Opinionisti Alessandro Ruzzi

In Piazza Grande o im-piatta-grande?

Perplessità su Arezzo

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Scendendo da Piaggia San Martino il colpo d'occhio sul versante sud della piazza più caratteristica della nostra città è appagante: ordinato e, alle 11:30 di un giovedì di fine estate, anche affollato di turisti. Volgendo lo sguardo verso le logge Vasari non ho avuto la stessa impressione, le logge ed il loro fronte paiono non appartenere più alla città, sono una distesa di tavolini per ristorante.
I veicoli sono costretti a passare sul mattonato, la parte interna della piazza che sarebbe area off limits. In verità quasi sempre è stato così, persino quando la piazza era lasciata andare e anzi veniva sfruttata per spettacoli d'arte varia, molto varia. Così come l'area del prato e della fortezza erano appannaggio esclusivo della festa dell'Unità e gli arredamenti venivano lasciati da un anno per l'altro. Orrore.
Negli anni '90 sotto le logge arrivarono i primi ristoranti, venne loro concesso di utilizzare il lato prospiciente il muro dei loro locali per apparecchiare con una fila di tavolini lasciando così un varco molto ampio per camminare e godere delle logge Vasari. Non dovevano essere molto bravi nell'uso del metro per individuare l'ampiezza della concessione, esistono foto di quando con st-icastica vennero stesi i panni sui ferri di trazione al soffitto delle logge Vasari dove si nota che i tavolini spanciano (e tanto) verso la biblioteca.
Dopo il rifacimento del mattonato pareva che lo stesso fosse preservato (anche se poi arriva il mercato tirolese con uso irrispettoso dell'area) e si continuava a passare fuori da esso in auto. I colonnini indicavano un confine insomma. Prima del Covid i locali che si affacciavano sulla piazza ebbero la possibilità di mettere tavolini all'interno del mattonato, ma erano noto a tutti che gli esercenti si lamentavano della distanza (troppo tempo per fare un ordine o la consegna) e del piano inclinato su cui poggiavano i bicchieri degli avventori. Con lo scorrere dei mesi apparvero anche cose più permanenti come meccanismi da birreria dove "spinavano" le bevande; cose che vanno oltre il disdicevole, entrando nel pericolo alla pubblica incolumità: cavi elettrici penzoloni, fili fermati con lo scotch americano sugli intonaci o sul marmo (lo facciano a casa loro), chiodi e tasselli peraltro ad altezze d'uomo o donna.
Adesso una enorme distesa di tavoli che rende difficile ai turisti godere della vista delle logge, perché viene spontanea la sensazione di camminare in casa d'altri mentre costoro sono soltanto concessionari: spero che chi ha dato questa autorizzazione ci ripensi perché così quella piazza non è degli aretini bensì di quattro o cinque commercianti. I re della piazza

Alessandro Ruzzi
© Riproduzione riservata
25/09/2023 12:23:24

Alessandro Ruzzi

Aretino doc, ha conseguito tre lauree universitarie in ambito economico-aziendale, con esperienza in decine di Paesi del mondo. Consulente direzionale e perito del Tribunale, attento osservatore del territorio aretino, ha cessato l'attività per motivi di salute, dedicandosi alla scrittura e lavorando gratuitamente per alcune testate giornalistiche nelle vesti di opinionista. alessandroruzzi@saturnonotizie.it


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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