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Cinque domande con...Alessandro Casi consigliere comunale ad Arezzo

Giovane ma autorevole esponente della Lega aretina

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Emergenza coronavirus e imminenti consultazioni elettorali: parola ad Alessandro Casi, giovane ma autorevole esponente della Lega aretina. Il 34enne ingegnere edile civile è entrato otto anni fa nelle file del “Carroccio”: eletto consigliere comunale nel 2015, siede sugli scranni della maggioranza di Palazzo Cavallo e dal 2017 ricopre anche la carica di segretario comunale del partito ad Arezzo.   

Consigliere Casi, come valuta la gestione dell’emergenza Covid-19 ad Arezzo?

“Il mio giudizio è positivo, perché il sindaco Alessandro Ghinelli è partito bene fin dall’inizio, chiudendo le scuole, disponendo controlli e insistendo molto sul distanziamento delle persone; ha in pratica anticipato i decreti e restrizioni del governo. E così è stato anche nella fase del picco, tanto che alla fine il nostro è stato uno dei Comuni con la minor percentuale di contagiati in rapporto alla popolazione. I problemi sono purtroppo sorti in alcune zone della provincia e mi riferisco ai morti nelle rsa di Bucine e di Montevarchi, dove la situazione è stata peggiore”.

Uno fra i temi caldi amplificati dal dilagare del Covid-19 è il rapporto con l’Europa. Un rapporto da rivedere, anche se in ultimo qualcosa sembra essersi ammorbidito?

“Mi sembra francamente che di ammorbidito vi sia poco. Questo era il momento giusto per rivedere il discorso a livello di trattati, seppure in misura contenuta perché prioritario era l’aspetto dell’emergenza. Si pone comunque l’esigenza di un’attenta analisi dei rapporti fra Stati e governi, perché abbiamo visto come si sono comportate le nazioni del nord - Germania, Olanda e Austria - a scapito di quelle dell’Europa del Sud: su tutte, Italia e Spagna, le più colpite in assoluto dal Covid-19. Dobbiamo allora iniziare noi a battere i pugni sul tavolo, anche perché se andiamo a ben vedere i due momenti storici che ci hanno caratterizzato (parlo degli anni 2000 e di ora), l’Europa nei confronti dell’Italia si comportata alla stessa maniera, deviando le necessità su altri interessi. La questione più assurda rimane la cassa integrazione: in uno Stato che vuol definirsi moderno, sarebbe arrivata subito o nel mese successivo. Qui, invece, ancora niente; in Italia non siamo ripartiti e di questi passi lo faremo fra 4-5 mesi. Per le aziende che lavorano con l’estero, significa perdita di commesse ed è noto che in casi del genere il rientro sul mercato diventi molto difficile. Alla fortuna di avere un artigianato di qualità, si aggiunge l’handicap sui prezzi, che rende l’Italia meno competitiva nei confronti della Germania”.

C’è una storica “palla al piede” che l’Italia non riesca a scrollarsi di dosso: la burocrazia. Sarà questa la volta buona per capirlo?

“E’ in effetti uno fra i mali più gravi che abbiamo e che in questo periodo di emergenza è emerso nella sua gravità. La burocrazia è padrona ovunque (banche, assistenza ecc.) e rallenta l’efficienza in tutti i rami, per cui non vi è stata rapidità nell’assistenza al cittadino. In momenti del genere, una pratica avrebbe dovuto essere evasa in dieci minuti, ma basta vedere anche i contenuti dell’attuale decreto, che in più punti riguardano tutto fuorchè l’emergenza. Martedì 2 giugno, seppure senza alcun simbolo di partito, organizzeremo ad Arezzo un evento dimostrativo contro il governo e contro la sua incapacità di gestire la situazione”.

Fra pochi mesi la Toscana tornerà al voto. È l’occasione propizia per ribaltare gli attuali equilibri da parte del centrodestra?

“In base all’ultima decisione, non ancora ufficiale, si dovrebbe andare alle urne il 20 settembre. Secondo la mia opinione, abbiamo buone chance di vittoria, anche se non sarà un’impresa facile, perché sappiamo bene in quale regione viviamo e perché conosciamo anche gli interessi trasversali che vanno oltre gli schieramenti politici. Il centrosinistra rimane avvantaggiato, però il periodo era ed è tuttora proficuo per noi: possiamo puntare sulle divisioni interne alla coalizione, che tuttavia al momento opportuno è capace di fare gruppo e possiamo puntare anche sulle divergenze evidenziatesi a suo tempo fra Enrico Rossi ed Eugenio Giani”.

Sarà il momento di tornare alle urne anche per gli aretini, chiamati al rinnovo di sindaco e consiglio comunale. Alessandro Ghinelli merita la conferma nella carica di sindaco?

“Penso proprio di sì. Anche se l’abitudine dei cittadini è quella di avere la memoria corta, basterebbe ricordare cosa ha fatto nel periodo dell’emergenza ed evidenziare lo stanziamento di due milioni di euro deliberato appena qualche giorno fa in favore di famiglie e imprese. Ma prendiamo tutto l’arco temporale del suo governo cittadino: credo che da quattro anni a questa parte sui versanti del turismo - prendiamo “La Città del Natale” - e della polizia municipale (leggi sicurezza) Arezzo abbia compiuto un consistente salto di qualità. A livello turistico, è ora una città conosciuta e inserita nei principali circuiti. Ricordo quando anni addietro venne Matteo Salvini: lo portammo poi a fare un giro e rimase stupito del fatto che una città così bella non fosse conosciuta. Adesso non lo direbbe più”.       

Redazione
© Riproduzione riservata
28/05/2020 07:01:29


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