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Mondo Economia: intervista a Gabriele Bigiarini dell'agriturismo Terra di Michelangelo

"La situazione per il nostro settore é gravissima"

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La classica azienda di famiglia con sede in un luogo davvero suggestivo, che dalla collina di San Polo, a Caprese Michelangelo, domina un panorama tutto da ammirare. Lui è Gabriele Bigiarini, titolare dell’agriturismo Terra di Michelangelo nel contesto di un’azienda agricola imperniata principalmente sull’allevamento dei maiali di cinta senesi.

Bigiarini, in che misura il Covid-19 ha inciso sulle attività di ristorazione e alberghiera?

“Si può ben immaginare: sono praticamente ferme entrambe. Sia il ristorante che le camere sono vuoti, salvo qualche unità presente in zona per motivi di lavoro e non certo per turismo. Dopo il lockdown di primavera, avevamo ricominciato a lavorare in estate e questo ha un tantino tamponato le perdite precedenti, ma ora ci siamo di nuovo bloccati e allora abbiamo deciso di concentrarci sull’azienda agricola, facendo una precisa scelta: quella di vendere i prodotti di qualità della nostra azienda agricola, vedi farina, salumi e derivati. Qualcosa si comincia a muovere”.

Avete beneficiato dei ristori e in quale misura?

“Sì, qualcosa è arrivato, ma se solo pensiamo alle bollette mensili dell’elettricità si capisce che le cifre stanziate servono a poco. E poi c’è un altro aspetto: i ristori sono un conto, poi subentra l’applicazione di regolamenti che sono macchinosi fra ristoranti e agriturismo. Ci si mettono poi di mezzo le eccezioni, che “stranamente” vanno sempre a discapito di ciò che devi avere”.

Alla luce di ciò che è avvenuto e dell’incertezza che ancora regna a livello generale, quanto risulta difficile programmare il 2021?

“In parte ho già risposto. Stiamo investendo sulla valorizzazione dei nostri prodotti: alleviamo i maiali di cinta senese, dai quali si ricavano i salumi, poi abbiamo la nostra farina, i biscotti e i barattoli di ragù. Stiamo studiando una nuova formula di vendita, perché finora la promozione dei prodotti era sviluppata in funzione dell’utilizzo del ristorante, quindi si tratta ora di cambiare veste, cosa che non si concretizza in un solo giorno. L’interesse per le cose buone e salutari c’è sempre, poi sul conto dell’agriturismo abbiamo già ora le richieste per l’estate da parte dei nostri affezionati clienti che abbiamo fidelizzato. Anche per ciò che riguarda il ristorante, sono già state prenotate cerimonie per il periodo primaverile; al momento, tuttavia, viviamo con sopra una spada di Damocle”.

È giusta l’applicazione delle regole uguali per tutti per ciò che riguarda le ristrettezze, oppure è penalizzante in particolare per le attività di ristorazione?

“Sicuramente non vi è stata semplificazione, però capisco anche che di ristrettezze vi sia bisogno. D’altronde, bar e ristoranti sono i luoghi nei quali si toglie la mascherina per mangiare e per bere, poi aleggiano anche i dubbi, per cui spesso accade che chi è libero di farlo non si sposta per timore. Non capisco inoltre perché si insista sulle colorazioni fra regioni quando le situazioni sono diverse a seconda della provincia. La differenza va bene, ma teniamo in considerazione anche altri aspetti: a parità di regione, per esempio, un agriturismo in aperta campagna è ben altra cosa rispetto a un bar nel centro storico, oppure il contesto di Treviso – tanto per prendere un altro esempio – dovrebbe essere diversa rispetto a quella di Arezzo”.

Certamente, se la pandemia terminasse non si porrebbero più questi problemi. Ma quando accadrà?

“Non ho la più pallida idea. Adesso si parla persino di varianti, modificazioni del virus e vaccinazioni. Spero tuttavia che in primavera la situazione migliori e che si possa tornare a fare qualcosa, altrimenti bisognerebbe pensare seriamente a cambiare la tipologia di lavoro. Stiamo attenti a razionalizzare il più possibile, riducendo i costi e investendo di più su altri versanti”.

Preoccupato per l’immediato futuro, dal momento che sostanzialmente siamo costretti a vivere alla giornata?

“Non vorrei farmi prendere dallo sconforto. I soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa sono tanti e in fondo sono i nostri, ma quanti ne destineranno per le attività private? Si parla poi in continuazione di modernizzare il Paese e di eliminare burocrazia e balzelli, ma alla fine ci si concentra sulla lotta al denaro contante, sugli aggiornamenti e sui registratori di cassa. Se vogliamo realmente semplificare e snellire, bisogna guardare su altri versanti, quelli della svolta, ma non mi sembra che vi sia questa volontà”.        

Redazione
© Riproduzione riservata
26/01/2021 09:10:20


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