Opinionisti Marco Cestelli

La democrazia sta diventando un sistema sopravvalutato

Non si può imporre un regime democratico

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"Quel giorno il Governo, ormai ridotto da tempo ad un mero consiglio di amministrazione nazionale, decise i parametri dei nuovi referendum: nel nuovo panorama democratico non esistevano più i partiti ai quali non credeva più nessuno, ridotti com'erano a semplici contenitori di mutevoli opinioni, rissosi e chiassosi, capaci solo di litigare sulla base del consenso vuoto e inconsapevole. I partiti non proponevano più visioni e progetti sociali ma gestivano soltanto il consenso attraverso raffinate analisi degli umori, banderuole al vento della sensazione, senza più uomini e leader capaci di dare un disegno del futuro prossimo venturo, legati sempre all'imminente sentire senza pensare ai giovani e al futuro. Pertanto l'unica soluzione fu la possibilità di creare un enorme consiglio di amministrazione nazionale parcellizzando la partecipazione di professioni e sensibilità, categorie e religioni, appartenenze etniche e sociali. 

Quel giorno la neodemocrazia razionale doveva decidere se permettere la scelta del colore della pelle e dei capelli del futuro figlio attraverso l'ingegneria genetica nel concepimento in provetta, poi un referendum istantaneo sull'introduzione di nuove centrali nucleari a fusione fredda per rispondere alla maggior domanda di energia. Per il primo la commissione governativa stabilì i parametri nel seguente modo: medici, biologi, filosofi e religiosi coefficiente 2.3, laureati in materie tecnologiche 1.6, laureati in materie umanistiche 1.4, diplomati 0.4 meno dei laureati, non diplomati, disoccupati e massaie 0.6 il coefficiente totale, madri e padri aggiungono 0.2 al loro coefficiente di cui sopra. Pertanto ogni voto non vale uno come ai tempi della democrazia classica, bensì il voto viene pesato in base alle specifiche competenze."

Non si può imporre un regime democratico, non funziona mai senza una laica presenza costante di principi etici condivisi e comuni. Soprattutto non può esistere vera democrazia senza una diffusa scolarizzazione e conoscenza storica, un'autonomia di pensiero e conseguente capacità di analisi. Mi si potrebbe obiettare che le masse non possiedono quasi mai tali caratteristiche, ed è vero; ma un tempo bastava il sano buonsenso e una credibile esperienza di economia familiare per determinare una partecipazione intelligente alle istituzioni democratiche.

Poi le cose sono cambiate negli anni per pochi, profondi, circostanziati motivi: crollo del muro di Berlino e fine delle grandi famiglie ideologiche post belliche, nuove tecnologie e conseguente globalizzazione dei sistemi di informazione, commercializzazione e della finanza fine della società basata sulla condivisione sociale, sulla famiglia, e inizio della individualità tipicizzata ed esasperata

Se mettessimo idealmente questi fattori in un mixer e lo scuotessimo ben bene otterremmo una società liquida come quella che stiamo vivendo quotidianamente. Non esistono più le ideologie e quindi neppure lo studio della storicizzazione delle medesime, non si condividono pensieri e discussioni, non ci sono più partiti o pulpiti religiosi che mediano il pensiero o che raccolgano gli umori sociali e comuni e li riportino in alto nella politica democratica. Ognuno pensa di essere una monade politica che partecipa al grande gioco della democrazia attraverso il filtro della propria esperienza personale. Ognuno di noi ascolta solo quello che ama sentire. Perché tutto questo? Perché i partiti sono diventati gestori di consenso, raccoglitori di umori, propositori di sensazioni, erogatori di slogan che prefigurano risposte semplici a problemi complessi. In poche parole la politica e quindi la vita democratica non si basa sull'analisi e la condivisione delle analisi e delle soluzioni, bensì si affida alle dinamiche commerciali.

La Democrazia fallisce in assenza di cultura vera e diffusa

Marco Cestelli
© Riproduzione riservata
11/02/2021 09:02:34

Marco Cestelli

MARCO CESTELLI: Persona molto conosciuta a Sansepolcro, studi economici e commerciali a Milano, manager e imprenditore, scrittore, conferenziere e comunicatore, ha viaggiato in molte parti del mondo, ha sperimentato innovazioni e il valore della cultura. Legatissimo alla sua terra ama l’arte e la storia, la geopolitica e la cultura europea. Sa di non sapere mai abbastanza.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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