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Mondo Politica: intervista a Domenico Duranti uomo di punta del Pd a Città di Castello

"La vittoria elettorale merito delle politiche innovative del partito"

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All’interno del Partito Democratico di Città di Castello (ma a suo tempo dei Democratici di Sinistra), è una fra le figure più importanti da quasi trent’anni. Anche a livello istituzionale, Domenico Duranti è stato assessore per dieci anni (dal 2001 al 2011), occupandosi di bilancio, urbanistica e sviluppo economico e più volte consigliere comunale nel capoluogo tifernate, senza dimenticare gli incarichi all’interno del partito.

Duranti, in più legislature Lei ha seduto in consiglio comunale, ricoprendo anche la carica di assessore. Cosa è cambiato, con il passare del tempo, nel modo di fare politica?

“Dal 1993 ad oggi, indubbiamente molto è cambiato. La riforma attuata con la legge 80 del 31 marzo 1998 ha scisso definitivamente la politica dalla gestione, indicandola come una condizione necessaria per garantire il buon andamento della macchina pubblica. Non condivido appieno questa impostazione, con la quale la politica deve solo attenersi a dare indirizzi. Chi fa politica si presenta di fronte agli elettori e si assume delle responsabilità. Chi fa politica può e deve avere i mezzi a disposizione per portare avanti legittimamente e nel rispetto delle leggi le sue linee politiche e purtroppo non sempre è così”.

Le recenti elezioni amministrative, non solo a Città di Castello, hanno rivalutato il Partito Democratico. A cosa si deve ciò? Alla lezione del 2019 (Concorsopoli e perdita della Regione), ai limiti di governo che emergono nel centrodestra, oppure a un nuovo modo di porsi nei confronti soprattutto della gente?

“Il Partito Democratico ha indubbiamente avuto un ottimo risultato alla passata tornata elettorale, oltre alla elezione di un sindaco espressione di questo partito. Questo è anche dovuto a un necessario rinnovamento generazionale che nulla ha o aveva a che vedere con il passato. Su 8 consiglieri comunali del Pd, solo il sottoscritto ha avuto esperienze precedenti, assieme al consigliere Massimo Minciotti, che fra l’altro ha una sola legislatura alle spalle. Tutti gli altri sono giovani, sia politicamente che anagraficamente. Occorre ovviamente dare loro del tempo, tempo di crescere e - perché no - anche di fare errori per riuscire a portare avanti le loro idee. Trovo giusto e positivo che i giovani si impegnino. Dobbiamo renderci conto che le loro istanze, i loro problemi non sono solo loro, ma sono gli scenari di una intera prospettiva di vita del Paese. Spero che vedere tanti giovani impegnati possa servire da esempio e diventare lo stimolo di domani, magari anche solo per limitare la piaga dell’astensionismo”.

Stefania Proietti del centrosinistra presidente della Provincia di Perugia e Donatella Tesei del centrodestra presidente della Regione dell’Umbria. La componente politica può rischiare di prevaricare quella amministrativa?

“Non credo possa avvenire: quando si parla di istituzioni, è sempre a prescindere dalle appartenenze politiche. Se le scelte vengono costantemente concertate e mai imposte, la soluzione si trova sempre. Forse qualcuno penserà a dalle perdite di tempo o ritardi: spero che non solo Regione e Provincia, ma i rappresentanti di tutte le istituzioni, dovranno lavorare tenendo presenti tutte le componenti politiche e soprattutto le esigenze dei territori”.

Città di Castello vi ha da poco confermato la fiducia. Nel segno della continuità è però necessario cambiare qualcosa e dove?

“Le elezioni sono state un successo non sulla continuità, ma su un rinnovamento. Ho detto prima delle novità in consiglio comunale, ma lo stesso vale per la giunta, che vede solo un assessore confermato. Il sindaco Luca Secondi ha portato nuove idee e lo sentiremo in consiglio, dove presenterà le sue linee programmatiche. In questo momento non voglio anticipare né prevaricare il sindaco: se mi posso permettere solo un aspetto, credo che dovremo prendere atto che alcune politiche sul centro storico vadano riviste. A onor del vero, posso anche dire che, pur essendo un male comune generalizzato a tutte le cittadine simili per dimensioni a Città di Castello, tali problematiche derivano da anni, quindi anche quando io ricoprivo l’incarico di assessore le problematiche erano simili e di difficile soluzione”.

Qual è in questo momento la persona che ritiene più adatta per salire al Quirinale?

“Non so chi possa essere il miglior Presidente della Repubblica possibile. Auspico un’alta figura non necessariamente politica. L’Italia ne è piena. Resto dell’idea che non può essere presa in considerazione la candidatura dell’attuale Presidente del Consiglio. Sarei anche propenso per un nuovo mandato all’attuale Presidente, Sergio Mattarella. Qualora ce ne fosse stato bisogno ha dimostrato - come d’altronde i suoi ultimi predecessori - come deve essere un Presidente della Repubblica. Se proprio mi chiede di fare un nome, ma solo in caso di rifiuto di Mattarella, farei solamente il nome di Sabino Cassese”.

Redazione
© Riproduzione riservata
12/01/2022 10:06:48


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