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Presunzione e arroganza, le “erbacce” prolifiche della societa’ di oggi

Ma chi è l’arrogante e come si può fronteggiare senza rimanerne sopraffatti?

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Atteggiamenti del genere sono sempre esistiti, ma nei tempi che stiamo vivendo sembrano aver aumentato la propria incidenza. Presunzione e arroganza stanno insomma facendosi largo e non è soltanto una questione prettamente giovanile. Lo possiamo notare guardando i social, ma anche nei contesti quotidiani. Vi sono alcune persone che hanno questi difetti nel proprio dna e altre che vengono ad esserne contagiate non appena riescono a ottenere posti, ruoli o incarichi che portano un minimo di potere o di visibilità. Un antico proverbio dice che tanto la presunzione quanto la superbia sono “figlie” dell’ignoranza. Ora, il superbo è colui che ha un eccesso di autostima, un’ambizione smodata e una forma di disprezzo verso gli altri. Il presuntuoso ha un’opinione molto alta di sé stesso ed è mosso da un’eccessiva sicurezza e fiducia nelle proprie capacità (prive di riscontro) da attribuirsi spesso doti e qualità di cui non è in possesso. Superbo e presuntuoso non hanno quindi lo stesso esatto significato, ma si somigliano molto. Di certo, entrambe le figure non possiedono l’umiltà; anzi, assegnano ad essa un significato persino inesatto, perché essere umili non vuol dire essere modesti, ma avere consapevolezza di quelli che sono i propri limiti, spogliandosi dell’orgoglio. Come sbaglia di grosso chi sostiene che umiltà e ambizione sono due concetti antitetici. Al contrario, sono il segreto del successo di una persona: l’ambizione indica l’obiettivo da raggiungere, l’umiltà è lo strumento per arrivarvi, nello studio come nello sport. Quando uno sportivo raggiunge un risultato importante o stabilisce un record, ne attribuisce il merito al gran lavoro e ai sacrifici sostenuti. E questo che cos’è, se non umiltà? Se dico: voglio conseguire quel traguardo, ma per farlo mi debbo impegnare a fondo, ho già dimostrato di essere ambizioso e umile. Se uno studente sta sui libri ore e ore, persino la notte, pur di venire a capo della materia e supera brillantemente l’esame è stato anche lui ambizioso e umile, altrimenti avrebbe potuto avere la presunzione di farcela anche studiando di meno, perché magari si sentiva già un mezzo esperto. Il presuntuoso sconfina molto spesso nella superbia, rendendosi incapace di ammettere i propri errori e in questo contesto si inserisce la figura dell’ignorante, ovvero della persona che “ignora” un fatto o una materia, o che di essi non ha una conoscenza sufficiente, pensando però di possederla. E quindi sconfina in automatico nella presunzione. Uno dei difetti peggiori è proprio quello di avere a priori la convinzione di sapere, di avere ragione per principio e quindi di non ascoltare il parere degli altri. L’esempio classico è quello dello sport, dove spesso qualcuno pensa di capire più degli altri o di essere addirittura l’unico a capirci. E dire che l’essere è fondato sull’umiltà del dubitare, non nella presunzione del sapere senza confronto. Abbiamo parlato di ignoranza, presunzione e superbia: bene, l’arroganza è il passo successivo. Il dizionario parla chiaro: l’arrogante è colui che assume atteggiamenti di superiorità e autoritari. Un prepotente, in altre parole. Difficilmente, una persona si trova a suo agio con un arrogante: nemmeno… l’arrogante stesso, che pretende di farlo con gli altri, ma guai se poi qualcuno si comporta come tale nei suoi confronti. Un difetto doppio, nella sostanza. Ma perché con gli arroganti è praticamente impossibile legare? Perché fanno sentire male, disprezzano e generano una sensazione di inferiorità: l’arroganza è lo specchio di un’autostima esagerata, che rende superiori e virtualmente invincibili. Quella dell’arroganza può essere una prerogativa congenita, ma in genere è la condizione economica a stimolarla: chi è ricco (o figlio di un benestante), ha un’attitudine maggiore perché dettata dalla logica dei soldi. Della serie: con i soldi si può fare tutto, anche comprare quella cultura che a volte non si ha ma che si pretende di avere, con il risultato talvolta di scivolare nella classica buccia di banana. Basterà ricordare la celebre frase di Alberto Sordi ne “Il marchese del Grillo”: “Perché io so io e voi non siete un c….!”. Difficilmente, un uomo di vera cultura si rapporta con altre persone in maniera arrogante, né tende a imporre il suo notevole bagaglio culturale. Per alcuni, poi, l’arroganza funge da scudo, come quando si dice che la miglior difesa è l’attacco. In qualcuno, quindi, l’atteggiamento arrogante nasconde un sostanziale problema di autostima, in particolare di mancanza di sicurezza. Lo scrittore Fulton John Sheen formulò una propria tesi: “L’arroganza è la manifestazione della debolezza, la paura segreta nei confronti dei rivali”. L’approccio con la persona arrogante è in genere positivo, perché all’inizio riesce a trasmettere sicurezza e fiducia. È quindi facile cadere nella sua rete, poi però quando notiamo che il mondo sembra ruotare attorno a essa cominciamo a non avvertire più il piacere di starvi insieme, perché ci fa sentire inferiori e disprezzati. Altri segnali premonitori dell’arrogante: la necessità costante di cercare l’ammirazione degli altri e di sottolineare i risultati raggiunti: se però l’interlocutore è altrettanto sicuro e non cade ai suoi piedi, allora questo individuo non piacerà all’arrogante. Vi è poi alla base una forma di spiccato egocentrismo: l’arrogante ha per riferimento sé stesso, quindi è colui che monopolizza la conversazione e se qualcuno tenta di deviare l’attenzione da lui, allora fa l’impossibile per riportarla a ogni costo dalla sua parte. Di conseguenza, se in lui prevalgono autostima e spavalderia, non sbaglia mai né accetta critiche; a commettere gli errori sono sempre gli altri, oppure sono le circostanze, purchè lui sia esente da responsabilità. E come non sbagliano mai (pretendendo persino le scuse anche se stanno dalla parte del torto), difficilmente saranno loro a chiedere scusa e perdono. L’arroganza si trasforma poi in una perversione tale da far enfatizzare errori e debolezze di coloro che non rientrano nei loro standard elevati. Sui difetti degli altri costruiscono la loro autostima: ogni persona che si sente superiore ha bisogno di far sentire inferiore qualcuno e allo stesso tempo teme che qualcuno scopra i suoi punti deboli. A quel punto, l’arrogante esprime il “meglio” di sé stesso: parla a voce alta, vuole imporre le proprie idee senza confrontarsi e arriva persino ad adoperare atteggiamenti intimidatori, perché si approfitta delle persone emotivamente deboli fino a usare strategie di intimidazione per imporre la sua opinione e affermare la propria superiorità. L’atteggiamento arrogante e intimidatorio si basa proprio su tecniche di intimidazione intellettuale. Il quadro che ho dunque descritto sembra fatto apposta per non creare mezze misure, nel senso che contro persone del genere vi sarebbe poco da fare: o ci vai alle mani o ti lasci soggiogare, ma in questo caso finisci con il perdere la tua autostima, perché c’è stato chi – adoperando la sua strategia – ha finito con il fartela perdere. Ma devi anche farci i conti tutti i giorni. E allora? Esistono rimedi non… estremi. Uno di questi, per esempio, è il non permettere che questi comportamenti arrechino danno, dando a essi l’importanza che meritano e magari cercando di capire il perché l’arrogante li metta in atto. In secondo luogo, visto che lui ama lodarsi e ammirarsi, evitare di rimanere colpiti dai suoi successi presunti: ognuno è diverso e ha virtù e difetti che differiscono, per cui nessuno è migliore o peggiore di un altro. È poi necessario difendere la propria posizione nelle questioni che contano: se non è il caso di discutere in maniera civile, il problema si risolve dicendo che si rispetta la posizione dell’arrogante senza condividerla. Se le parole o gli atteggiamenti dell’arrogante sono stati lesivi, è bene mettere questo “signore” davanti a uno specchio per renderlo consapevole del danno arrecato, esprimendo la propria opinione senza accusarlo, perché debba capire quali conseguenze abbia generato il suo comportamento. Un’ultima “medicina” è il senso dell’umorismo con il quale rispondere a chi vuol farci del male: serve per proteggere l’integrità psicologia. Considerare assurdi i commenti e gli atteggiamenti delle persone prepotenti eliminerà ogni timore. Per fare questo, occorre giocare abilmente sugli aspetti psicologici che possono colpire l’integrità dell’arrogante: uno di questi, trattandosi di persone che notoriamente sbandierano il successo e una base culturale che in genere non hanno, è cogliere l’occasione per fare sfoggio della propria cultura in forma occulta con qualche perla di saggezza detta in maniera innocente, ma tale da procurargli poi l’effetto di un pugno sullo stomaco. Perché sul versante della cultura lo puoi colpire. Insomma, anche l’arrogante… se lo conosci non ti uccide! Certamente, superbia e arroganza sono diventate le conseguenze di una cultura individualista che ha preso sempre più il sopravvento e che insegna a non vedere in faccia nessuno quando si deve conseguire un obiettivo, a costo anche di eccedere nei colpi bassi. C’è chi ne ha fatta una ragione di vita e chi segue una linea di condotta più corretta, che però alla lunga non gli ha prodotto risultati e allora – suo malgrado – si è visto costretto a omologarsi, ma così facendo la società va alla deriva. E siccome si è scatenata una vera e propria battaglia per obiettivi che non a tutti sono accessibili ma che garantiscono denaro e prestigio, spesso eccessivi, chi la spunta (per meriti propri o per appoggi) tende ad assumere atteggiamenti arroganti che non aveva, un po’ come il buon Carlo Marx che etichettava i ricchi e i capitalisti da una parte e i poveri e il proletariato dall’altra, ma che ebbe a dire: attenzione al povero che diventa ricco, come se si trattasse della peggiore categoria. Se il trend ci spinge verso l’arroganza, anche per replicare a chi con l’arroganza ha tentato di sopraffarci, c’è poco da sperare: la società finirà con il perdere i suoi nobili valori basilari e su ogni argomento vi saranno le discussioni da bar che daranno ragione non a chi potrebbe averla detta giusta, ma a chi ha alzato di più la voce. C’è però un’altra medicina, oltre al sorriso, per curare questa malattia: l’ironia, che l’arrogante non sopporta, perché indice di una brillantezza che lui non possiede e che lo fa rodere dentro. Non lo ammetterà per forza di cose, ma sa benissimo che il suo cervello a quelle “finezze” non arriverà mai, per cui anche lui dovrà accettare di essere inferiore, senza ovviamente che gli altri se ne accorgano. Anche gli arroganti soffrono…             

Redazione
© Riproduzione riservata
17/08/2022 12:21:59

Punti di Vista

Imprenditore molto conosciuto, persona schietta e decisa, da sempre poco incline ai compromessi. Opera nel campo dell’arredamento, dell’immobiliare e della comunicazione. Ha rivestito importanti e prestigiosi incarichi all’interno di numerosi enti, consorzi e associazioni sia a livello locale che nazionale. Profondo conoscitore delle dinamiche politiche ed economiche, è abituato a mettere la faccia in tutto quello che lo coinvolge. Ama scrivere ed esprimere le sue idee in maniera trasparente. d.gambacci@saturnocomunicazione.it


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