Opinionisti Giulia Gambacci

La breve ma intensa parabola degli Abba, interpreti del pop europeo

Melodie che hanno fatto epoca, prima dello scioglimento e del recente ritorno sulla scena

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Le iniziali dei quattro componenti hanno dato nome al celebre gruppo svedese, capace di spezzare l’egemonia musicale britannica. Da “Waterloo” a “Dancing Queen”, da “Fernando” a “The winner takes il all”: melodie che hanno fatto epoca, prima dello scioglimento e del recente ritorno sulla scena delle due coppie di ex coniugi

Si sono ritrovati in settembre per il primo album in studio dopo quasi 40 anni: Voyage. Ma già si erano riuniti nel 2018 per incidere due nuovi brani. Sono gli Abba, noto gruppo svedese (due uomini e due donne) di successo che salì alla ribalta nel 1974 con un brano, dal titolo “Waterloo”, il cui esito fu tutt’altro che malaugurante. Il nome della città belga ha finito con il diventare nel gergo comune la metafora della sconfitta e della disfatta, ricordando la battaglia che costò l’esilio a Napoleone, ma per loro è stato l’inizio dell’ascesa. Con “Waterloo”, gli Abba vinsero l’Eurovision Song Contest e da allora sono diventati sempre più famosi e apprezzati nell’interpretazione di un “europop” dalle armonie a metà strada fra quelle dei Beach Boys e quelle dei Mamas and Papas. Uno stile pop definito hollywoodiano e debitore del folk europeo e della disco music, ai quali si richiamano in diversi dei loro brani ballabili. L’isola di Lidingo, di fronte a Stoccolma e a pochi minuti dagli studi discografici, era la loro dimora e anche il luogo di ispirazione per le composizioni, affidate ai due uomini, Benny e Bjorn. Creavano le musiche senza testo, poi in studio provavano testi fittizi che cantavano Agnetha e Frida. Dopo ore di prove, confronti e miglioramenti, si arrivava alla base musicale definitiva con i successivi arrangiamenti e a quel punto Bjorn componeva i testi, poi prendeva il via la seconda fase: prova con il testo, nel corso della quale Benny e Bjorn sceglievano la voce solista a turno, senza privilegiare una delle componenti femminili. In una intervista del 2010, Benny ha dichiarato che l’ispirazione era stata ai Beatles e alla musica melodica italiana di fine anni Sessanta e inizio anni Settanta, con riferimenti a Peppino Gagliardi e Nicola di Bari. Degli Abba erano divenuti famosi anche i vestiti colorati e i video musicali che hanno accompagnato i loro successi; primi esempi nel loro genere. Si ricorda soprattutto la tuta di calzamaglia indossata da Agnetha nel corso di una tournee australiana; una tuta che metteva in evidenza il suo corpo e della quale parlarono i giornali, tanto da far finire in secondo piano la musica per esaltare il coraggio avuto dalla cantante. Comunque sia, gli Abba sono riusciti a vendere più di 400 milioni di dischi in tutto il mondo, senza picchi particolari ma con un andamento delle vendite piuttosto lineare e costante ogni anno.

Intanto, l’origine del nome. Abba è un acronimo che si ricava mettendo insieme le lettere iniziali del nome dei componenti: Agnetha, Benny, Bjorn e Anni-Frid. Curiosità: le “A” identificano le donne e le “B” gli uomini. Dal 1976, la prima delle “B” è rovesciata nella seconda versione del logo in tutte le copertine e nel materiale promozionale, per cui la scritta ᗅᗺᗷᗅ compare con una grafica di fatto speculare. Il 1970 è l’anno di base per la futura costituzione, con il gruppo dei quattro che non ha mai subito variazioni: Agnetha Faltskog (classe 1950), Benny Andersson (1946), Bjorn Ulvaeus (1945) e Anni-Frid Lyngstad (1945), più nota come “Frida”, norvegese naturalizzata svedese. Benny Andersson  faceva parte degli Help Stars, una band rock/pop svedese molto popolare durante gli anni Sessanta, nelòa quale suonava le tastiere. Forte l’influenza dei gruppi britannici e statunitensi di allora. Bjorn Ulvaeus era stato invece fondatore degli Hootenanny Singers, un gruppo skiffle dalle sonorità più sfumate rispetto a quelle degli Hep Stars. L’incontro fra i due avviene nel 1966 e da allora avrebbero continuato a collaborare. Agnetha Faltskog era già conosciuta come autentico fenomeno della musica pop. Vincitrice di una gara di giovani talenti nel settembre 1967, era balzata alla popolarità dopo aver interpretato il ruolo di Maria Maddalena nella versione svedese del musical “Jesus Christ Superstar”. Agnetha aveva anche composto ed eseguito canzoni pop solari sentimentali e orecchiabili; nel corso di un concerto al quale erano presenti anche gli “Hep Stars”, aveva conosciuto Bjorn Ulvaeus e se ne era innamorata. Nel 1971, i due si sposano e le loro nozze diventano “il matrimonio dell’anno”. Il quartetto è completato da Anni-Frid Lyngstad, anche lei vincitrice di un concorso per giovani talenti; nel 1969 incontra Benny Andersson in uno “Swedish folkparks”. All’appello manca una quinta persona: il tecnico del suono Michael Tretow, che conosceva parte del gruppo già da prima. Michael aveva permesso di tentare arditi esperimenti sonori non molto lontani dal cosiddetto “wall of sound” (il "muro del suono"), inventato da Phil Spector. Il risultato era stato il celeberrimo e innovativo "Abba Sound". Una prima svolta per il gruppo arriva quando Stig Anderson, manager degli “Hep Stars” e proprietario di uno studio di registrazione, decide di lanciarli sul mercato internazionale come autori di canzoni per i festival di musica pop svedese. Bjorn e Benny compongono una canzone per l’Eurofestival 1972: il titolo è “Say it with a song”, la esegue Lena Anderson e si piazza terza alle eliminatorie, ma scala le classifiche in molti Paesi. Bjorn e Benny compongono insieme altri nuovi brani, sperimentando un nuovo sound e nuovi arrangiamenti vocali che avevano ottenuto un vasto seguito in Giappone. Stig Anderson intuisce il notevole potenziale di Benny e Bjorn in coppia e li sprona nella composizione del loro primo disco; nella canzone “Lycka” inseriscono anche parti per un coro femminile, pensato per le voci di Agnetha e Frida, che nel frattempo erano diventate le loro compagne nella vita. Nel marzo del 1972 viene registrato il singolo “People need love” in lingua inglese e nella copertina si leggono i quattro nomi: Bjorn & Benny – Agnetha & Anni-Frid. Le due cantanti si erano rivelate delle promesse e Stig Anderson aveva notato come le quattro voci si intonassero a meraviglia con il nuovo sound creato. Tuttavia, il successo stenta nel decollare e fra le modifiche che vengono operate c’è anche l’adozione di un nome definitivo per il gruppo, che si rivela azzeccato, per cui quando si presentano all’Eurovision Song Contest del 1974 con “Waterloo” si chiamano già Abba, anche se accompagnato dai nomi dei quattro componenti, ma per l’ultima volta. Il logo ufficiale è opera di Rune Soderqvist e per la prima volta compare nel singolo di un altro successo: “Dancing Queen”, che esce nell’agosto del 1976. L’idea originale è però quella di un fotografo tedesco durante una sessione per la rivista “Bravo”. Ciascun componente avrebbe dovuto reggere un cartello con l’iniziale del proprio nome e, nel visionare i provini, questo fotografo si accorge che uno dei due uomini teneva la “B” rigirata. Ma torniamo al 1974, quando gli Abba si presentano all’Eurovision Song Contest con “Waterloo”; avevano vinto il Melodifestivalen, cantando però in svedese e si presentano per la rassegna europea, che si svolge a Brighton, in costumi ottocenteschi, rievocando l’abbigliamento di Napoleone, nominato nella canzone ma come termine di paragone, perché il tema della canzone è una sconfitta in amore come appunto una… Waterloo. Una trovata che funziona e il successo che arriva, perché i quattro vincono la manifestazione: i britannici premiano il singolo e l’omonimo album degli Abba, con il singolo che arriva in cima alle classifiche di 9 Paesi e nella “top ten” di diverse nazioni extraeuropee. Sempre con “Waterloo”, agli Abba registrano anche il loro primo film clip o promo clip. Sono i primi video promozionali che permettono al gruppo di raggiungere la notorietà nell’emisfero australe evitando lunghi viaggi. I singoli successivi non confermano però il successo iniziale, anche perché i loro brani hanno la caratteristica di essere “orecchiabili”. Per “Honey, honey” il successo non è lo stesso di “Waterloo” e anche il primo tour europeo degli Abba non va bene come il gruppo aveva sperato, salvo i concerti in casa, nei quali si registra il tutto esaurito. Quando tuttavia gli scarsi gradimenti del Regno Unito sembrano ridurre il complesso a una sorta di meteora, ecco che invece matura la svolta con “S.O.S.”, che scala le classifiche di vendita: sesto in Gran Bretagna, primo in Germania e secondo in Italia, dove si rivela il più grande successo anche perchè nel lato B c’è “Mamma mia”, che a sua volta diverrà un successo internazionale. “Greatest Hits”, prima antologia degli Abba risalente a inizio 1976, riceve il disco di platino negli Stati Uniti con un milione di copie vendite e la consacrazione definitiva arriva con “Fernando”, primo singolo non estratto da alcun album e canzone che detiene il record di settimane consecutive al primo posto (14) nelle classifiche australiane, ma anche in quelle di altri 13 Paesi. In Australia e in Nuova Zelanda esce l’antologia chiamata “Best of Abba”, che batte tutti i primati in questi due Stati. Il 1976 sembra proprio l’anno di grazia: l’album “Arrival” segna un salto di qualità anche negli arrangiamenti e nella registrazione; altri tre singoli diverranno famosi: “Money, money, money”, “Knowing me, knowing you” e “Dancing queen”, presentata al teatro dell’Opera di Stoccolma alla vigilia del matrimonio del re di Svezia con Silvia Sommerlath. Tuttora, “Dancing queen” rimane la canzone più popolare degli Abba, divenuti l’icona del pop europeo. In Australia, imperversa la “AbbaMania”, ma anche a Londra per un concerto alla Royal Albert Hall vengono richiesti tre milioni e mezzo di biglietti; il regista Lasse Hallstrom realizza persino un film documentario, “The Movie”, incentrato sul tour australiano. In concomitanza con esso, esce anche “Abba: the album”, nel quale il gruppo comincia a prendere le distanze dall’Europop. All’apice della carriera, nel 1978, riconvertono un teatro non utilizzato per farne uno studio di registrazione a Stoccolma, poi a inizio ’79 arriva l’annuncio del divorzio fra Bjorn Ulvaeus e Agnetha Faltskog e la preoccupazione principale è quella di far capire ai fan e alla stampa che questa separazione, divenuta effettiva nel giugno del 1980, non avrebbe inciso sul gruppo. L’album successivo, “Voulez-Vous” è ispirato alla musica dei Bee Gees e ha molto di disco music; il singolo più famoso è “Chiquitita”, cantata il 9 gennaio 1979 nella sede dell’Onu durante un concerto organizzato dall’Unicef. Lo stesso anno esce anche il secondo “Greatest Hits”, che contiene “Gimme! Gimme! Gimme!”, altro grande successo commerciale che raggiunge il top in Giappone, mentre in Russia gli album degli Abba vengono acquistati in cambio dei barili di petrolio a causa dell’embargo del rublo. Novembre è il mese che registra l’uscita del settimo album, “Super Trouper”: vendite assicurate anche stavolta, per quanto non rimanga più nulla dello stile Abba di inizio carriera, con testi sempre più personali e uso del sintetizzatore. La canzone “The winner takes it all”, che entra nella top ten statunitense, è però incentrata sul divorzio fra Bjorn Ulvaeus e Agnetha Faltskog, come si può notare anche nel video musicale. Il singolo successivo, “Super Trouper”, è la nona e ultima “numero uno” del gruppo nel Regno Unito, mentre “Lay all your love on me” del 1981 è il singolo a 12 pollici che raggiunge la posizione più alta (settima) nella classifica musicale britannica. Nel 1980 esce anche un “greatest hits” con alcune canzoni del gruppo registrare in spagnolo e il successo è notevole, soprattutto in America Latina con le versioni di “Chiquitita” e “I have a dream”. Nel gennaio del 1981, a distanza di mesi dal divorzio con Agnetha, Bjorn Ulvaeus sposa Lena Kallersjo, il manager Stig Anderson celebra i 50 anni con una grande festa e in febbraio annunciano il loro divorzio anche gli altri due componenti, Benny Anderson e Anni-Frid Lyngstad. Problemi di coppia che andavano avanti e nel frattempo Andersson aveva conosciuto Mona Norklit, la donna che sposerà a novembre dello stesso anno. In occasione dei 50 anni del manager, gli Abba incidono una canzone svedese dal titolo “Hovas Vittne”, stampata su 200 dischi in vinile rossi regalati agli ospiti della festa e che sono diventati i singoli più rari e ricercati. Sempre in novembre esce “The visitors”, album che evidenzia una maggiore maturità nella scrittura dei testi, che perdono di spensieratezza e acquisiscono profondità e compostezza; si parla infatti di regimi dittatoriali e di temi quali la vecchiaia, la guerra, la perdita dell’innocenza e la crescita dei figli. Argomenti che poi si riflettono anche sulle melodie, più malinconiche e lontane dallo stile pop europeo; “One of us”, che risente nei contenuti dei cambiamenti avvenuti all’interno del gruppo, sale fino al terzo posto in Gran Bretagna e all’ultimo numero uno in Germania. Non a caso, viene anche ritenuta l’ultima grande hit degli Abba; in Nord America, Ausytralia e Nuova Zelanda esce come singolo “When all is said and done”, brano cantato principalmente da Frida e che parla di una coppia che si separa dopo molto tempo, riferendosi al suo recente divorzio con Benny. Con l'avvento del Compact Disc quale supporto musicale, tecnologia avviata dalla Phillips in Germania, l'album ha il primato di essere il primo cd musicale messo in commercio. Siamo però ai titoli di coda: nell'estate del 1982, Bjorn e Benny pubblicano “The day before you came”, l'ultima canzone da loro registrata. In un'intervista, Björn afferma che fu l'insuccesso di questa canzone, nonostante la qualità ottima, a far prendere al gruppo la definitiva, ma preventivata, decisione di non continuare, altrimenti avrebbe proseguito per alcuni anni. “Opus 10”, ovvero la celebrazione dei primi dieci album, è la raccolta che non verrà mai alla luce. Nel 1993, undici anni dopo lo scioglimento, in “More Abba Gold” viene incluso un brano inedito; “I am the city”, che può considerarsi a oggi come l’ultimo singolo prodotto dagli Abba. Tornando al 1982, le due donne del gruppo volevano seguire una loro strada sia nella vita personale che artistica; i due uomini, invece, erano intenzionati a lavorare su un musical, anche su consiglio di un’amica di Bjorn Ulvaeus, chiamata Judy Craimer. La doppia raccolta dal titolo “The singles: the first ten years”, nella quale i membri degli Abba brindano in copertina ai loro dieci anni di carriera, è l'ultimo saluto della band non anglosassone più famosa al mondo ai fan. L'ultima esibizione pubblica del gruppo è quella dell’11 dicembre 1982, durante la trasmissione inglese “The late, late breakfast show”; è considerata la data dello scioglimento del gruppo, dal momento che nessuna rottura è mai stata ufficialmente annunciata. “The visitors” resta quindi l'ultimo album del gruppo, anche se in seguito si succederanno compilation, nuovi remixaggi dei loro classici, omaggi e tributi più svariati e un album dal vivo pubblicati da diverse etichette discografiche, sempre molto venduti. Per più di trent’anni, i quattro non si ritroveranno tutti assieme e anche nel 2000, per non deludere i loro sostenitori, decidono di non effettuare il tour di 100 concerti che avrebbe fruttato loro un miliardo di dollari. Il 15 marzo 2010, gli Abba vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 2018 annunciano il ritorno all’attività con la registrazione di due nuovi brani, ma per quello effettivo – anche a causa della pandemia che si propaga in tutto il mondo a inizio 2020 – bisogna attendere il 2 settembre 2021, giorno della pubblicazione dei singoli “I still have faith in you” e “Don’t shut me down”, contenuti in nuovo album, “Voyage”, che uscirà il prossimo 5 novembre, con una serie di concerti prevista a Londra per il maggio del prossimo anno. Vi è anche un brano natalizio è il grande evento è in programma il 27 maggio all’Abba Arena, costruita al Queen Elizabeth Olympic Park di Londra con una band di dieci elementi. Gli Abba tornano da baldi ultrasettantenni: Bjorn Ulvaeus va verso i 77 anni, Benny Andersson è vicino ai 75, Anni-Frid Lyngstad ne farà 76 in novembre e Agnetha Faltskog, la più giovane, è in cammino per i 72.    

Giulia Gambacci
© Riproduzione riservata
14/12/2021 09:00:28

Giulia Gambacci

Giulia Gambacci - Laureata presso l’Università degli Studi di Siena in Scienze dell’Educazione e della Formazione. Ama i bambini e stare insieme a loro, contribuendo alla loro formazione ed educazione. Persona curiosa e determinata crede che “se si vuole fare una cosa la si fa, non ci sono persone meno intelligenti di altre, basta trovare ognuno la propria strada”. Nel tempo libero, oltre a viaggiare e fare lunghe camminate in contatto con la natura, ama la musica e cucinare.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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