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La moda punta sulle taglie forti

Il futuro appartiene a un mondo in cui chiunque può trovare un vestito che ama

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Oltre la "52" oggi si può. Dagli Usa, dove un'epidemia di obesità sta trasformando il corpo della popolazione, nuove start up offrono possibilità di scelta a clienti costrette finora a frequentare il ghetto senza fantasia delle taglie forti. La parole d'ordine è "inclusione". Finora gli stilisti hanno ignorato chiunque si trovasse al di fuori dello standard 0-12 (38-48 in Italia). Con la conseguenza che negli Usa, per la maggioranza delle donne che non rientrano nella fascia media di altezza e di peso, la prospettiva di sentirsi "chic" era finora out of limits.

Le cose stanno cambiando: se ad oggi solo il 7% dell'abbigliamento femminile in department stores e boutiques è destinato alle misure oltre 50, un nuovo movimento alimentato dai social media offre la chance di non sentirsi esclusa. Veronica Beard, Zac Posen, Michael Kors e la catena di grandi magazzini Nordstrom stanno modificando le strategie per far fronte alla richiesta delle donne in sovrappeso, mentre su Instagram modelle/influencer come Ashley Graham e Tess Holliday stanno trasformando il messaggio.

Fino alla taglia 56

Non solo jeans e t-shirts, ma una moda che ispira. Universal Standard è una start up basata a New York creata da due amiche, Polina Veksler e Alexandra Waldman, che non riuscivano a fare shopping assieme perché una delle due vestiva "56": "Il futuro appartiene a un mondo in cui chiunque può trovare un vestito che ama", spiegano. L'idea ha preso piede.

Il business

Gwyneth Paltrow è salita a bordo tra gli investitori. In aprile il duo Rodarte (le sorelle Kate e Laura Mulleavey) ha creato una collezione per Universal Standard per donne dall'extra small all'ultra ultra large. Prabal Gurung ha disegnato un miniabito stile tuxedo, Maria Cornejo una camicia wrap metallica Zero+, entrambi disponibili in misura "54" sul sito di e-commerce 11 Honore che offre proposte dalle passerelle in "misure inclusive". Mentre Veronica Beard ha adottato l'influencer Katie Sturino che l'anno scorso, delusa da una gonna di Diane von Fustenberg che non le donava, ha lanciato l'hashtag #MakeMySize: adottato dal brand giovane fondato dalle cognate Veronica Miele Beard e Veronica Swanson Beard la cui collezione in questi giorni nei negozi (compreso il classico blazer "Dickey") è pensata per tutte le taglie.

Ma l’obesità è una patologia

L’argomento è assai delicato perché, se da una parte c’è la bontà del messaggio inclusivo, dall’altra c’è una malattia. Perché l’obesità non può essere considerata uno stile di vita o una scelta: si tratta di una patologia seria che va combattuta, se nel frattempo si ha più scelta nel proprio armadio ben venga. Fra il movimento del “curvy pride” con l’orgoglio per un corpo morbido ma sano, e una taglia 56 c’è una bella differenza.  

Notizia e Foto tratte da Tiscali.it
© Riproduzione riservata
03/06/2019 14:34:54


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