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Tra crisi internazionali e resilienza artigiana: la parola a Livio Sassolini

L'imprenditore racconta lo stato di salute delle imprese locali e le prospettive future

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Negli ultimi tempi le imprese aretine hanno affrontato sfide sempre più complesse, tra crisi internazionali, aumento dei costi energetici e incertezze nei mercati globali. In questo contesto, il tessuto produttivo locale, e in particolare l’artigianato, ha mostrato resilienza e capacità di adattamento, pur soffrendo sotto il peso delle difficoltà economiche. La CNA di Arezzo ha affiancato le imprese, promuovendo iniziative come “Artigiani in Classe” e sostenendo progetti culturali e turistici come il M.A.M.S. In questa intervista, Livio Sassolini, amministratore della storica azienda Busatti di Anghiari e dirigente CNA, racconta lo stato di salute delle imprese locali, le criticità principali, le prospettive future e il ruolo del territorio e della cultura nel sostenere lo sviluppo economico e sociale della Valtiberina.

Quali sono le principali ripercussioni per le aziende aretine che le varie guerre sparse nel mondo stanno creando?

“Le difficoltà principali che si stanno delineando derivano dal fatto che le nuove crisi si sommano a quelle precedenti, mai realmente risolte. Vengono in mente, ad esempio, la guerra in Ucraina e il conflitto a Gaza, situazioni che hanno già provocato un aumento significativo dei prezzi delle materie prime e dell’energia, oltre a generare un diffuso clima di incertezza internazionale. Questo quadro si è ulteriormente aggravato con l’esplosione della guerra in Iran, le cui conseguenze stanno contribuendo ad amplificare tensioni e criticità già esistenti. Le difficoltà attuali, dunque, non sono isolate, ma si innestano su un contesto già fragile. Le ripercussioni possono essere individuate in due principali ambiti. Il primo è quello dell’incertezza, ormai evidente e generalizzata: si sta consolidando la percezione che i conflitti non siano più circoscritti al Medio Oriente, ma possano estendersi ad altre aree, inclusa l’Europa. Il secondo ambito, più immediato e concreto, riguarda l’aumento dei costi, che sta incidendo pesantemente su tutte le filiere produttive. Questa dinamica ha ormai assunto i contorni di una vera e propria emergenza, alla quale il Governo non può più sottrarsi, rendendo necessario un intervento rapido e deciso”.

Quali sono i settori che stanno subendo la crisi maggiore?

“I primi a subire un contraccolpo significativo sono stati gli autotrasporti, un settore che in questo momento sta vivendo una vera e propria crisi. Il nodo principale riguarda il costo del carburante, una voce incomprimibile per questo tipo di attività: l’aumento dei prezzi sta mettendo in seria difficoltà il comparto, con rischi concreti sulla continuità dei servizi offerti e, in prospettiva, anche sulla tenuta del diritto alla mobilità. Come CNA abbiamo richiesto un intervento fattivo del Governo soprattutto in relazione a due elementi: il primo sulle accise che deve essere strutturale con l’attivazione di credito d’imposta; l’altra è mettere in campo dei controlli a titolo ispettivo per evitare speculazioni. Allargando lo sguardo, emergono criticità rilevanti anche nel settore dell’oreficeria, particolarmente importante per il territorio di Arezzo. Qui si registra un duplice impatto legato alle tensioni in Medio Oriente: da un lato l’aumento dei costi delle materie prime, dall’altro la chiusura di mercati fondamentali per l’export aretino. Anche in caso di cessazione del conflitto, la riattivazione di questi mercati richiederà tempi lunghi. Se autotrasporti e oreficeria risultano colpiti in maniera più diretta, non mancano effetti a catena su molti altri comparti. Il caro energia, infatti, incide pesantemente su attività come lavanderie, centri estetici e meccatronica, aumentando i costi di gestione e riducendo i margini operativi. Si tratta di una situazione diffusa e trasversale, che coinvolge numerosi settori produttivi e che richiede risposte rapide ed efficaci per evitare un ulteriore aggravamento delle difficoltà”.

Com’è lo stato di salute dell’artigianato nella provincia di Arezzo e in Valtiberina?

“Partendo dai dati a nostra disposizione, possiamo osservare come negli ultimi anni il numero delle imprese artigiane nella provincia di Arezzo abbia registrato una lieve diminuzione: dal 2022 a dicembre 2025 si evidenzia infatti un calo di qualche punto percentuale. Tuttavia, se analizziamo il peso economico di queste imprese all’interno del sistema produttivo provinciale, emerge un dato significativo: il loro contributo è cresciuto nel tempo. In altre parole, a fronte di una riduzione numerica, si è verificato un aumento del valore economico complessivo generato dal comparto artigiano. Si tratta di una dinamica influenzata da diversi fattori. Tra questi, è plausibile che le imprese che sono riuscite a resistere abbiano progressivamente rafforzato la propria struttura organizzativa e produttiva, acquisendo maggiore solidità e capacità di affrontare le difficoltà degli ultimi anni. Nel complesso, dunque, le nostre imprese dimostrano una buona tenuta e una discreta capacità di resilienza. Permane però una criticità rilevante, legata alla liquidità: sostenere i costi, mantenere i livelli occupazionali e garantire continuità operativa sta diventando sempre più oneroso. Per questo motivo, è fondamentale che gli interventi da tempo annunciati a sostegno e rilancio del comparto produttivo vengano attuati quanto prima, per offrire un supporto concreto alle imprese e rafforzarne ulteriormente la competitività”.

In quale maniera la vostra associazione di categoria si confronta con il mondo scolastico?

“La CNA è stata tra le realtà antesignane nel promuovere il confronto e l’interlocuzione tra il mondo produttivo e quello scolastico, grazie alla creazione del format “Artigiani in Classe”. Si tratta di un’iniziativa che vede gli imprenditori mettersi a disposizione degli studenti, dalle scuole medie fino alle superiori, per condividere una giornata di riflessione su temi legati al mondo del lavoro. Sono percorsi particolarmente stimolanti. Uno degli ultimi incontri si è svolto presso il Liceo San Bartolomeo, a Sansepolcro, dove abbiamo coinvolto quattro imprenditrici del territorio e un giovanissimo imprenditore, appena laureato, che ha avviato una start-up digitale. Ne è nata una mattinata ricca di spunti, resa ancora più significativa dalla presenza del responsabile dell’ufficio collocamento locale. Con i ragazzi abbiamo affrontato tematiche concrete e attuali, considerando che a breve si troveranno a dover scegliere se entrare nel mondo del lavoro o proseguire il percorso di studi. È importante sottolineare come, nel nostro territorio, il mondo del lavoro sia oggi in grado di assorbire risorse qualificate. Come CNA siamo particolarmente orgogliosi quando alcuni studenti decidono di avviare una propria attività: in questi casi, la nostra associazione può offrire un supporto concreto e diventare un vero trampolino di lancio per il loro futuro”.

Infrastrutture e turismo in Valtiberina, gioie e dolori?

“Per quanto riguarda le infrastrutture, si registrano più difficoltà che soddisfazioni, anche se va riconosciuto che le nostre amministrazioni sono state capaci di intercettare le risorse del PNRR. Non sono io a dirlo, ma il nostro territorio possiede una grande vocazione per un turismo di qualità. La riflessione che dobbiamo fare è quindi questa: costruire eventi all’altezza, avere strutture adeguate e un contesto territoriale curato, declinato sia dal punto di vista culturale sia ambientale”.

C’era il progetto dell’Alta Valle del Tevere Capitale Italiana della Cultura: quanto sarebbe importante riallacciare i rapporti tra istituzioni?

“Ho partecipato attivamente a questo progetto e, a mio avviso, si è trattato di un’esperienza molto positiva. È riuscita a mettere insieme numerose amministrazioni, realtà del terzo settore e imprese, creando una rete qualificata che nel tempo si era consolidata. Purtroppo l’obiettivo finale non è stato raggiunto, ma questo non deve scoraggiarci né abbatterci. Avere ambizioni elevate è sempre importante: nel corso del progetto si sono sviluppate relazioni significative che hanno dato vita a microprogetti e iniziative collaterali. La riflessione principale deve essere questa: puntare in alto, lavorando con impegno e sviluppando progetti di qualità, consente di creare opportunità concrete anche quando gli obiettivi più grandi non vengono immediatamente centrati”.

Se la sente di lanciare un’idea per il rilancio del turismo in riva al Tevere?

“Innanzitutto, ritengo che il termine “rilancio” non sia del tutto appropriato: il turismo nel nostro territorio si colloca già su un buon livello. Non partiamo da zero, ma da standard qualitativi più che soddisfacenti, che vanno piuttosto affinati e migliorati ulteriormente. Oggi il turista, come accade in molti ambiti della vita contemporanea, tende a stancarsi rapidamente; per questo motivo è fondamentale introdurre costantemente elementi di novità, capaci di rinnovare l’interesse e l’esperienza complessiva. Non credo esista una singola idea risolutiva da proporre. Piuttosto, le soluzioni più efficaci possono nascere dal confronto: è necessario creare tavoli di riflessione condivisi, coinvolgendo realtà e competenze provenienti da ambiti diversi, così da generare visioni nuove e strategie realmente innovative”.

Cna e lei in prima persona, ha sostenuto da subito il progetto del M.A.M.S (Museo di Arti Mestieri di Sansepolcro). Un progetto importante a livello turistico e per l’artigianato?

“Assolutamente sì: si tratta di un progetto molto interessante, al quale la CNA ha guardato con attenzione fin da subito. La nostra vallata, la Valtiberina, si troverebbe ad accogliere questo museo in un’area in cui gli artigiani hanno contribuito in modo determinante alla costruzione del benessere economico e sociale del territorio. In questo senso, il coinvolgimento diretto dei maestri artigiani nella realizzazione del MAMS potrebbe rappresentare un valore aggiunto significativo. Un progetto di questo tipo non solo favorirebbe la crescita del museo stesso, ma potrebbe generare anche attività collaterali, creando nuove opportunità per il tessuto economico locale. Allo stesso tempo, il MAMS potrebbe configurarsi come uno spazio dinamico di confronto e di incontro, aperto alle scuole e capace di attrarre un turismo di qualità, sempre più orientato verso esperienze autentiche. Si tratta, dunque, di una potenziale novità di grande rilievo per il territorio, soprattutto se si riuscirà a metterla in connessione diretta con il mondo produttivo e con quello scolastico, inserendola stabilmente nel circuito museale”.

Lei è amministratore unico della ditta Busatti di Anghiari: che periodo storico sta vivendo la sua azienda?

“Da un punto di vista strettamente legato al bilancio, possiamo dire di vivere un periodo positivo: il 2025 si è chiuso con risultati soddisfacenti, raggiungendo tutti gli obiettivi prefissati dall’azienda. Anche il 2026 si è aperto in continuità con questo andamento, pur in un contesto generale segnato da una crescente incertezza. Siamo un’azienda di dimensioni contenute, ma articolata su due direttrici principali. Da un lato, la produzione e la vendita dei nostri tessuti, che esportiamo prevalentemente attraverso canali diretti verso mercati come Stati Uniti, Nord Europa e Asia, oltre che tramite piattaforme digitali. Dall’altro, una forte presenza sul territorio, alla quale siamo profondamente legati. Il nostro punto vendita di Sansepolcro ha celebrato lo scorso anno i 90 anni di attività. A questo si affianca una rete di negozi che si sviluppa tra Toscana e Umbria: dal Il Borro, nella tenuta della famiglia Ferragamo, passando per Arezzo e Anghiari, fino ad arrivare a Umbertide, dove abbiamo recentemente riaperto, e a Todi, con una divisione dedicata. Si tratta di una sorta di linea ideale che dal Valdarno si estende e si radica profondamente in Umbria, a testimonianza di quanto il territorio sia per noi centrale. In un momento di incertezza internazionale, sentire la vicinanza del territorio e la sua capacità di rispondere agli stimoli rappresenta un elemento di grande valore. Possiamo dire, quindi, che accanto a una consolidata vocazione internazionale, la Busatti sta riscoprendo e rafforzando il proprio legame con il territorio”.

Quali sono per la Busatti i progetti per il futuro?

“Abbiamo sempre moltissime idee: cassetti e armadi pieni di progetti e ambizioni. Tuttavia, è inevitabile confrontarsi con la realtà concreta, in particolare con la sostenibilità economica, che rappresenta – e deve rappresentare – la base di ogni azienda. Tra i progetti più rilevanti già autorizzati, vi è un importante intervento di riqualificazione della nostra sede principale ad Anghiari, dove siamo presenti dal 1842. Alcuni micro-interventi interni sono già in corso, ma l’obiettivo più ambizioso riguarda la riorganizzazione e il miglioramento dell’intero percorso di visita. Siamo sempre orgogliosi di sottolineare che la nostra sede storica non è un museo, bensì un polo produttivo attivo: ogni giorno accendiamo i telai e continuiamo a produrre. Disponiamo ancora della cardatura della lana, che viene utilizzata periodicamente nel corso dell’anno, e i macchinari storici sono tuttora funzionanti e parte integrante della nostra attività. Allo stesso tempo, offriamo la possibilità di visitare l’azienda. In quest’ottica, intendiamo migliorare l’esperienza dei visitatori, rendendola più strutturata e coinvolgente, affiancandola a un’ottimizzazione logistica dei magazzini, che verrebbero trasferiti in un’altra area dello stabilimento, attualmente destinata ad altre attività. Infine, il progetto prevede anche una riqualificazione degli spazi esterni: un intervento significativo che renderebbe la sede ancora più polifunzionale, con la possibilità di ospitare eventi in modo più efficace. L’obiettivo è creare uno spazio all’altezza del contesto in cui si inserisce, considerando che ci troviamo nel cuore di Anghiari. Abbiamo dato vita anche ad una compagnia di teatro aziendale e ci siamo esibiti, per beneficenza, sul palco lo scorso dicembre”.

Sia da dirigente di Cna che da imprenditore: ci dica due sogni che vorrebbe veder realizzati entro l’anno?

“Uno degli obiettivi che abbiamo di fronte è di difficilissima realizzazione, mentre l’altro, con un lavoro costante e condiviso, può essere concretamente raggiunto. Il primo riguarda la E45: sarebbe fondamentale che un ente nazionale si facesse carico di una valutazione seria e approfondita delle sue condizioni, al fine di programmare interventi strutturali, almeno nel tratto compreso tra Pieve Santo Stefano e la Romagna. Si tratta di un’infrastruttura che, nelle condizioni attuali, rischia di diventare sempre più critica e potenzialmente pericolosa. Le difficoltà emergono chiaramente soprattutto in occasione di eventi meteorologici avversi, quando la viabilità entra rapidamente in sofferenza. Una strada di questo tipo non è all’altezza di territori importanti come i nostri. Per questo, una sua reale riqualificazione rappresenterebbe un intervento prioritario. Il secondo obiettivo riguarda invece il percorso avviato con il distretto di economia civile interregionale, che ha visto il coinvolgimento di numerose istituzioni locali, associazioni di categoria e realtà del mondo produttivo. In questo caso, l’auspicio è che il lavoro intrapreso possa tradursi in risultati concreti e tangibili. Si tratta di un progetto ambizioso, ma realistico, che può trovare piena attuazione attraverso un impegno continuo e condiviso da parte di tutti gli attori coinvolti”.

Cosa vuole fare Livio Sassolini da “grande”?

“Credo di aver avuto una grande fortuna nella vita: quella di aver ereditato, insieme a mio fratello Stefano e a mio cugino Giovanni, una realtà straordinaria come la Busatti, della quale siamo profondamente orgogliosi. Questa opportunità porta con sé anche un forte senso di responsabilità: il nostro impegno quotidiano è quello di far crescere e prosperare l’azienda, nel rispetto della sua storia e dei suoi valori. Nel mio futuro vedo certamente la continuità di questo percorso, ma anche lo sviluppo di una visione “generativa”: un modello d’impresa che non si limiti a produrre reddito – pur rappresentando questo un beneficio fondamentale per chi vi lavora – ma che sia anche capace di alimentare il tessuto sociale e contribuire al benessere del territorio. Siamo un’azienda antica e il territorio ci ha dato moltissimo, sia in termini di risorse umane che ambientali. Per questo riteniamo sia doveroso restituire valore, facendo della bellezza del nostro contesto – intesa nel suo significato più ampio – uno dei pilastri del nostro percorso futuro”. 

Redazione
© Riproduzione riservata
05/05/2026 09:29:18


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