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Legge aree idonee Emilia-Romagna: cresce il fronte di associazioni e comitati contro le speculazioni

De Pascale e Priolo difendano territorio, agricoltura e Appennini

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La coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazioni) e le associazioni aderenti, già firmatarie del documento inviato alla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del percorso di definizione della legge sulle aree idonee agli impianti eolici e fotovoltaici, chiedono alla Regione di perseguire con coraggio la tutela del territorio, in un contesto segnato da pressioni speculative sempre più aggressive.

La transizione energetica è una necessità. Ma non può diventare il pretesto per trasformare il territorio emiliano-romagnolo in un grande distretto industriale energetico. Oggi assistiamo alla proliferazione di centinaia di progetti presentati da società con capitali sociali irrisori, spesso prive di qualunque solidità industriale e finanziaria, che avanzano richieste per impianti dal valore di decine o centinaia di milioni di euro. Una gigantesca operazione speculativa che rischia di travolgere territori, comunità locali e istituzioni.

Il rischio concreto è quello di vedere distese di pannelli fotovoltaici prendere il posto dei campi agricoli, sottraendo suolo fertile alla produzione alimentare, mentre enormi pale eoliche alte oltre 200 metri vengono previste lungo i crinali appenninici, accompagnate da nuove strade, sbancamenti e abbattimenti boschivi irreversibili. In Emilia Romagna, inoltre, la scarsa ventosità rende gli impianti eolici poco produttivi, confermando il timore che tali progetti rispondano a logiche speculative.

Difendere il paesaggio e l’agricoltura non significa essere contro le energie rinnovabili. Significa pretendere una transizione energetica governata, equilibrata e rispettosa dell’identità dei territori. Esistono alternative concrete: utilizzare tetti, aree produttive dismesse, parcheggi, superfici urbanizzate e infrastrutture già esistenti, evitando di sacrificare ambienti integri e paesaggi che rappresentano una risorsa economica, culturale e ambientale fondamentale per la nostra Regione, come evidenziato anche dai rapporti ISPRA sul consumo di suolo e sull’utilizzo prioritario delle superfici già artificializzate.

Occorre inoltre aprire una riflessione seria sulla sostenibilità economica di questo modello. Negli ultimi quindici anni in Italia sono stati destinati circa 170 miliardi di euro agli incentivi per le fonti rinnovabili, con costi annuali di oltre 10 miliardi di euro trasferiti puntualmente sulle bollette di famiglie e imprese attraverso gli oneri di sistema, come riportato nei dati ufficiali del GSE, di TERNA e ARERA.

A questo si aggiunge un tema gravissimo e troppo spesso sottovalutato: molti di questi impianti vengono dichiarati opere di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, aprendo la strada a procedure espropriative sui terreni agricoli dei privati. Un potere enorme che rende ancora più indispensabile una legge rigorosa sulle aree idonee e sulle incompatibilità territoriali.

La Regione Emilia-Romagna non deve arretrare. Deve invece perseguire con determinazione un percorso di adeguata regolamentazione, accogliendo le proposte di modifica formulate dalle associazioni e dai territori, affinché la legge sulle aree idonee possa realmente prevenire conseguenze nefaste e irreversibili per il paesaggio, l’agricoltura, i crinali appenninici e l’equilibrio delle comunità locali.

La vera sostenibilità non è coprire i campi di pannelli o riempire le montagne di pale eoliche.
La vera sostenibilità è riuscire a tenere insieme energia, ambiente, agricoltura, paesaggio, economia e qualità della vita delle comunità.

Redazione
© Riproduzione riservata
25/05/2026 11:15:05


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