati allo scioglimento delle Camere in piena estate. Il mio partito, ma anche tanti cittadini e amministratori del territorio, mi hanno spinto ad accettare questa candidatura e io mi sono messo a disposizione, come ho fatto sempre in questi anni”.

Avrà per avversaria del centrodestra Tiziana Nisini. Crede che l’elettorato guarderà in esclusiva all’appartenenza politica, al trend nazionale, oppure si concentrerà sulla figura del candidato, al di là dello schieramento?

“Io credo che i cittadini debbano esercitare fino in fondo la sovranità che la Costituzione riconosce loro. Questa volta è ancora più importante, perché il prossimo Parlamento sarà chiamato ad affrontare un momento non facile e la riduzione del numero dei parlamentari rende più difficile la rappresentanza dei territori. Nel collegio di Arezzo sarà eletto solo il candidato che avrà più voti. La Nisini è capolista al proporzionale e se dovesse vincere farà passare un candidato di Grosseto. Se vincerò io, invece, porterò in Parlamento la conoscenza del territorio che ho accumulato lungo il mio percorso amministrativo e non solo, visto che in questo territorio ci sono nato e ho sempre vissuto. La gente della Valtiberina sa quanto ho fatto per questo territorio ogni volta che c’è stato bisogno: la crisi per la chiusura della E45, le risorse per il ponte sul Tevere, l’impegno per il completamento della Due Mari automobilistica e anche per la progettazione di quella ciclistica, per non dire del lavoro fatto, proprio in questi mesi, per evitare la chiusura estiva del reparto di medicina dell’ospedale di Sansepolcro. Il tutto confrontandomi ogni giorno con la gente, come ho sempre fatto fino ad oggi, perché io credo che chi sarà eletto debba essere coerente con quelle che sono le scelte programmatiche della coalizione, ma senza mai dimenticare il territorio”.
Quante prospettive vi sono per i candidati aretini del Pd nel listino del proporzionale?
“La candidata è una e credo che abbia buone possibilità. Ovviamente tutto dipenderà dal risultato che otterrà il Pd”.
Teme un assenteismo più marcato del solito il prossimo 25 settembre?

“L’astensionismo è purtroppo un male di tutte le democrazie cosiddette mature. La gente, spesso con ragione, si disaffeziona alla politica perché la individua come l’origine dei propri mali o dei propri disagi. Io, come dicevo in apertura di questa intervista, credo che i cittadini debbano invece riprendersi fino in fondo la sovranità che spetta loro e debbano sentirsi sempre più responsabilizzati nelle scelte fondamentali che abbiamo dinanzi. Per questo, mi auguro che innanzitutto si rechino alle urne e che poi sappiano incalzare coloro che hanno eletto a svolgere al meglio la funzione fondamentale che gli è affidata. Solo con l’impegno e la vigilanza dei cittadini la classe politica potrà rispondere sempre di più alle loro aspettative”.

Redazione
© Riproduzione riservata
31/08/2022 10:31:34


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