C'è bisogno di Natale

Soddisfa bisogni psicologici legati a ricordi d'infanzia, calore, sicurezza e connessione sociale
Per le festività natalizie 2025 sono stati spesi dalle amministrazioni comunali italiane 397,4 milioni di euro.
Questi fondi non provengono esclusivamente dai bilanci comunali: spesso si ricorre a sponsorizzazioni, che in molti casi sono offerte da aziende municipalizzate, quindi finanziate indirettamente con risorse pubbliche. Le amministrazioni locali giustificano tali spese come investimenti in marketing territoriale.
Vi hanno investito il 64,4% dei Comuni, ovvero in 5.084 amministrazioni.
“Delle 5.084 amministrazioni comunali che spendono per decorare le città durante le festività natalizie, solo 280 riescono a generare un flusso turistico tale da attrarre visitatori che pernottano almeno una notte.” (Massimo Feruzzi – JFC Consulenza Turistica e Territoriale)
Eppure non c'è amministrazione “importante” che rinunci a mettere luci, alberi di Natale, piste ghiacciate, presepi pubblici, ecc.. Credo che un Sindaco che non dia seguito a investimenti pubblici per le luminarie ecc. incorrerebbe nell'ira funesta dei commercianti e dei cittadini i quali, in tal modo, verrebbero defraudati del “sacro diritto” all'atmosfera natalizia. E se il comune decidesse (legittimamente) di investire quelle cifre in scuolabus? Oppure in collegamenti ospedalieri per gli anziani? Oppure per pagare un alloggio per i senza tetto? O per le mense scolastiche, per comprare libri per la biblioteca, o ad un restauro..
Non credo che avrebbe successo, anzi verrebbe rimproverato severamente. E la festa per l'ultimo dell'anno? Nessuno, o pochi, sono disposti a rinunciare alle luci di Natale e ad una festa pubblica per la notte di S. Silvestro, o ai fuochi d'artificio. Pertanto si fa di tutto per festeggiare e abbellire, lo fanno tutti e quindi se lo aspettano tutti. Ed è giusto probabilmente poiché è la maggioranza che ha ragione, in generale. Io sono sempre un po' perplesso quando percepisco esigenze sociali così generalizzate e coinvolgenti, lo sono perchè purtroppo (è colpa mia) dietro ad esse vedo carenze o patologie, bisogni e necessità; e pertanto sono luci che si accendono su problematiche varie che alla fine si “tengono per mano” con un condiviso senso patologico e sociologico. Sono masturbazioni mentali mie, niente di preoccupante, ma spero di poter contribuire ad un dibattito, ad una riflessione.
“C'è un grande bisogno di Natale perché soddisfa bisogni psicologici profondi legati a ricordi d'infanzia, calore, sicurezza e connessione sociale, stimolando la creatività e la speranza attraverso luci, rituali e tradizioni, e offrendo un'occasione di condivisione, dono e unione familiare, anche se può amplificare stress e malinconia per chi vive momenti difficili, portando a un confronto tra ideali e realtà. “ Paura del futuro, ancoraggio al passato, al mito della bontà percepita o condivisa con il prossimo. Forse c'è sempre stato bisogno di Natale ma possiamo dire che una volta era diverso? E in cosa era diverso? Nei riti, nelle tradizioni? Nell'esistenza delle famiglie? Del focolare? E allora perchè, se diamo a tutto questo un valore positivo e rassicurante, non viviamo un po' di Natale tutto l'anno? Ovviamente è una domanda retorica, ogni tempo vive il suo tempo: se oggi è la paura e l'egoismo che regnano sovrani almeno c'è un Natale che ci fa riflettere. E anche se il Natale è il periodo che fa sentire davvero solo chi è solo, e ancor più povero chi è davvero povero, c'è bisogno di Natale, soprattutto in momenti di disorientamento sociale, di invecchiamento della popolazione, di vera incertezza verso il futuro.
Marco Cestelli
MARCO CESTELLI: Persona molto conosciuta a Sansepolcro, studi economici e commerciali a Milano, manager e imprenditore, scrittore, conferenziere e comunicatore, ha viaggiato in molte parti del mondo, ha sperimentato innovazioni e il valore della cultura. Legatissimo alla sua terra ama l’arte e la storia, la geopolitica e la cultura europea. Sa di non sapere mai abbastanza.
Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.

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