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Spirito di Assisi, inaugurazione dell’incontro internazionale Pace disarmata e disarmante

L'Umbria é un luogo di incontro e di confronto per riaffermare il dialogo di fronte alle guerre

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"Dobbiamo dare ai giovani la speranza di futuro: possiamo essere, ognuno di noi può essere un costruttore di pace", ha affermato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, rivolgendo il saluto della comunità regionale ai rappresentanti delle religioni, delle Chiese, delle istituzioni, della cultura e della società civile riuniti per il quarantesimo anniversario dello Spirito di Assisi. Nell’anno dell’Ottavo Centenario Francescano, l’Umbria torna così a essere luogo di incontro e di confronto per riaffermare la forza del dialogo di fronte alle guerre e alle divisioni del presente.
Quarant’anni dopo, la colomba composta dai bambini sul prato della Basilica di San Francesco diventa il filo che unisce una memoria personale alla responsabilità pubblica. Stefania Proietti era una di quei bambini che il 27 ottobre 1986, vestiti di bianco e tenendosi per mano, accompagnarono con un movimento collettivo lo storico incontro delle religioni mondiali convocato da san Giovanni Paolo II. Oggi, da presidente della Regione Umbria, porta quel ricordo all’assemblea inaugurale dell’incontro internazionale “Pace disarmata e disarmante”: non soltanto la testimonianza di un giorno che ha segnato Assisi e il mondo, ma il richiamo a un impegno che le istituzioni sono chiamate a rinnovare, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni.

Nel messaggio della presidente, la pace non è una vocazione da celebrare soltanto nelle ricorrenze, ma una responsabilità da esercitare. Proietti ha richiamato l’articolo 4 dello Statuto regionale, che riconosce nella pace un diritto fondamentale della persona e dei popoli e impegna la Regione a promuoverla insieme alla piena realizzazione della democrazia. In questa prospettiva ha ricordato l’istituzione, nel 2024, dell’assessorato alla Pace: una scelta con cui tradurre l’identità dell’Umbria, terra di san Francesco e di san Benedetto, in un indirizzo dell’azione istituzionale.

Al centro dell’intervento, il rifiuto dell’indifferenza. Accanto alla sofferenza provocata dai conflitti, la presidente ha indicato il pericolo di non ascoltare più il grido delle vittime, dei bambini, delle persone colpite dalla miseria e dallo sfruttamento; di abituarsi alle immagini delle stragi e della vita violata, a cominciare dalla Terra Santa. È proprio contro questa assuefazione che lo Spirito di Assisi conserva, nelle parole di Proietti, la sua attualità: un seme custodito e coltivato dalla Comunità di Sant’Egidio, capace ancora di generare speranza e di chiamare ciascuno a una responsabilità concreta.

Una prospettiva che incontra la riflessione proposta all’assemblea da Andrea Riccardi. Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ha ripercorso il significato dell’incontro del 1986 e il cammino proseguito nei decenni successivi, sottolineando come la memoria di quella giornata non possa esaurirsi nella commemorazione. In un tempo nel quale la guerra tende a essere nuovamente accettata come strumento della politica internazionale, il dialogo deve tornare a essere una pratica decisiva: la pace è un cantiere aperto a tutti, non un compito riservato agli specialisti, ma una responsabilità universale.

Riccardi ha richiamato la forza del dialogo, dell’incontro e della preghiera: una forza disarmata, diversa da quella delle armi, che può contrastare i linguaggi della minaccia e ricostruire legami tra persone e comunità. Il percorso nato ad Assisi ha unito senza confondere le identità religiose, facendo dell’amicizia e della conoscenza reciproca una risorsa per affrontare conflitti e contrapposizioni. Il suo orizzonte resta il riconoscimento di un’unica umanità e di un destino comune, oltre i particolarismi.

La presidente ha rivolto un ringraziamento a Riccardi, al presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo e agli operatori e volontari impegnati nel mondo, anche a rischio della propria vita, per la pace e per il prossimo. Un pensiero grato è stato dedicato a Papa Leone XIV e al suo impegno per la pace, nel solco di Papa Francesco.

Nella conclusione, la presidente Proietti ha affidato all’immagine di una "pioggia leggera" e di una "brezza leggera" il senso di una nonviolenza capace di spegnere i focolai di guerra e alimentare una coraggiosa rivoluzione culturale, a partire dai giovani. Un impegno nel quale ognuno, secondo il proprio ruolo, può essere parte di un movimento collettivo: come i bambini della colomba del 1986, chiamati a muoversi insieme per dare forma alla speranza. "Dobbiamo avere più coraggio nel muovere cuori, animi, intelligenze verso il grande sogno della pace», ha concluso, richiamando le parole di Riccardi di dieci anni fa, «nella certezza che del coraggio della pace non ci si pente mai".

 

Redazione
© Riproduzione riservata
26/10/2026 07:34:01


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