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Coronavirus, la grande corsa in Svizzera per comprare l'idrossiclorochina

Decine di persone dal Nord d'Italia in trasferta per procurarsi l'antimalarico contro il Covid-19

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Hanno preso a noleggio un intero pulmino, ci si sono infilati in 15 e via in  direzione Chiasso. Con un solo obiettivo: fare incetta di Plaquenil (idrossiclorochina) e tornarsene a casa con 250 flaconi. Succede anche questo in Italia. Che l’Aifa bocci un farmaco utilizzato per il Covid-19  esclusivamente sulla base di uno studio farlocco pubblicato da Lancet e successivamente ritirato dagli stessi autori. E succede però che tantissimi abitanti del nord, da Verbania, Como, Varese e Novara, si spostino (lo hanno fatto anche interi nuclei familiari) nelle città del contiguo Canton Ticino.
 

L'antimalarico

Vanno  a fare una scorta della molecola idrossiclorochina, più nota appunto col suo nome commerciale Plaquenil. L’acquisto oltre frontiera è diretta conseguenza di una vendita finora liberalizzata in Svizzera e delle limitazioni che vigono in Italia. Il Plaquenil che, va ricordato, da oltre trent’anni è in commercio sia come antimalarico, sia  per combattere manifestazioni reumatologiche, era stato ampiamente somministrato, prima dello stop-Aifa, per il trattamento iniziale domiciliare del coronavirus. Adesso che, da oltre due mesi, la vendita nel Belpaese è off-limits, per il popolo del nord che ha fede nel suo potere curativo, non è rimasta che la trasferta (legittima) in Svizzera.

"Una richiesta forte"

Una dottoressa dalla Farmacia internazionale Bordoni di piazza della Riforma di Lugano spiega cosa accade: "Abbiamo una forte richiesta della molecola, ma alle persone che non l’assumono specificamente per malattie reumatologiche, vendiamo il prodotto di altro marchio, in questo caso “Hidroxychloroquine dottor EB”: 30 compresse da 200 mg in una confezione che costa 23 franchi. Il Plaquenil (Sanofi) lo distribuiamo invece ai pazienti che lo utilizzano nel loro piano terapeutico a 37,55 franchi. È una decisione che ci consente di soddisfare la domanda del farmaco per profilassi e terapia di Covid-19 delle decine di persone che ogni giorno vengono qui, dall’Italia e dal circondario".

"Utile in una fase precoce del Covid"

Un passo indietro nel tempo dà una mano a comprendere il successo del Plaquenil. A determinarne l’efficacia, sin dall’inizio della pandemia, sono stati alcuni centri ospedalieri di diverse aree del settentrione, tra cui in particolare quelli del triangolo Piacenza-Novara Alessandria. I risultati, li comunicò proprio su Repubblicail professor Pietro Luigi Garavelli, direttore di Malattie infettive a Novara. Diceva ieri e conferma oggi: "I pazienti trattati precocemente, quando non c’era il limite prescrittivo, sono rimasti quasi tutti a casa. I ricoveri ospedalieri si erano ridotti al minimo e, soprattutto, quelli dei malati più gravi.  Grazie all’esperienza comune di quel vissuto e al passaparola, ci si rese conto che il farmaco risponde bene, e quindi oggi in assoluta autonomia, in molti si preparano ad affrontare il possibile, speriamo di no, scenario di quest’autunno".

La decisione dell'Aifa

Dopo la pubblicazione della nota Aifa che il 26 maggio dichiarò prescrivibile il farmaco solo sotto diretta responsabilità del medico, i camici bianchi si sono trovati con le mani legate e la maggioranza di loro ha scelto la strada della prudenza massima, fino alla rinuncia totale alla terapia. D’altronde, l’automedicazione andrebbe sempre sconsigliata. "Al di là della libertà personale – precisa infatti lo specialista - il fai da te è un grande rischio per il malato, senza il controllo di un  medico  che abbia le conoscenze cliniche indispensabili prima della somministrazione di un farmaco. E questo vale per l’idrossiclorochina e per tante altre molecole, per qualsivoglia patologia. Di certo non basta aggiornarsi solo su internet. Anche la rete, per essere interpretata, ha bisogno di esperti che siano in grado di farlo e di discernere la notizia buona da quella fasulla".


Il pullman verso Lugano

Il pullmino noleggiato è solo la punta di un iceberg di un fenomeno che ha riguardato centinaia di persone che nelle ultime settimane si sono recate a Chiasso, Locarno, Bellinzona e Lugano. Ma cosa dicono in terra elvetica? "Noi diamo l’idrossiclorochina a chiunque, purché munito della ricetta – dice un farmacista – Fino ad oggi è così, poi domani chissà, potrebbero cambiare le norme anche qui da noi". Altra alternativa per l’accesso all’acquisto della molecola è l’on line: basta scannerizzare la ricetta e si riceve a casa la confezione del prodotto. Con un sovrapprezzo di circa 25 euro di spedizione. Intanto, continua la lotta legale per l’autorizzazione della libera vendita e prescrizione dell’antimalarico, affidata alla valutazione del Tar e, probabilmente in caso negativo, anche a quella del Consiglio di Stato. Comunque vadano le cose, l’Aifa non ha spontaneamente receduto da una posizione di intransigenza, nonostante gli appelli di gruppi di medici, uniti in più associazioni con decine di migliaia di firmatari.

Testato in Francia

Ma la querelle non coinvolge solo l’Italia: in Francia, a Marsiglia, dove esercita il professor Didier Raoult, uno dei più noti infettivologi europei, il Plaquenil è stato finora somministrato ad ampie categorie di pazienti. Anche qui però con non pochi contrasti col governo centrale di Parigi e con scienziati che ne negano l’efficacia, sottolineandone i possibili effetti collaterali. "La clorochina, non l’idrossiclorochina, – conclude Garavelli - è l’unico farmaco autorizzato dalle linee guida cinesi per la terapia di Covid-19. E c’è anche chi ha fatto outing, definendola trattamento di prima linea. MI riferisco a personaggi famosi e noti, come Bolsonaro in Brasile e Bertolaso in Italia. Quest’ultimo, che è anche medico, proprio a Repubblica confidò: "mi ha salvato il Plaquenil".

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
23/09/2020 05:05:01


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