Opinionisti Mariantonietta Nania

Natale è qualcosa che ha a che fare con Dio e con la luce

Buon Natale 2021

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Una miriade di lucine sfavillanti e colorate ci parla del Natale in arrivo e del nostro atavico bisogno di luce nel momento più buio dell’anno. Si dice che il Natale abbia perso il suo vero significato e che sia una delle feste più commerciali e false. C’è chi per questo si dissocia dalla gioia dell’attesa, c’è chi non sopporta gli auguri fatti in serie, ma senza vero intento, chi si intristisce pensando a ciò che non va e a chi non c’è più in quel quadro di festa e lucine. C’è chi spende un sacco di soldi per fare regali senza sforzarsi di pensare a ciò che gli altri gradirebbero davvero, chi non fa regali perché sa che non ne riceverà, chi ha paura di donare più di quanto gli sarà donato, chi si sentirà obbligato a passare del tempo con qualcuno che non ha a cuore e chi sarà solo, chi sofferente, chi al lavoro, chi inchiodato in un letto, chi lontano da casa, chi piazzato a tavola ad abbuffarsi e a bere in cerca di un senso di festa.

Sembra quasi che il Natale sia un appello al quale rispondere “presente!” con tutte le carte in regola: albero, presepe, lucine, regali, tavola imbandita, tradizioni, famiglia, auguri e sorrisi; altrimenti il “cinepanettone” non avrà rispettato i canoni socialmente stabiliti. Poi si scopre che ci sarà pure la soddisfazione, ma mancherà la gioia.

Natale è qualcosa che ha a che fare con la gioia. E la gioia è come un rivolo d’acqua che penetra nella terra e nutre le radici, e lo fa sotto, dentro, piano piano, senza clamori. Un bambino che nasce rappresenta bene l’idea della gioia.

Natale è qualcosa che ha a che fare con la speranza. La speranza è la forza che ci spinge a credere nel domani, nel buono che verrà, nel seme che diventerà albero e frutto. Un bambino che nasce rappresenta bene l’idea della speranza, racchiude tutte le speranze dell’umanità.

Natale è qualcosa che ha a che fare con l’infinito. Che siamo o non siamo cattolici o credenti, abbiamo sete d’infinito e di eternità. Sentiamo il bisogno di guardare il cielo e scorgere tra le stelle la cometa che ci guidi sulla strada giusta, abbiamo bisogno di guardare il cielo per affidargli tutto ciò che non sappiamo capire, che non riusciamo ad accettare, che abbiamo voglia di sentire.

Natale è qualcosa che ha a che fare con l’innocenza. Siamo spesso sopraffatti da pensieri scuri, dubbi, giudizio, paranoie, maldicenze, sensi di colpa, orgoglio, arroganza, presunzione: abbiamo bisogno di ricordare che con tutte le sue imperfezioni, l’essere umano è capace anche di amore, di fiducia e cura. Un bambino che nasce ci ricorda l’innocenza, la cura che gli dobbiamo, la fiducia che ci dà e l’amore per la vita.

Perché questo è certo, Natale è qualcosa che ha a che fare con l’amore. Se non c’è amore in ciò che facciamo, dal più costoso regalo al menù della festa, dal turno di lavoro alla cura di un malato, dalla compagnia ad un anziano al bollettino per beneficenza, dal canto alla preghiera, se non ci mettiamo l’amore non sarà Natale. Perderanno senso le festività così come ogni altro minuto delle nostre giornate.

Natale è qualcosa che ha a che fare con Dio e con la luce. E sta a noi far sì che Gesù-Luce nasca, siamo noi, dopo duemilaventun anni l’umanità in cui di nuovo s’incarna: siamo le sue mani e i suoi piedi per andare incontro all’altro, siamo la sua mangiatoia, il tempio che ne custodisce la divinità, così come lo sono gli altri, anche se spesso ce ne dimentichiamo o facciamo fatica a riconoscerla. “Namastè” dicono gli indiani quando si incontrano: uniscono le mani davanti al cuore, si inchinano leggermente e con una parola intendono dire “la mia anima divina, grazie alla luce presente in me, riconosce la tua anima e la tua luce”.

Ci vuole attenzione, ci vuole umiltà, ci vuole volontà. Maria disse “sì”, il sì che ha cambiato la storia dell’umanità e ha fatto da tramite, con stupore, umiltà, gioia e fiducia, tra il Cielo e la terra. Lo ha fatto andando incontro e accogliendo. “Il canto del Magnificat non nasce nella solitudine, ma nell’abbraccio delle relazioni umane, che sono il sacramento di Dio quaggiù. E lontano dalle relazioni umane, non c’è infinito.” (Ermes Ronchi)

Dio si presenta come Padre perché noi possiamo sentirci fratelli. Se chiudiamo gli occhi sul fratello, se cediamo all’egoismo e all’indifferenza non c’è Natale che tenga, non c’è vera gioia, non ci sarà mai. E la cosa buffa è che lo stesso vale anche per chi non crede in Dio o gli dà nomi diversi. Alla fine la vera gioia viene da lì per tutti. Scrive Nazim Hikmet, poeta turco, nell’ultima lettera al figlio:

[...]
Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:

credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell'uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!

“Natale è la convinzione santa che l’uomo ha Dio nel sangue; che dentro il battito umile e testardo del mio cuore palpita un altro cuore che, come nelle madri in attesa, batte appena sotto il mio. E lo sostiene. E non si spegne più.” (Ermes Ronchi)

Ecco, un “Buon Natale” è qualcosa che, secondo me, dovrebbe racchiudere tutto questo. Buon Natale! Mariantonietta Nania

Mariantonietta Nania
© Riproduzione riservata
21/12/2021 16:21:14

Mariantonietta Nania

MARIANATONIETTA NANIA: Nata a Napoli nel 1970, vive da sempre tra Umbria e Toscana. Dopo la laurea in Pedagogia, una borsa di studio in Psicologia Sociale l’ha portata come ricercatrice in Egitto alla scoperta delle fiabe arabe. Al Cairo ha trascorso quasi tre importantissimi anni, anche insegnando al Liceo Scientifico internazionale italiano Leonardo da Vinci. Ha vissuto e lavorato a Roma e Palermo per stabilirsi poi a Sansepolcro (AR) e tornare all’insegnamento, ma nella Scuola Primaria. Ama viaggiare, leggere, scrivere, far foto, dipingere e cantare.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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