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Cinque domande con...l'Onorevole di Forza Italia Maurizio D'Ettore

Figura di riferimento nell’Aretino per il partito di Silvio Berlusconi

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Da più di due anni siede a Montecitorio nel gruppo di Forza Italia. Felice Maurizio D’Ettore, docente universitario, ha un passato da coordinatore e figura di riferimento nell’Aretino per il partito di Silvio Berlusconi, prima della sua elezione alla Camera dei Deputati nel marzo del 2018. Con lui, affrontiamo oggi i problemi di stretta attualità legati al Covid-19.

Onorevole D’Ettore, quale giudizio esprime sulle manovre governative messe in atto per fronteggiare il Covid-19?

“L’ho già dichiarato più volte: questo governo non ha una visione e prospettive nel suo complesso. Fino a poco tempo fa sono stato in commissione bilancio e non ho percepito alcuna reale intenzione di stare a fianco di imprese e famiglie: solo misure che parcellizzano gli interventi e che sono il frutto di continue mediazioni, non di un’idea precisa su da farsi. Provvedimenti utili, ma che poi non arrivano al risultato concreto, vedi quelli sull’esigenza di liquidità immediata che sta diventando impellente, anche perché si impantanano sulla burocrazia. Noi abbiamo presentato diversi emendamenti, come quelli per portare i finanziamenti alle imprese a 30mila euro e per allungare i termini dell’ammortamento, ma ci sono stati respinti”.

La burocrazia – da tempo ritenuta una sorta di “palla al piede” di questo Paese – quanto sta pesando in questo difficile momento?

“Tantissimo! Pensiamo soltanto al cammino che si deve percorrere partendo dai decreti legge: vi è una messe di provvedimenti attuativi per le specifiche ministeriali, senza parlare della enorme quantità di produzione normativa. È evidente quindi che vi sia bisogno di una semplificazione e di un processo di snellimento, tanto più che il sistema in sé stesso è sclerotizzato e non efficace. Anche l’erogazione degli 80 miliardi complessivi di euro, per esempio, non si rivela sufficiente: penso che sarebbe stata più opportuna una moratoria fiscale molto lunga”.

Lei, onorevole, è in primis un docente universitario. Qual è la sua parola chiave in questo momento?

“Ricerca, unita con innovazione, perché a essa è finalizzata. Ricerca in ambito sanitario, perché un’altra pandemia potrebbe riproporsi in futuro. E poi, ricerca e innovazione nel campo della produzione industriale. Dobbiamo da una parte cercare di fare prevenzione e di non farci trovare impreparati e dall’altra adeguarci a nuovi modelli produttivi, ma con la parcellizzazione delle risorse tutto diventa più difficile”.

Rapporti con l’Europa da rivedere? E in che modo?

“Diciamo che vi sono diversi aspetti da rivedere. L’Italia è uno degli attori principali dell’Unione Europea e ha bisogno dell’Europa. C’è un dato oggettivo costituto dal ruolo della Banca Centrale, che ha ci ha garantito il sostegno con i nostri titoli. Più di 1000 miliardi sono stati inseriti nel fondo per la coesione e lo sviluppo e per le casse integrazioni. Anche la Banca Europea degli Investimenti ha stanziato risorse, ma tutto ha un senso se l’Italia ha un governo autorevole. Se dunque vogliamo auspicare un’Europa più solidale, dipenderà da noi italiani: l’Europa deve aiutare i Paesi più in difficoltà, ma noi dobbiamo essere in grado di saperci costruire fiducia e credibilità”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze e sacrifici?

“Che occorre un Paese unito per fronteggiare qualsiasi tipo di difficoltà. Purtroppo, l’attuale governo non ha cercato questa unità, perché ha ignorato i consigli e le proposte delle opposizioni. Inutile quindi che le famiglie e gli italiani abbiano dimostrato disciplina: c’è bisogno di un altro governo, di un governo che non parcellizzi le risorse e di un governo che non decida di fare una cosa per poi ripensarci in Parlamento, perché magari le componenti di esso non vanno d’accordo. L’Italia è forte e ha un tessuto sociale forte, ma se vogliamo davvero il rilancio del Paese occorrono una maggiore coesione e la capacità di saper ascoltare tutti. Dobbiamo in questo momento venire incontro alle categorie svantaggiate e a famiglie e imprese che necessitano di liquidità: la mano pubblica deve assolutamente fare questo, anche per evitare di dover alzare la soglia della povertà”.      

 

Redazione
© Riproduzione riservata
26/05/2020 07:35:43


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