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In flessione l'export Aretino: giù del 22% i metalli preziosi, ma sale l'agricoltura

Le esportazioni, con i dati provvisori di ISTAT, si sono attestate a circa 5,3 miliardi di euro

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“I dati complessivi del primo semestre 2022, pur presentando un segno negativo, (-0,9%) confermano il trend positivo dell’export aretino ed il suo ruolo di elemento trainante del nostro sistema economico. – sottolinea Massimo Guasconi, Presidente della Camera di Commercio di Arezzo -Siena – Le vendite estere del territorio aretino, pur rimanendo percentualmente molto al di sotto del dato medio regionale, (+9,9 %), rappresentano il 22% del totale regionale, e sono precedute solo da quelle della provincia di Firenze (38%). Come sempre, la principale voce dell'export, i metalli preziosi, influenza fortemente l'andamento complessivo della provincia: le esportazioni del primo semestre di quest’anno si sono attestate a poco più di 2,2 miliardi di euro, in flessione del 22,6% rispetto allo stesso periodo del 2021, nonostante che il prezzo dell'oro quotato in euro nello stesso periodo sia cresciuto del 14,6% anche in conseguenza di una flessione del cambio euro/dollaro del 9,3%.  

 

“E’ una contrazione, quella dei metalli preziosi, - prosegue Guasconi - causata anche dal forte calo di richiesta dell’oro da investimento avutasi soprattutto nei primi mesi del 2022, quando la situazione economica e geopolitica internazionale era caratterizzata da un marcato ottimismo conseguente ai segnali di ripresa post- pandemia. Successivamente la situazione, come noto, è repentinamente peggiorata quindi è molto probabile che, per i prossimi trimestri, possa crescere la richiesta di oro e degli altri metalli preziosi soprattutto come beni rifugio. Comunque in generale, nonostante le difficoltà del quadro economico l’export italiano nel primo semestre ha evidenziato una crescita molto significativa che, per quanto concerne il fatturato, l’ICE ha stimato pari al +22,4%. Nei volumi l’aumento è limitato al 2,2% ma si tratta comunque di progressioni significative.  Lo stesso indebolimento dell’euro, se da un lato rischia di far aumentare i costi delle forniture e dei servizi dall’altro rende certamente più conveniente l’acquisto delle nostre produzioni, soprattutto nei paesi extraeuropei, ad iniziare dagli Stati Uniti".

“Come spesso accade – spiega il Segretario Generale Marco Randellini  -  il comparto “gemello” dei metalli preziosi, la gioielleria e oreficeria ha registrato in questi primi sei mesi del 2022 un andamento di segno contrario: le vendite all’estero sono infatti aumentate del 29,5% attestandosi a oltre 1,5 miliardi di euro. Anche in questo caso il prezzo dell’oro ha fornito una spinta importante ma non determinante per il conseguimento del risultato positivo: nel periodo quindi c’è stata un reale aumento della domanda che nel primo semestre ancora non è stata influenzata dai fattori di incertezza relativi al conflitto ucraino e alle spinte inflazionistiche, la cui portata dovrà essere valutata negli andamenti della seconda parte dell’anno. Anche gli altri due distretti orafi nazionali mostrano segnali positivi, più evidenti in quello vicentino (+35,5%) che in quello di Valenza (+26,9%).

Il comparto della moda, dopo la brusca battuta d’arresto subita nel primo trimestre (-24,5%), nel secondo trimestre recupera abbondantemente le perdite (+54%), chiudendo in positivo il bilancio dei primi sei mesi dell’anno (+3%). Tutte le specializzazioni produttive presentano una crescita (tessile +43,5%, abbigliamento +2,5%, calzature +12,7%) con la sola eccezione della pelletteria le cui vendite all’estero presentano una flessione del 9,1%.”

“A proposito delle prospettive – aggiunge Randellini - alcuni indicatori economici stanno evidenziando una serie di criticità che potrebbero influenzare il quadro nazionale e conseguentemente quello locale. Mi riferisco alle ben conosciute problematiche legate agli aumenti delle materie prime, delle commodity energetiche e alla crescita dell’inflazione. Non mancano però segnali positivi quali ad esempio il ciclo espansivo degli investimenti trainato dal settore delle costruzioni o il reshoring, cioè il rientro, delle attività produttive in precedenza delocalizzate in altri Paesi. Un fenomeno ascrivibile alle nuove tensioni geopolitiche e alla necessità di accorciare la catena di forniture che porterà sicuramente benefici in termini occupazionali. Segnali divergenti che rendono quanto mai incerto lo scenario economico dei prossimi mesi”.

Fra le altre tipologie merceologiche, risultano in crescita agricoltura (+81,3%), bevande (+26%), legno e prodotti in legno (+57,1%), prodotti chimici (+24,8%), prodotti farmaceutici (+135,4%), articoli in gomma e materie plastiche (+7,9%), prodotti in metallo (+13,7%), elettronica ed elettromedicale (+54,1%), apparecchiature elettriche (+50,1%), macchinari (+13,5%), autoveicoli e mezzi di trasporto (+23,2%) e mobili (+61,2%).

In flessione, oltre ai metalli preziosi, solo prodotti alimentari (-2%), altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi (-23%) e prodotti dell’attività di trattamento rifiuti (-43,3%).

 

Redazione
© Riproduzione riservata
16/09/2022 16:12:51


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