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Pavoncella in declino, la Toscana riapre la caccia ignorando ISPRA

Esposto di Alleanza Antispecista alla Regione e alla Corte dei Conti

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La riapertura della caccia alla Pavoncella (Vanellus vanellus), resa possibile dall’esecutività della Delibera di Giunta Regionale Toscana (Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale) n. 1501 del 20/10/2025, è stata già oggetto di una diffida formale alla Regione da parte di WWF, Enpa, Lac, Lav, Legambiente e Lipu, che avevano chiesto il ritiro immediato del provvedimento e l'interruzione degli abbattimenti.

Tuttavia, a distanza di ben tre settimane dalla diffida stessa, le Associazioni sopra citate non hanno ricevuto alcun riscontro dall’Ente Regionale Toscano. Di fronte a questo silenzio, Alleanza Antispecista ODV, in data 31.12.2025, ha inviato formale Esposto alla Regione Toscana, all’ISPRA ed alla Corte dei Conti, chiedendo in primis alla Regione Toscana un riesame della validità della Delibera 1501/2025, valutandone la conformità anche ai limiti di potestà della prorogatio e, eventualmente, annullandola in autotutela.

Al centro della contestazione vi è una scelta che incide su un bene oggi tutelato direttamente dalla Costituzione: la biodiversità (art. 9 Cost.). La Pavoncella è una specie in stato di conservazione sfavorevole a livello europeo: negli ultimi 27 anni la popolazione è diminuita tra il 30 e il 49%, come attestato dai dati ufficiali di BirdLife International e richiamato dallo stesso Piano di gestione nazionale.

Nonostante ciò, la Regione Toscana ha autorizzato un prelievo massimo di 997 esemplari, basandosi sul presunto “silenzio-assenso” dell’ISPRA, il cui parere scientifico è stato dato per acquisito in quanto non pervenuto entro 30 giorni, come previsto dall’art. 18, comma 2, L. 157/1992 (vedasi, BURT parte II, n. 48, 26.11.2025). Il documento ISPRA in realtà è giunto solo con un ritardo di tre giorni ed ha rilasciato un parere scientifico assolutamente negativo. Secondo ISPRA, tenendo conto dei dati reali di prelievo e del fatto che la caccia inciderebbe prevalentemente sulla popolazione svernante, il numero massimo cacciabile che può risultare sostenibile non dovrebbe superare i 60 esemplari, cifra molto lontana dai quasi mille della Regione Toscana. Ma prioritariamente, in un contesto ambientale in cui le criticità restano marcate, si sarebbe dovuto attuare un programma di ripristino degli habitat che favorisse la ripresa delle popolazioni, procedere con attenti monitoraggi e solo successivamente, non certo dall'anno in corso sottolinea l'Istituto, pensare ad una riapertura contingentata del prelievo venatorio. Ignorare questi dati in ambito ambientale, dove la legge esclude esplicitamente il ricorso al silenzio-assenso, significa esporre la biodiversità, ossia un interesse primario costituzionalmente tutelato, a valutazioni politiche discrezionali, spesso funzionali ad esigenze elettoralistiche piuttosto che scientifiche.  

La Delibera tra l’altro non tiene conto degli obblighi internazionali AEWA e della Direttiva Uccelli, aggira il principio di precauzione, fondamento del diritto ambientale europeo, oltre a bypassare l'autorevole parere ISPRA: si sostituisce così la scienza con una mera giustificazione procedurale in un ambito in cui la normativa europea e costituzionale richiedono invece che le decisioni pubbliche siano fondate su dati scientifici solidi e su una valutazione prudente dei rischi. Per questo la giurisprudenza amministrativa e la stessa Corte Costituzionale hanno ribadito la necessità che le amministrazioni agiscano su questi temi con rigore scientifico e su prove concrete e verificabili, non certo surrogabili dal “silenzio-assenso”.

Vale la pena sottolineare che la Delibera n. 1501 del 20 ottobre 2025 è stata approvata da una Giunta regionale ormai uscente, dopo le elezioni del 12–13 ottobre e prima dell’insediamento della nuova Giunta. In una fase di transizione istituzionale, ogni organo politico in prorogatio dovrebbe limitarsi alla mera ordinaria amministrazione, evitando decisioni destinate a vincolare il futuro indirizzo dell’amministrazione. Resta quindi una domanda semplice: quale urgenza imponeva di autorizzare, proprio in quei giorni, l’abbattimento di fino a 997 esemplari di una specie in difficoltà? Non si trattava di fronteggiare un’emergenza né di rispettare scadenze inderogabili. La scelta appare invece come una decisione assunta in extremis, con effetti irreversibili sulla biodiversità, in una fase in cui i poteri della Giunta avrebbero dovuto essere attenuati.  

Con questa decisione, la Regione si espone a possibili profili di danno erariale, poiché la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e una decisione scientificamente infondata può determinare costi futuri di ripristino, contenziosi e potenziali procedure di infrazione europea. Ci si chiede se la nuova Amministrazione Regionale Toscana possa acconsentire a tutto questo o non voglia piuttosto interrompere questo silenzio e scegliere di ristabilire una gestione faunistica coerente con gli obblighi europei e costituzionali di tutela della natura. In un contesto di crisi della biodiversità ampiamente documentato, non è accettabile che una specie riconosciuta in declino venga cacciata per tradizione o interesse ricreativo del mondo venatorio toscano. Qui non è in gioco una “tradizione venatoria”, ma il rispetto della scienza, della legge e dei principi fondamentali della nostra Costituzione.

Alleanza Antispecista auspica il divieto definitivo della caccia e promuove un adeguamento dell'ordinamento giuridico nel rispetto del riconoscimento degli animali quali esseri senzienti, e quindi portatori di propri diritti esistenziali. Ricordiamo che la caccia è una pratica ludica che impoverisce gli ecosistemi di vite, li dissemina di piombo, interferisce con gli equilibri naturali ed è causa ad ogni stagione venatoria di decine di morti e feriti umani anche fra civili del tutto estranei ad essa. 

Alleanza Antispecista ODV, Federazione Tutela Animali e Ambiente.

Redazione
© Riproduzione riservata
05/01/2026 18:12:38


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