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Meloni all’attacco: “Agli alleati dico: siate chiari, uniti nel centrodestra o andiamo da soli”

«Mentre sognavate la destra sfigata, noi stiamo facendo la storia»

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«Sognavate la destra sfigata e invece siamo la destra seria!». È l'ultimo giorno della convention di Milano, tre giorni intensi per mostrare che Fratelli d'Italia è pronta a governare. Dopo lunghi dibattiti, commissioni e proposte, i congressisti vanno motivati. L'espediente è antico, ma funziona: attaccare giornalisti e fantomatici osservatori ostili per alimentare l'orgoglio di partito. Giorgia Meloni capisce che è il momento di alzare la voce per raccogliere l'entusiasmo di una platea piena anche il primo maggio: «Siete nell'angolo con i vostri argomenti cretini». La presidente di FdI con una certa abilità scenica fa le pause, i sospiri, alzando e abbassando il tono, ammiccando e alludendo. C'è pure un momento comico, non improvvisato, quando gesticola tacendo per più di un minuto per mostrare il suo sbalordimento verso gli inviati delle tv che chiedono di fascismo, di saluti romani e camicie nere: «Noi non siamo più nelle vostre etichette. Voi raccontate le vostre favolette, noi facciamo la storia». Un eccesso voluto, tanto che poi si riprende, «adesso torno a fare la leader». La presidente di Fratelli d'Italia è stanca, e lo ammette, si giocava molto in questi giorni e crede di essere riuscita a centrare l'obiettivo: lanciare una lunga campagna elettorale, dando vita alla «nuova casa dei conservatori italiani». Dopo il lungo manifesto programmatico di venerdì scorso, oggi appunto bisognava cambiare tono. E per farlo l'ideale è cercare dei nemici da attaccare, quelli esterni ovviamente, ma in fondo anche quelli nel centrodestra, ai quali consegna un messaggio: «Noi vogliamo compiere questo percorso con voi, ma se non ci foste siamo pronti a farlo da soli». Fare polemiche con gli alleati «sarebbe un regalo» ai suoi avversari, eppure Meloni manda segnali forti: «La questione è semplice: noi siamo qui, dall'altro lato c'è la sinistra. E voi dove volete stare? Se volete stare a destra serve chiarezza orgoglio, senza porte girevoli. Si vince e si perde assieme senza allearsi ai nostri avversari. Non sopporto i complessi di inferiorità, della serie: se vai al governo, devi farlo con la sinistra». E poi entra nello specifico, ovvero le elezioni siciliane: «Si stabiliscano delle regole valgono per tutti. Significa che un governatore uscente di centrodestra capace come Nello Musumeci che intenda ricandidarsi non si manda a casa per far dispetto a qualcuno perché magari è troppo vicino a Fratelli d'Italia». 

Meloni chiede di volare alto: «Questo è un tempo in cui i politici tendono a cavalcare l'onda. Loro si fanno dominare dagli eventi e cercano di trarne il beneficio maggiore, solo che in mezzo a una tempesta è impossibile cavalcare l'onda. Perché noi organizziamo un evento come questo e gli altri no? Gli altri sono surfisti, noi siamo navigatori». Chi sono i surfisti? Meloni non lo dice, ma in molti in platea credono di aver colto l'allusione: «Salvini non è venuto?».

Il Primo Maggio di Giorgia è finito. Prima c'era stato il concerto (non concertone) diretto da Beatrice Venezi, il direttore d'orchestra (non «direttrice») che dice di aver paura di "ritorsioni per aver espresso le mie idee". Meloni la ringrazia, la chiama «maestro» e poi «bella mia». Tocca a Vittorio Feltri, il direttore di Libero che fa tremare l'organizzazione con una frase «Chi conquista Milano conquista anche Roma, perché qui è nato il fascismo ma anche la Lega e Forza Italia». Licenza poetica, con gran finale: «L'Italia ha bisogno del vostro successo per il futuro, anche se nel mio futuro c'è la tomba».

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
01/05/2022 19:56:48


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