Cassa Integrazione Artigiana, Arezzo è la prima in Toscana per utilizzo

Mascagni (Cna): “Il manifatturiero aretino sta affrontando una fase di forte difficoltà”
Arezzo si scopre sempre più fragile sul fronte del lavoro artigiano. A evidenziarlo sono i dati E.B.R.E.T. relativi all’utilizzo della cassa integrazione nell’ultimo quadrimestre del 2025 e nel primo trimestre del 2026, che mostrano una crescita costante delle aziende costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali, con il comparto orafo ancora una volta tra i più colpiti.
Da settembre a dicembre 2025 le imprese aretine che hanno attivato la cassa integrazione sono passate da 64 a 121, mentre i dipendenti coinvolti sono saliti da 319 a 703. In aumento anche le ore richieste, arrivate a dicembre a quota 46.258. Complessivamente, nell’ultimo quadrimestre del 2025, le risorse erogate a sostegno del reddito hanno superato 1,2 milioni di euro.
L’inizio del 2026 non ha invertito la tendenza. Tra gennaio e marzo le aziende coinvolte sono cresciute ulteriormente fino a 182, con 980 lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali. In tre mesi sono stati erogati oltre 1,6 milioni di euro.
“A pesare maggiormente è la crisi dell’oreficeria e della metalmeccanica, che insieme rappresentano il 77% del ricorso alla cassa integrazione – spiega il presidente di CNA Arezzo Fabio Mascagni –. Solo l’oreficeria incide per circa il 60% del totale. Seguono pelletteria, cuoio, calzature e tessile-abbigliamento con il 16%, mentre il restante 7% riguarda servizi alla persona, legno-arredo, comunicazione e grafica”.
Particolarmente allarmante il dato regionale. “Nel primo trimestre 2026 Arezzo è risultata la provincia toscana con il più alto utilizzo della cassa integrazione artigiana, concentrando il 36% dell’intero ricorso regionale – continua Mascagni –. Un dato che distanzia di dieci punti percentuali Firenze e vale più del doppio rispetto a Prato”.
Anche il settore edile mostra segnali di rallentamento. Secondo i dati della Cassa Edile Artigiana aretina, tra gennaio 2025 e gennaio 2026 le aziende sono scese da 445 a 437 e gli operai da 1.487 a 1.460. Il dato più critico riguarda però le ore lavorate, diminuite di quasi il 10%, segnale di un rallentamento dei cantieri e di una minore operatività complessiva. Preoccupa inoltre l’impennata della cassa integrazione: le ore di CIG sono aumentate del 54,45%, passando da 5.662 a 8.745.
“Dietro questi numeri emerge una provincia che prova a resistere – conclude Mascagni – ma che si trova a fare i conti con il rallentamento dei mercati internazionali, l’aumento dei costi e un’incertezza economica che sta colpendo in modo particolare il manifatturiero aretino”.
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