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Mondo Politica: intervista a Mauro Mariangeli segretario Pd a Città di Castello

"Non ci possiamo presentare divisi per non agevolare il centrodestra"

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Ha un passato da assessore con i sindaci Giuseppe Pannacci e Adolfo Orsini, oltre che da consigliere comunale. Da due anni e mezzo, Mauro Mariangeli ricopre il ruolo di segretario politico del Partito Democratico di Città di Castello; un ruolo che diventa persino decisivo in questa fase di trattative per la composizione delle alleanze che si presenteranno alle elezioni comunali della prossima primavera. 

Mariangeli, è preoccupato per l’aria pesante che si respira in seno alla maggioranza che amministra il Comune di Città di Castello?

“Come avviene molto spesso in casi del genere, quando un secondo mandato giunge in dirittura di arrivo scattano fibrillazioni che sono in continuo aumento. D’altronde, c’è un sindaco uscente che non si può ripresentare e quindi le tante aspirazioni che si creano finiscono con il produrre effetti di questo tipo, ma tutto rientra nel gioco delle parti, anche se ultimamente la situazione di Città di Castello è molto amplificata”.

C’è chi, fra i vostri avversari politici, sostiene che l’attuale situazione sia “figlia” di una frangia del Pd che vorrebbe mettere le mani sulla città. Cosa replica?

“Che non è di certo vero. La dimostrazione la stiamo offrendo proprio in questo periodo con ciò che stiamo facendo, ovvero cercare di ricompattare il centrosinistra attorno a un programma condiviso in un momento particolarmente difficile come quello attuale. Il contesto economico, sociale e politico tifernate è tale da rendere necessaria una forte coesione fra espressioni politiche che debbono agire in regime paritario. Se esistesse un gruppo di potere, come qualcuno ha sostenuto, non credo che prediligerebbe un metodo simile: evidentemente, chi parla in questi termini vuol dire che teme il nostro progetto”.

Ha allora più ragione Vincenzo Bucci quando dice che al Pd spetta il compito di riaggregare le forze gravitanti nel centrosinistra?

“All’interno del centrosinistra, il nostro partito è quello che esprime la maggioranza degli elettori, per cui come Pd abbiamo un obbligo morale nei confronti di tutti. La questione è di principio: siamo disponibili ad aggregare le varie forze attorno a un progetto e un programma che definisco ambiziosi, purchè le singole componenti del centrosinistra compiano quel passo in avanti che ho chiesto di fare”.

Le consultazioni con gli altri partiti e movimenti della città sono già iniziate, come si legge anche dai vari comunicati inviati. Ma quale impostazione volete dare alla campagna elettorale?

“La retorica sul passato non ha alcun senso. Occorre trovare la convergenza sui punti programmatici e andare avanti su questa strada: il tentativo, per come ho notato, sta generando un buon clima all’interno dello schieramento. Ora vedremo se alle sensazioni seguiranno i fatti concreti, ma sono molto fiducioso”.

Relativamente alle indicazioni sul candidato sindaco di coalizione, spetterà a voi il compito di fare il primo passo, anche perché magari avete già in mente qualche nome? Trattandosi poi della persona che eventualmente avvicenderà Luciano Bacchetta, occorrerà una figura particolarmente forte?

“Contrariamente a quanto si legge anche sugli organi di stampa, al candidato sindaco non abbiamo ancora pensato: è l’ultimo aspetto, anche se – per carità – riveste la massima importanza. Al momento, ci interessa trovare un accordo di coalizione, che poi divenga tale anche in sede di scelta del candidato sindaco. E’ ovvio che Luciano Bacchetta - con due mandati da sindaco peraltro successivi al ruolo di vice, ricoperto nel secondo mandato di Fernanda Cecchini – ha dato un’impronta che nessuno potrà dimenticare, anche se però bisogna guardare al futuro. Comunque sia, la questione del candidato sindaco non è stata ancora minimamente affrontata”.

Pensa che stavolta, in sede elettorale, il centrodestra possa avere chance maggiori rispetto al passato?   

“Ritengo che la nostra attuale situazione politica non conceda più spazio ad alcuna divisione interna. Fino a pochi lustri fa, Città di Castello si poteva permettere due centrosinistra senza che le spaccature compromettessero l’esito elettorale. Ora invece no: i margini sono diversi e non possiamo più concederci il “lusso” di disperdere energie sulle nostre divisioni. Certo è che, se continuassimo a farlo, il centrodestra avrebbe qualche possibilità in più”.         

Redazione
© Riproduzione riservata
13/01/2021 09:46:47


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