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Quattro chiacchiere con Federica Simoncelli titolare di un'enoteca a Pieve Santo Stefano

Se dovessimo fermarci di nuovo l’Italia intera finirebbe in ginocchio: usiamo la testa

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Una lunga esperienza alle spalle in un settore importante e strategico, trattandosi di una eccellenza italiana: il vino. L’enoteca Simoncelli di Pieve Santo Stefano è una realtà oramai affermata in paese, in vallata e non solo, con la sua cantina e un raffinato negozio nel quale il pregio di un bicchiere di vino si accompagna con altri gustosi sfizi. Un’azienda a conduzione familiare, con Federica Simoncelli pronta a riprendere saldamente il timone dopo la parentesi dell’emergenza Covid-19.

Simoncelli, quali sono state le ripercussioni del lockdown sulla vostra attività?

“Pur essendo fra quelle catalogate come essenziali, siamo rimasti aperti solo al mattino fino alle 12.30 per la vendita di vino, ma anche di olio, formaggi e acqua. Nel pomeriggio l’enoteca rimaneva chiusa, ma noi facevamo ugualmente le consegne a domicilio. La botta l’abbiamo subita anche noi: pensiamo soltanto ai ristoranti delle realtà termali della vicina Romagna che si servono da noi per il vino sfuso. Il settore avverte sofferenza e di privati se ne vedono ancora pochi”.

Ma dal 18 maggio, giorno della riapertura, qualcosa si è finalmente mosso?

“Il 18 maggio abbiamo riaperto anche nel pomeriggio, preparando gli aperitivi. È comunque tuttora una ripartenza a rilento, perché fra l’altro questo era il periodo buono per turisti, stranieri e persone di passaggio: purtroppo, il movimento ancora non si vede e la gente è presente in percentuale alquanto minima, per cui al momento dobbiamo fare affidamento sui nostri compaesani, in attesa del mese di agosto, che speriamo riesca a sbloccare sul serio la situazione”.

A Pieve Santo Stefano, quello del Covid-19 è stato un capitolo appena aperto e subito chiuso. Merito anche dei pievani?

“Direi proprio di sì. Intanto, sottolineo che siamo stati soprattutto fortunati, ma la buona sorte ci ha assistito anche perchè sono stati i cittadini a comportarsi bene. Tutte le persone che ho visto in giro nei momenti più delicati portavano la mascherina e rispettavano i distanziamenti, per cui anche i piccoli focolai “importati” in paese sono stati subito efficacemente circoscritti. Ottima anche la gestione della rsa”.

E con i protocolli anti Covid-19 come vi regolate?

“Abbiamo un ingresso alla cantina che è molto ampio, per cui tutto diventa più semplice, anche se io non ho mai fatto entrare più di una persona per volta. Dal 18 maggio, abbiamo riaperto anche il negozio-enoteca e vi sono porte in entrata e in uscita; i posti a sedere collocati all’interno sono diminuiti per ovvi motivi, ma possiamo usufruire gratuitamente degli spazi esterni e di fatto ciò che ci è venuto a mancare dentro lo abbiamo recuperato fuori. La sanificazione è per noi una parola d’ordine: subentra in automatico a ogni uscita del cliente e serviamo le pietanze in piatti monouso di carta e plastica, che vengono subito gettati”.

Preoccupata per un possibile ritorno del virus?

“A parte il fatto che non sappiamo a chi dar retta, perché anche fra gli stessi esperti i pareri sono spesso discordanti, ho notato che dalle nostre parti il comportamento delle persone continua a essere rispettoso, mentre fuori comprensorio, almeno nei posti in cui sono stata, non è proprio così. Non si può ancora agire come se le normalità fosse piena e a rimettere in circolo i contagi anche nelle zone rimaste pulite si fa presto. Il virus non deve riprendere la sua corsa. Mi appello pertanto all’intelligenza e alla coscienza dei singoli: se dovessimo fermarci di nuovo per questo motivo, l’Italia intera finirebbe in ginocchio e a quel punto non ci rialzeremmo più”.         

Redazione
© Riproduzione riservata
08/07/2020 07:49:45


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