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Cinque domande con...Massimo Massetti assessore del comune di Città di Castello

L’insegnamento per il futuro dovrà essere quello di imparare a fare il passo secondo la gamba

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Covid-19 e sport, ma non solo: l’attività agonistica e motoria più in generale sta riassaggiando fette di normalità e di questi argomenti parliamo con Massimo Massetti, assessore allo sport di un Comune, quello di Città di Castello, nel quale un terzo della popolazione si dedica allo sport, chi in maniera più impegnata e chi in forma strettamente amatoriale, allo scopo di stare in salute.

Assessore Massetti, quali problemi comporta la riapertura degli impianti sportivi in questa fase?

“E’ ripartito il tennis, dove inizialmente si potevano giocare solo partite di singolo. Bene: abbiamo avuto la bellezza di 50 ore di prenotazione dei campi. Ha ripreso anche l’atletica leggera con i nostri due esponenti di caratura nazionale, Giovanni Faloci e Gregorio Giorgis, ma nel frattempo ci eravamo preparati alla riapertura degli impianti tenendoli in piedi con interventi di manutenzione eseguiti dai dipendenti di Polisport e dal 1° giugno ricominciano anche le piscine. Domenica 31 maggio è stata la volta del ciclodromo e presto sarà così anche per rugby e pallavolo femminile, con l’attività legata all’aspetto atletico e con disciplinari diramati dalle rispettive federazioni. In alcuni impianti opera il personale del Comune, in altri lo fa in collaborazione con le società sportive. È poi fresca la firma dell’accordo con Afor per l’impianto dei Laghi Spadi, un’area stupenda riqualificata con fondi europei”.

Quali sono le preoccupazioni nell’attuale fase di riapertura, ora estesa anche alle regioni?

“Ce n’è fondamentalmente una: quella che vi sia meno attenzione rispetto a prima. Non dobbiamo comportarci come se tornassimo dalle ferie estive o dalle vacanze di Natale. Pur avendo iniziato a conoscere il virus, non sappiamo cosa potrà accadere in futuro, per cui bisogna evitare la probabilità che si diffonda; l’attenzione deve essere massima: ne va della nostra economia, che già ha preso una bella botta e che quindi non può permettersi un nuovo blocco”.

Fra le tante questioni poste sul tavolo dall’emergenza Covid-19, c’è quella relativa alla distinzione delle competenze fra Stato e Regioni. È il caso di fare chiarezza?

“Credo proprio di sì. Abbiamo più volte parlato di conferenza Stato-Regioni, poi la pandemia ha evidenziato che molte Regioni non erano in sintonia con lo Stato, a causa anche delle differenti prerogative che distinguono una regione dall’altra. Dico allora che un determinato grado di autonomia deve esservi, fermo restando che le redini debbano rimanere in mano al governo centrale”.

Ultimo anno per l’attuale legislatura a Città di Castello, che presto dovrà iniziare a preparare il dopo-Bacchetta. Nel caso, Lei è ancora pronto per proseguire il suo mandato, o comunque per rimanere in corsa?

“E’ ancora prematuro parlarne. Dovremo intanto fare delle valutazioni all’interno delle forze politiche che guidano la città. Io non sono uno che si tira indietro: disposto sempre a dare il mio contributo, ma pronto – qualora le indicazioni fossero diverse - anche a farmi da parte. Sono una persona che vive la politica con molta tranquillità e l’obiettivo mio rimane quello di servire la collettività. Sarà importante – questo sì – dare continuità al lavoro di Luciano Bacchetta, che ha dimostrato di aver fatto bene. Io e lui siamo ripartiti insieme nel ’93 dopo i fatti di Tangentopoli: gli obiettivi che ci eravamo prefissati sono stati raggiunti, grazie anche alla squadra che ci ha sostenuti, perché da soli non si va da nessuna parte. E comunque, l’ambizione principale rimane il bene della città”.

Cosa ci ha insegnato il periodo di ristrettezze e sacrifici che abbiamo vissuto?

“Molte volte, i nostri anziani ci avevano raccontato le difficoltà e le sofferenze del dopoguerra: ci sembrava di essere lontani da quel periodo, poi però è successo che siamo dovuti rimanere in casa, che abbiamo dovuto cambiare le abitudini e che anche il nostro metabolismo si è dovuto adeguare ai nuovi regimi. L’insegnamento per il futuro dovrà essere quello di imparare a fare il passo secondo la gamba e possibilmente anche un tantino meno; allo stesso tempo, però, dobbiamo mantenere dentro di noi l’ottimismo, perché ogni generazione è riuscita a superare le difficoltà e a fare meglio di quella precedente. La “palla” è pertanto in mano ai giovani, che dovranno fare tesoro di quanto hanno vissuto”.   

Redazione
© Riproduzione riservata
01/06/2020 09:13:55


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