Rubrica Lettere alla Redazione

La stretta di mano

Pericolose le lotte politiche interne in un momento di emergenza

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Nelle ultime settimane si è diffusa la convinzione, soprattutto nel social network, che la risposta del nostro Paese per fronteggiare la pandemia da Coronavirus sia stata inadeguata a causa della lentezza delle nostre autorità, determinando così l’impennata dei contagi. Questo dimostra quanto siano pericolose le lotte politiche interne in un momento di emergenza. Le critiche, infatti, per la massima parte, dipendono dal fatto che, il 7 marzo un decreto del governo con un piano per mettere in quarantena una vasta zona del nord, sia

arrivato alla stampa prima dell’entrata in vigore. Tale idiozia, (la fuga di notizie n.d.r.) ha determinato la fuga di migliaia di persone che, nel timore di non poter più raggiungere parenti e amici, sono fuggite dalle zone più colpite dal contagio verso le regioni del Sud, mettendo a repentaglio le infrastrutture sanitarie delle zone più deboli del paese. Ad osservatori attenti, non sfugge il fatto che la fuga di notizie sarebbe arrivata dall’Ufficio stampa della regione Lombardia. Se a questo poi si aggiunge che, il 27 febbraio, mentre il Presidente del Consiglio cercava di contenere il panico dell’opinione pubblica, il Presidente della regione Lombardia, durante una trasmissione televisiva, criticava l’operato del governo con indosso una mascherina protettiva, si può legittimamente ricorrere alla prerogativa della proprietà transitiva per addebitare il dolo della fuga di notizie alle tensioni politiche esistenti nel paese. Credo che il successivo decreto del governo di estendere il blocco a tutto il territorio nazionale, oltre che essere un modello virtuoso per il contenimento del contagio, sia stato anche un tentativo per limitare l’esodo. Naturalmente, le mie sono solo supposizioni, rafforzate tuttavia dal comportamento del leader dell’opposizione che ha puntato il dito contro i migranti provenienti dalla Cina e dall’Africa, insinuando che la “politica dei porti aperti abbia contribuito a diffondere l’epidemia” (sic et simpliciter!). Eppure, nonostante le tensioni politiche, gli esperti sanitari mondiali indicano l’Italia come modello da seguire per affrontare l’emergenza, tanto che il 9 marzo il Direttore Generale dell’OMS ha elogiato il nostro paese per le “misure aggressive” adottate. Queste misure aggressive hanno determinato la sospensione delle nostre vite. La nostra socialità è ridotta al minimo, gli spostamenti sono molto limitati. Siamo in isolamento volontario. La pandemia ci ha costretto a modificare le nostre abitudini facendoci scoprire più fragili. Le epidemie, lo sappiamo tutti, vanno e vengono, da secoli. E possono cambiare le nostre vite. Per prima cosa possono farci riflettere sulla nostra precarietà e la nostra instabilità. Non più appagati dalla realtà che ci circonda, sempre meno sostenuti da valori fermi e da ideali saldi di riferimento,

sopraffatti da una società che non cerca di darsi un senso e una identità perché dominata da un grande deserto emozionale e mentale, ossessionati o intimoriti dall’idea del permanente, non ricerchiamo più l’eterno e l’immutabile, sottovalutiamo la necessità del mistico e dello spirituale e ci siamo abituati ad apprezzare i vantaggi, veri o presunti, degli oggetti nati per avere vita breve. Per seconda cosa ci possono portare a un cambiamento strutturale. Quando arrivò la peste, i nostri antenati la presero come una punizione divina, però servì ad accelerare la disgregazione del feudalesimo perché morirono così tanti contadini che i proprietari terrieri persero il potere su di loro. Così come l’influenza del 1918, probabilmente servì ad accelerare la nascita della sanità pubblica. Sconvolgendo le nostre vite e provocando dolorose tragedie, la pandemia potrebbe cominciare a farci accettare l’imprevedibilità. Anche quella legata all’astenersi a stringere la mano. Gli anziani del mio paese mi hanno sempre raccontato che in passato non esistevano contratti scritti, la forma in uso e la consuetudine era "la stretta di mano". Se qualcuno non rispettava l’accordo e veniva meno al patto, nessuno mai avrebbe più fatto affari con quel soggetto privo di" Onore" che si rimangiava la parola data. La nostra società, condizionata dal calo repentino dei valori, oggi rinnova il rituale della stretta di mano con estrema leggerezza e superficialità. Per fortuna esistono ancora delle oasi di normalità, di persone che ritengono una stretta di mano più forte di qualsiasi contratto nero su bianco. Persone che rappresentano il “modello” nell’etica delle relazioni, e proprio per questo condividono, in modo chiaro e forte, un insieme di "Valori" che riconoscono, la cui osservanza deve essere di fondamentale ed imprescindibile importanza per il funzionamento e l’affidabilità delle relazioni stesse. Oggi che, in piena emergenza dobbiamo delegare le nostre relazioni all’interazione a distanza tramite software, servizi VoIP gratuiti, o videoconferenze, sappiamo che solo investendo nel valore del contatto umano possiamo instaurare relazioni autentiche, in grado di fare la differenza.

Forse è questo quello che manca di più in questo momento.

Cordiali saluti

Consigliere Giuseppe Torrisi

Redazione
© Riproduzione riservata
16/03/2020 18:39:43


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