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Cinque domande con...l’onorevole Stefano Mugnai

Un impegno iniziato ai tempi della Democrazia Cristiana e poi proseguito con Forza Italia

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Parla senza peli sulla lingua di Covid-19 e politica l’onorevole Stefano Mugnai, 50 anni, valdarnese e oramai “cavallo di razza” della politica non solo locale. Un impegno, il suo, iniziato ai tempi della Democrazia Cristiana e poi proseguito con Forza Italia. Eletto consigliere regionale toscano nel 2010 con il Popolo della Libertà, è stato candidato presidente nel 2015 e dopo le politiche del 2018 è diventato deputato e vicecapogruppo alla Camera per Forza Italia.

Onorevole Mugnai, come è stata gestita l’emergenza Covid-19 in Toscana?

“Male come da altre parti: nonostante le rassicurazioni su determinati risvolti, ci siamo fatti trovare impreparati. Qui da noi le cose possono essere andate meglio che da altre parti d’Italia, però anche in Toscana abbiamo avuto morti e contagiati in ospedali e residenze sanitarie assistite. E spiego meglio il concetto: nonostante le scarse informazioni sul virus, vi erano degli elementi di certezza ai quali facevo riferimento sopra, ossia gli anziani con patologie delicate che erano a serio rischio. Ciononostante, l’impreparazione è stata totale: sono valdarnese e conoscevo bene alcune delle quasi 40 vittime fra le rsa di Montevarchi e di Bucine, così come conosco gli operatori delle strutture. Si tratta di personale contagiato e asintomatico che ha continuato a lavorare perché nessuno andava a dargli il cambio e che chiedeva forniture di mascherine e tute”.

È il caso allora di rivedere l’impostazione più generale della sanità?

“Prendo l’esempio della Lombardia e della Toscana: in Lombardia c’è una forte incidenza della sanità privata, mentre in Toscana la sanità è quasi completamente pubblica. Nella diversità dei due sistemi, c’è un comune denominatore: entrambe le regioni sono “ospedalicentriche”, a scapito del territorio. Non a caso, il Veneto ha risolto meglio la situazione proprio perché la rete territoriale funziona meglio. La riforma della sanità voluta in Toscana dal Pd e finalizzata alla riduzione dei costi ha finito con il tagliare posti letto e servizi, per cui non ha senso che il presidente Enrico Rossi esibisca ora le lacrime di coccodrillo”.

Nell’impostazione della “fase 2” e quindi della ripartenza, in cosa può aver sbagliato il governo nazionale, criticato per non essere stato abbastanza “coraggioso”?

“Questo è il governo peggiore della storia repubblicana nel momento di crisi peggiore in assoluto. È perfino ingeneroso accusarlo più di tanto, perchè alcuni ministri non hanno proprio la cognizione dello spazio e del tempo, né di ciò che serve al Paese. Si presentano in televisione e credono di aver svolto bene il loro compitino, come nel caso del decreto liquidità: solo parole, ma niente soldi per la cassa integrazione e niente soldi per le aziende, salvo qualche spicciolo. Alle promesse debbono seguire i fatti. Le stesse misure per i finanziamenti alle imprese sono inadeguate e tardive: è un governo balbettante, che adotta i provvedimenti più per venire incontro ai governatori delle Regioni che per una strategia vera e propria”.

In autunno si voterà per il rinnovo di presidente e consiglio regionale della Toscana. Vi sono le condizioni per uno storico ribaltone?

“Credo di sì. Eugenio Giani, il candidato presidente del centrosinistra, è bravissimo quando si tratta di aperitivi e cene. È indubbiamente una brava persona, ma poi – come si dice in gergo – sotto il vestito… niente! Francamente, Giani lo vedo debole, anche perché adesso aperitivi e cene sono vietati e mi pare che all’interno del suo schieramento non vi sia un clima di fiducia. Noi del centrodestra, allora, dobbiamo capire che il Covid-19 ha cambiato il mondo, per cui il candidato presidente dovrà essere perfettamente in sintonia con il contesto attuale e non con quello che regnava fino a febbraio. Lo scenario è sensibilmente mutato e di conseguenza anche la scelta della figura da proporre deve tener conto di tutto ciò”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze e sacrifici?

“Che gli italiani, davanti al grave problema sopraggiunto, si sono comportati con responsabilità e con netta predisposizione al sacrificio. Per tanti di loro, stare a casa ha significato zero soldi incassati, al contrario di chi ha potuto continuare a percepire uno stipendio. Il Paese ha offerto una grande dimostrazione e allora dobbiamo riconoscere al cittadino italiano un qualcosa di straordinario. La politica ha chiesto sacrifici che sono stati sostenuti e ora deve trattare il cittadino con rispetto: è stata una stagione di grande coraggio e generosità. Si è detto dei rischi corsi dai medici, ma quando il momento era alquanto difficile e i pericoli di contagio erano elevati non era facile nemmeno fare il poliziotto, oppure la cassiera in un supermercato. Eppure, c’è stato chi ha ugualmente lavorato con abnegazione. Abbiamo riscoperto il senso della comunità, un valore che non deve andare perduto e la politica ha il dovere di capire tutto ciò, ma in termini concreti”.      

Redazione
© Riproduzione riservata
20/05/2020 12:28:24


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