Rubrica Curiosità

La strage di Ustica tra depistaggi, morti misteriose e un suicidio: "Sono stati gli alieni?"

Il 27 giugno di 42 anni fa fu abbattuto il DC9 con 81 persone a bordo. Chi lo colpì?

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Tra le 20.56 e le 21.21 del 27 giugno 1980 un DC9 dell’Itavia decollato da Bologna Panigale e diretto all’aeroporto di Punta Raisi presso Palermo spariva dai radar all’altezza grosso modo dell’isola di Ustica. Nessuna delle 81 persone in volo sopravvisse. Dopo depistaggi, morti misteriose e un suicidio, condanne per alto tradimento, la battaglia di qualche magistrato e giornalista in cerca della verità, le indagini hanno dimostrato che non fu un incidente, che l’aereo non esplose per un ordigno a bordo, bensì fu abbattuto. Da chi? “Saranno stati gli alieni?”.

La domanda, sarcastica, la pone per il 42esimo anniversario l’Associazione Parenti delle vittime che, da decenni, con coraggiosa caparbietà, si mobilita affinché si arrivi a conoscere gli autori di quella strage. Quel volo innocente si trovò nel posto sbagliato nel momento sbagliato, in mezzo a una battaglia non dichiarata. Un velivolo con forse a bordo Gheddafi si fece scudo del DC9 il quale venne centrato da un caccia? Di quale Paese? Oppure l’obiettivo era un aereo libico che trasportava uranio? Interrogativi. Qualcuno sa le risposte e le ha nascoste. Dopo il disastro settori e personalità di alto rango italiane depistarono, fecero di tutto per distruggere tracce, registrazioni. Oggi?

Ne parla a Tiscali Cultura Daria Bonfietti, presidente e cofondatrice nel 1988 dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, che in quel volo perse il fratello maggiore, Alberto. Impegnata in prima persona in politica, ex parlamentare, Daria Bonfietti e gli altri parenti non si sono mai arresi in una battaglia che, ricordiamolo, è estenuante, non esente da polemiche, è per la democrazia, perciò si battono per tutti noi. Per questa estate 2022 l’associazione ha approntato un calendario che inizia lunedì 27 alle 11 a Palazzo d’Accursio, quando incontra il sindaco Matteo Lepore, e prevede concerti, spettacoli (tra l’altro di Lella Costa il 27 luglio), incontri e, in primo luogo, ricordi di Christian Bolstanski.

Chi è Boltanski? O meglio chi era? Artista francese nato nel 1944 e morto il 14 luglio 2021, ha scavato per decenni nella memoria della Shoah, ha creato installazioni con semplici lampadine e suoni in grado di toccare corde profonde, un autore di valore immenso. Nel Museo per la memoria di Ustica intorno alla carcassa squarciata dell’aereo si sentono da piccoli altoparlanti voci esprimere e sussurrare pensieri, progetti, desideri, mentre 81 lampadine ricordano le vittime e i lumini dei cimiteri. Il museo fa parte della Galleria d’Arte Moderna di Bologna ed è nell’ex deposito tranviario della Zucca, nel quartiere della Bolognina, in via di Saliceto, 3/22. 

D’altronde c’è anche un artista italiano che si impegna perché l’attenzione resti alta: è il marchigiano Giovanni Gaggia, il quale ha realizzato un arazzo con performance che porta in giro per l’Italia e ha pubblicato il libro d’arte Quello che doveva accadere (NFC edizioni 2021) scaturiti ricerche, studi e da conversazioni con Daria Bonfietti e con i familiari.

Allora Bonfietti, sono stati gli alieni ad abbattere il DC9?

Sarà difficile capire. Quest’anno abbiamo voluto essere provocatori, ironici.

Come vivete questo quarantaduesimo anniversario?

Io lo vivo con molta disperazione e rabbia. È inaccettabile. Sappiamo per certo che il DC9 è stato abbattuto in un episodio di guerra aerea eppure non si riesce ancora a mettere insieme gli autori materiali. Questo ci induce davvero a un senso di disperazione e desolazione. È mai possibile che un Paese veda negato il diritto alla verità, che veda i suoi confini violati? Qualcuno entrò nei cieli italiani, fu abbattuto un aereo civile in tempo di pace e non si trovano i responsabili dopo 42 anni? Noi cerchiamo di smuovere le coscienze dei cittadini oltre che le istituzioni.

L’impegno vostro, di qualche giudice come Rosario Priore che ha cercato la verità, è innegabile.

Sì, un giudice ha stabilito le cause del disastro, parte della classe politica si è impegnata, ma dei generali furono imputati per alto tradimento, ancora non sappiamo gli autori. Nel 1986 Giuliano Amato era sottosegretario alla presidenza del Consiglio e, sollecitato da un comitato di intellettuali e politici per la verità su Ustica, da uomo delle istituzioni rese possibile il recupero del relitto stanziando fondi necessari anche per la magistratura. Le istituzioni cominciarono a fare il loro dovere.

Si sono espressi anche i vertici dello Stato.

Sì, angoscia sapere che perfino presidenti della Repubblica come Napolitano o Mattarella mandino i loro messaggi ogni anno, vogliano la verità eppure non si riesce ad andare oltre. Il governo Prodi si impegnò direttamente. Eppure pezzi dello Stato hanno mentito, negato, probabilmente succubi di altri Paesi, e la stanno facendo franca. Si è scoperto cosa accadde, non il perché. Da presidente Cossiga arrivò a dire che, secondo un ammiraglio, erano stati i francesi. Qualcuno ha ipotizzato che si sia sfiorata la terza guerra mondiale. Chi ha raccontato balle, chi dopo il disastro parlò di “cedimento strutturale” dell’aereo, chi ha distrutto le prove, ha purtroppo lavorato bene: chi sa ha mantenuto la consegna del silenzio.

Cosa fare, allora?

Noi continuiamo. Lo slogan “Sono stati gli alieni?” è una provocazione, il governo dovrebbe interessarsi affinché questa verità venga scritta. La politica e le diplomazie possono arrivare dove non può arrivare la buona volontà, anche nei confronti di quella parte della magistratura che ha risposto in maniera insoddisfacente.

Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica. Foto Ansa / Giorgio Benvenuti

Il vostro ricordo quest’anno investe anche Boltanski: con il suo intervento nell’hangar noi possiamo percepire la quotidianità, la spensieratezza, le preoccupazioni, i programmi di bambini, donne, uomini, uccisi senza un perché.

Avevamo capito che il museo da solo, con il relitto e con le nostre parole, non sarebbe stato sufficiente. Serviva un altro linguaggio oltre alle parole, agli scritti, ai libri e alle sentenze. Serviva il linguaggio dell’arte. Boltanski era l’artista adatto, si è messo al nostro fianco e riuscito a creare sensazioni irripetibili per chi entra in quel luogo. Non fa dimenticare.

Com’è nata l’idea delle tante voci che si sentono da piccoli altoparlanti?

Boltanski chiese l’elenco dei morti, scrisse le frasi che potevano essere di un bambino, di una donna, di un uomo, e le fece leggere a persone con accento siculo perché la maggioranza dei passeggeri era siciliana. E le 81 lampadine sono tante quanto i cuori che si fermarono quella sera. Ma la vita di noi cittadini continua, quei cuori non si spengono mai, lì si fa memoria per sapere e continuare la battaglia. E gli effetti personali recuperati: Boltanski disse di fotografarli e di metterli in casse nere coperte in segno di rispetto e di dignità. L’artista purtroppo ci ha lasciato l’anno scorso: faremo molto per ricordarlo, per esempio leggeremo il romanzo del nipote Christophe Boltanski “Il nascondiglio”, pubblicato da Sellerio, sulla storia della sua famiglia. E organizziamo un convegno a settembre.

Notizia e Foto tratte da Tiscali
© Riproduzione riservata
21/06/2022 06:45:27


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