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Cinque domande con...Michele Bettarelli consigliere della Regione Umbria

L’unico a rappresentare l’Alta Umbria nello schieramento di minoranza

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Un percorso politico interessante, quello di Michele Bettarelli, esponente del Partito Democratico di Città di Castello. Eletto per la prima volta in consiglio comunale nel 2006, a 29 anni, è stato confermato nel 2011 e per oltre 8 anni è stato il vice del sindaco Luciano Bacchetta. Alle regionali del 27 ottobre 2019, perse dal centrosinistra, ha comunque conquistato lo scranno nell’assemblea legislativa dell’Umbria ed è l’unico a rappresentare l’Alta Umbria nello schieramento di minoranza.

Consigliere Bettarelli, sulla gestione dell’emergenza Covid-19 Lei è stato molto critico nei confronti della presidente della Regione, Donatella Tesei. Per quali motivi?

“Non mi è sembrato molto democratico il comportamento della maggioranza, nel senso che noi consiglieri di opposizione siamo stati totalmente esclusi. Volevamo dare un nostro contributo e a volte lo abbiamo fatto con atti scritti, ma tutto inutile. E per quanto riguarda il comportamento più in generale, sono mancate una strategia complessiva (a partire dai tamponi) e anche indicazioni omogenee nei confronti delle Asl. Poi, ovviamente, sono contento del fatto che qui in Umbria abbiamo avuto numeri bassi di positività al Covid-19, anche perché sono stati bravi in primis i cittadini di questa regione, mentre mi sono arrabbiato perché la giunta che amministra la Regione è espressione di uno schieramento politico che nell’esecutivo nazionale sta all’opposizione ed è stata capace finora solo di criticare il governo”.

Che aria tira in Regione da quando il centrodestra, a fine ottobre, ha realizzato lo storico “ribaltone”?

“La sensazione percepita è chiara: quella di non essere nemmeno presi in considerazione. O meglio: quando proviamo a portare una proposta, ci viene risposto che noi del centrosinistra abbiamo governato per 70 anni. Come dire: adesso cosa volete? Si presentano in aula con un’idea in mente e con quella si va avanti. Mancano insomma il dibattito e il confronto e l’atteggiamento è poco collaborativo: questa, in poche parole, l’aria che tira”.

Dopo la preoccupazione dal punto di vista sanitario, c’è ora quella per i risvolti economici della pandemia?

“Sì, senza dubbio. Anzi, la preoccupazione per l’economia c’è stata fin da subito e di questo debbo dare atto alla presidente Tesei, fino ad ammettere che quasi le è sfuggita la parte sanitaria. Il problema è che alle parole debbono seguire i fatti, non limitandosi ai soli provvedimenti governativi. La Regione dell’Umbria è all’ultimo posto per gli stanziamenti del suo bilancio: soltanto un milione di euro. E’ la Regione che ha investito di meno e che anche nel rapportarsi con le associazioni economiche e le categorie più in generale ha mostrato qualche difficoltà, nel senso che magari lavorano a livello di commissioni, ma poi non parlano con gli interlocutori, che sono costretti così ad andare a cercarli perché non hanno ricevuto risposte”.

Cambiando argomento, fra un anno a Città di Castello si tornerà a votare. C’è già in mente un’idea per il dopo-Bacchetta da parte soprattutto del Pd, che vorrà magari proporre un proprio candidato sindaco per la coalizione?

“Se ne parla. Penso che il Pd abbia in mente una figura da proporre, anche perché comunque rimane il partito di maggioranza relativa e penso anche che intorno al Pd si debba costruire una coalizione, ma è chiaro che bisognerà dapprima partire con un progetto politico di centrosinistra intorno al quale far convogliare le persone. Il nome del candidato sindaco riveste il suo peso, a patto che la figura indicata si riconosca nel progetto, ma se vogliamo arrivare a questo bisogna in effetti cominciare con un anno di anticipo”.

Cosa ci ha insegnato questo periodo di ristrettezze e sacrifici?

“Una domanda di sapore filosofico. Ci ha insegnato come tante piccole cose siano divenute all’improvviso grandi, vedi il piacere di tornare al bar ma soprattutto la bellezza di poter stare insieme; a livello socio-economico, abbiamo riscoperto il valore della comunità e l’importanza di lavorare tutti assieme, uniti. Ecco perché mi sono alterato con la presidente Tesei, facendo capire che in un momento delicato come questo la politica becera deve lasciare il posto alla proposta ritenuta migliore, indipendentemente dal colore politico di chi l’ha avanzata. Conosco bene i governatori Stefano Bonaccini ed Enrico Rossi, che sono del mio schieramento, ma devo dire “bravo” a Luca Zaia del Veneto per ciò che ha fatto. O quantomeno: ho condiviso il suo modo di agire, ritenendolo giusto. E’ un avversario politico? Non significa nulla: in questo momento, la validità della proposta deve superare qualsiasi logica partitica e di schieramento”.        

Redazione
© Riproduzione riservata
27/05/2020 09:19:52


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