Opinionisti Monia Mariani

Le misure più rigide

Dati alla mano a ognuno le sue riflessioni.

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Il nostro paese ha adottato le misure di lockdown più rigide d’Europa e attualmente è l’unico realmente paralizzato.

La Spagna e l'Italia erano le uniche due nazioni in tutta Europa che avevano anche sospeso la produzione di beni e servizi non essenziali, ma solo l'Italia mantiene l'ordine di chiusura di gran parte della sua attività produttiva.

La Francia, ha adottato misure restrittive simili alle nostre anche se sport solitari e passeggiate sono permesse fino a 1 km da casa, salvo ulteriori divieti a livello comunale. Attualmente sono ancora in vigore, ma verranno ritirate l’11 maggio, giorno in cui dovrebbero riaprire le scuole. Misure simili anche in Belgio, dove i cittadini non possono lasciare i loro comuni di residenza e possono uscire di casa solo per andare al lavoro, al supermercato, in farmacia o in banca. Ma le attività fisiche continuano ad essere consentite. Misure che sembra dureranno fino al 19 aprile. Il Regno Unito dal 23 marzo è in lockdown. Ma gli inglesi nei giardini possono andare e possono praticare sport da soli o con persone con cui convivono. Anche gli olandesi hanno imposto il lockdown che però si svolge in una serie di raccomandazioni. In Austria, il lockdown è finito e i cittadini tornano liberi dopo poco più di due settimane. In Finlandia sono stati posti limiti agli spostamenti interni, ma è sempre consentito uscire di casa, mentre la Norvegia, che ha blindato i confini, ha ordinato la chiusura di scuole e luoghi pubblici ma da Pasqua le scuole sono riaperte. La Svezia sta ancora adottando misure liberali, limitandosi a vietare gli assembramenti di più di 50 persone. Anche la Danimarca, che ha chiuso scuole, teatri, biblioteche e altri luoghi pubblici, dal fine settimana di Pasqua ha riaperto le scuole.

La Germania non ha applicato nulla di simile al lockdown italiano. Anche il fine settimana di Pasqua è trascorso con i tedeschi all’aperto e fare sport nei loro parchi. In generale sono chiusi i luoghi pubblici (bar, locali, impianti sportivi), ma le aziende sono in gran parte libere di continuare a lavorare.

Misure più blande sono in atto in Paesi dell’Europa centrale e orientale. In Ungheria non c'è un lockdown nazionale, ma viene spesso imposto l’ordine per i cittadini di restare a casa, e nella Repubblica Ceca sono chiuse solo alcune attività e sono stati limitati gli accessi. Da Pasqua, ha riaperto praticamente tutto. In Slovacchia, sono vietati gli eventi pubblici e le frontiere sono state chiuse. Non c'è lockdown, ma sono state rese obbligatorie le mascherine per quando si esce di casa. In Polonia si può uscire di casa da soli o in coppia e il 10 maggio si voterà per le elezioni nazionali. In Croazia si raccomanda di evitare assembramenti. In Lituania e Lettonia le scuole sono chiuse ed è stata adottata una politica di lockdown, ma lo sport all'aperto è possibile, mentre in Estonia, oltre alla chiusura dei confini, ci sono solo misure restrittive per negozi e trasporti.

Google, con una raccolta dati mondiali ha misurato quanto si siano ridotti i movimenti delle persone, nei vari ambiti. E’ risultato che il movimento degli italiani per motivi di lavoro si è ridotto del 62%, attualmente la percentuale più alta del mondo (verso parchi, spiagge e giardini, in Italia c’è stato i n calo di movimento del 95%). I primi al mondo per immobilità. Eppure l’Italia, ancora oggi, è un Paese con la percentuale di morti in rapporto alla popolazione fra le più alte del mondo!!! Bah. Con i dati alla mano a ognuno le sue riflessioni.

Redazione
© Riproduzione riservata
18/04/2020 06:30:59

Monia Mariani

Appassionata di scrittura e narrativa e, da sempre, interessata a tematiche sociali. Ha finora pubblicato tre romanzi biografici. Il Maestro (2008), ispirato alla vita del biturgense Gino Tarducci, La Leggenda di Zillone (2010) autobiografia dell’ex pugile professionista Pietro Besi, e La Tortuga (2013) ispirato alla vita del fiorentino Giacomo Papini, cercatore di diamanti in Venezuela. Sta lavorando ad altre storie da raccontare.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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