La maggioranza decide di valorizzare le reti del gas come hanno fatto gli altri comuni del Valdarno

Chiassai: “13 km di estensione della rete per garantire a tutti i montevarchini gli stessi diritti”
"Il Consiglio comunale di Montevarchi, a seguito di due delibere della Giunta comunale risalenti al 2024 - affermano il Sindaco Chiassai Martini e il vicensindaco Bucciarelli - ha scelto di cedere la rete di distribuzione del metano al futuro gestore a seguito della gara d’ambito aretino per l’affidamento a un nuovo concessionario e ha richiesto che l’ estensione della rete a tutte le frazioni e i quartieri che ancora sono sprovviste del servizio di distribuzione del gas naturale.
Si tratta di ben 13 km di nuove condotte che andranno a servire: Le Vigne - Le Valli - podere Peccioli -Il Pino - Casabaldo - Podere Tasso - La Villa – Il Crocefisso; Podere della Casina - via Del Messino - via del Bonciolino di sotto - via del Bonciolino di sopra – via della Selva - Casa Salvatici - via del Montassino; strada comunale di Moncioni - La Capraia - Podere Vecchia (Ventena) - Poggio Cuccule – Cocoini - Ventena - San Marco - Il Poggiolo - Ucerano – Noferi lavatoio - Camarli - Il Lavatoio - Borro la Chiave -Podere - La Priora - Ballino - Il Casato – Rendola (dintorni)
La proprietà pubblica della rete del gas non costituisce più una garanzia per la distribuzione di un servizio essenziale, liberalizzato per legge da un ventennio, da quando il settore è passato al libero mercato. Al contrario, l’affidamento del servizio, inclusa la manutenzione e la gestione della rete, a operatori specializzati rappresenta oggi una maggiore garanzia in termini di efficienza e di adeguato sviluppo tecnologico. Non a caso, tutti i Comuni del Valdarno hanno scelto o già proceduto all’alienazione delle proprie reti.
L'Amministrazione comunale ribadisce, perizie (Energas Engineering Srl e Università degli Studi di Ferrara, Dipartimento di Economia) e numeri alla mano, l'assoluta vantaggio economico e tecnologico per l'Ente nel fare questa scelta.
Innanzitutto - spiegano ancora Sindaco e Vicesindaco - dalla valutazione effettuata dalla società di ingegneria incaricata della ricognizione e della stima della rete cittadina, si evince che questa è quasi a fine vita: realizzata in larga parte tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, presenta un degrado fisico certificato pari a circa il 77% del valore di ricostruzione a nuovo. Si tratta, quindi, di un’infrastruttura con un’età media di 38-40 anni e che, nei 12 anni di concessione al nuovo gestore, andrebbe ad esaurire completamente il proprio valore industriale residuo (il fine vita è stimato da ARERA in 50 anni).Se decidessimo di mantenere la proprietà, i necessari interventi di ammodernamento sarebbero a carico del gestore, che rientrerebbe dell’investimento con l’aumento delle tariffe dei cittadini e a seguito di ogni sostituzione la rete andrebbe comunque in mano al gestore, con una conseguente riduzione della quota di proprietà comunale anno dopo anno e senza che il Comune ottenga nessun ritorno economico.
Il Comune, in tale ipotesi, percepirebbe un canone iniziale di circa 172mila euro per il primo anno, che verrebbe ridotto di anno in anno poiché calcolato sul valore RAB legato all'invecchiamento della rete.
Nel caso di vendita, invece, il Comune, grazie alla legge 118/2022, incassa in un’unica soluzione il Valore Industriale Residuo (VIR), pari a 6.716.968 Euro al 31.12.2022, un valore ben superiore al "costo storico rivalutato" (RAB), previsto dalla precedente normativa, e pari ad Euro 3.402.390.000 Il corrispettivo - che nel 2027, al netto del degrado maturato nel frattempo, sarà di Euro 5.768.089.000 è già stato verificato e approvato da ARERA.
L'Amministrazione ha evidenziato come l'opzione della vendita sia esercitabile solo adesso, poiché la normativa impedisce che successivamente alla gara d'ambito possa farsi ricorso all'alienazione.Vendendo la rete, il Comune, pur mantenendo la destinazione della struttura al servizio cui è preposta (art. 828, secondo comma c.c.), introita risorse per circa 5,8 milioni netti, trasferisce al concessionario ogni rischio legato all’invecchiamento dell’infrastruttura e mantiene intatto il potere di programmazione sullo sviluppo futuro del servizio, potere di programmazione che ha in parte già esercitato richiedendo l'estensione della distribuzione del metano a quelle frazioni e a quelle strade ancora sprovviste e i cui residenti sono costretti, pagando ingenti somme di denaro, a ricorrere al gpl o ad altre fonti di approvvigionamento.
La Giunta e la maggioranza ricordano che vendere oggi la rete non significa svenderla, ma valorizzarla correttamente. Non tutelare l'interesse pubblico sarebbe mantenere la rete, non garantire il servizio a quelle aree ad oggi prive del servizio e assistere alla sua continua svalutazione, percependo al contempo un canone destinato a ridursi con l’invecchiamento dell’impianto.
Le domande da porsi, nell'interesse dei cittadini sono queste: perchè non voler sollevare i cittadini di Montevarchi dai costi di manutenzione/ricostruzione della rete? E ancora: perché non voler cogliere l’opportunità offerta dalla nuova gara d’ambito per estendere finalmente la rete del gas naturale a frazioni come Moncioni, Ventena, Rendola, Caposelvi e ad aree della città ancora non servite, come via di Noferi e via Chiantigiana?
L’alienazione della rete non rappresenta un’operazione per fare cassa, ma una scelta responsabile per evitare che il patrimonio pubblico perda valore nel tempo per cause fisiche non compensate dal canone. Rinunciarvi significherebbe accettare consapevolmente un danno al patrimonio collettivo.”

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