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Mondo Politica: intervista a Franco Mollicchi esponente del Pd di Sansepolcro

"La nostra sconfitta é frutto di mancati accordi con il mondo economico e associativo"

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È una delle figure con maggiore esperienza in assoluto – anche a livello di preparazione e conoscenza politica – all’interno del Partito Democratico di Sansepolcro. Franco Mollicchi è stato impegnato durante la campagna elettorale in favore di Andrea Laurenzi, senza essere stato però candidato; a lui, l’analisi del voto e il compito di individuare le ragioni di un esito che non ha dato ragione al centrosinistra.

Mollicchi, il preludio della seduta di insediamento, con quanto accaduto per l’elezione del presidente del consiglio comunale, è stato anche il primo sintomo di un confronto che si preannuncia piuttosto deciso?

“Conosco poco la vicenda, ma penso che rientri nell’ambito della normale dialettica. Non ci vedo alcun risvolto politico di fondo, per cui credo che si tratti di una questione circoscritta. Il vero confronto fra maggioranza e opposizione è quello che emergerà sulle proposte e sui fatti concreti”.

Ripensando all’esito elettorale, è stato un errore oppure no quello della coalizione di centrosinistra di non accettare le condizioni del Psi, che poi si è alleato con gli avversari?

“Non siamo stati noi che non abbiamo accettato le condizioni poste dal Psi, ma è lo stesso Psi che ha deciso, stranamente, di percorrere un’altra strada, da noi le poltrone si devono conquistare. Comunque sia, non legherei la sconfitta soltanto a questo motivo. Il risultato della coalizione deve essere letto, a mio avviso, su due fronti: da una parte – è fuori discussione – c’è stata la sconfitta; dall’altra, emerge pur sempre il risultato del Partito Democratico, che si è consolidato nel contesto di un centrosinistra a sua volta ricompattato e questo è un dato politico significativo. Però, tutto questo non è servito per vincere e stiamo di conseguenza valutando le ragioni della sconfitta elettorale”.

Altri rimpianti particolari per un esito delle urne determinato da 370 voti e 185 elettori?

“L’elemento penalizzante è stato quello di non essere riusciti a sviluppare una penetrazione sociale ed elettorale fra le varie realtà (mondo economico, delle associazioni e dei professionisti) e questo non ci ha permesso di spiegare il progetto innovativo che caratterizzava il nostro programma elettorale. E di elementi vi erano: la piattaforma di dialogo fra i biturgensi all’estero (con le loro esperienze) e la realtà di Sansepolcro per dare una lettura diversa dei problemi è un’idea fortemente innovativa, che ci avrebbe peraltro consentito di portare Roberto Pancrazi in consiglio comunale”.

Si predica da tempo la necessità di volti nuovi e di forze giovani in politica. Voi ne avete proposti diversi nella coalizione, assieme a figure più esperte, ma non è servito nemmeno questo. E allora?

“Questa campagna elettorale ci ha lasciato un patrimonio di persone che si sono avvicinate e parlo non soltanto di coloro che erano candidati di lista. C’è stata infatti gente che ha preso la tessera del Pd e che ora è disposta ad avviare un percorso per il futuro assieme a noi. È dunque una ricchezza della quale dobbiamo tener conto in vista di un domani nel quale dovremo inserire la nuova classe dirigente del partito”.

L’uscita della sinistra dal consiglio comunale: è mancato un candidato, oppure una figura di riferimento forte?

“Quando ci si presenta a una competizione elettorale e i risultati dicono che non vi sarebbe stata rappresentanza consiliare nemmeno in caso di vittoria, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Sono convinto che vi siano figure determinanti, ma il risultato è dato da una somma di cose: evidentemente, le proposte di questa forza politica non hanno incontrato il consenso degli elettori. Resta tuttavia il contributo ideologico e di intelligenze che è fondamentale per la nostra alleanza, perché per esempio i temi del lavoro e della giustizia sociale sono istanze importanti”.

Il centrosinistra si è dunque ricompattato, come già sottolineato. È questo il punto dal quale ripartire, sapendo che vi sono davanti cinque anni per riprendersi il governo di Palazzo delle Laudi?

“Questo deve essere, perché dobbiamo mantenere unita l’attuale coalizione e, se possibile, ampliarla. C’è una base consolidata che ci viene dall’esito elettorale: in questo lasso di tempo che ci separa dalle prossime consultazioni, dobbiamo cercare di alimentare sempre più i rapporti e di potenziarli”.

Redazione
© Riproduzione riservata
24/11/2021 09:28:46


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