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Pane, i rincari non si fermano più: ecco perché i prezzi sono alle stelle

Gli incrementi maggiori sono stati registrati in Ungheria Estonia e Lituania

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Cinquanta giorni di tempo per intervenire. Poi i fornai saranno costretti ad alzare bandiera bianca: «Abbiamo poco tempo per evitare di dover sospendere o addirittura chiudere l’attività» dice il presidente di Assipan-Confcommercio, Antonio Tassone, a nome delle migliaia di panificatori italiani. Una reazione che arriva stretto giro dopo la notizia dei rincari medi del +18% del pane rilevati da Eurostat ad agosto in Europa e del 13,6% in Italia, dovuti principalmente al caro prezzi energetici. 

Di certo, dalla baguette francese ai bretzel tedeschi, il pane nel mercato europeo non è mai stato così caro. E alla base del diffuso rincaro, rileva Eurostat, ci sono soprattutto le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. Gli aumenti maggiori del costo del pane, nel periodo agosto 2021-agosto 2022, sono stati registrati in Ungheria (+66%) in Lituania (+33%), in Estonia e Slovacchia (+32%). I Paesi meno colpiti sono stati invece la Francia (+8%), l’Olanda e il Lussemburgo (+10%).

Per evidenziare il clamoroso balzo dei prezzi, a titolo comparativo, l’istituto europeo di statistica ricorda che tra l’agosto del 2020 e l’agosto del 2021 l’incremento medio segnato nell’Ue dal prezzo del pane era stato del 3%. Soltanto «nel 2022 gli italiani spenderanno oltre 900 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente per mettere nel carrello della spesa il prodotto più presente sulle tavole», denuncia la Coldiretti. «Un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 36 centesimi e serve per produrre un chilo di pane che viene venduto a consumatori a prezzi che variano dai 3 ai 5 euro a seconda delle città», afferma l’associazione. E la corsa ai rialzi, a giudizio di Fedagripesca, non si ferma qui: «Si va verso ulteriori aumenti del costo finale del pane ai consumatori pari al 10% in più. Dal momento che, dati alla mano sentendo le cooperative attive nel comparto panificazione, l’incremento del prezzo finale al consumo non è sufficiente a coprire l'aumento delle spese da parte delle aziende». «Viviamo un momento di rialzo dei costi, legato soprattutto all’energia. E se c’è un prodotto energivoro, quello è il proprio il pane», sottolinea Alberto Molinari - presidente Aibi - Associazione italiana Bakery Ingredients aderente ad Assitol che poi dice: «Continueremo ad essere impegnati a mantenere in equilibrio costi, produzione e qualità, consapevoli che il pane è l’alimento base della nostra dieta quotidiana e che la nostra filiera ha un ruolo sociale». L’Italia, rispetto al resto d’Europa, è un’eccezione. L’85% degli italiani sceglie pane fresco artigianale e lo compra quasi tutti i giorni dal fornaio. Codacons stima che un nucleo di 4 persone si ritrova a spendere solo per pane e cereali ben 175 euro in più rispetto allo scorso anno. Perciò Assoutenti chiede un intervento urgente per tagliare l’Iva sui generi di prima necessità, a partire dagli alimentari. E Tassone aggiunge: «Confidiamo su un ampio raggio di azione del decreto Aiuti Ter e che si concluda l’iter parlamentare, ma abbiamo bisogno di manovre più coraggiose per superare l’emergenza immediata che sta mettendo a dura prova 1.350 imprese del settore». Nell’autunno più difficile arriva però una notizia rassicurante. Il calo dei prezzi dei carburanti sulla rete italiana continua e la benzina al self service scende nella media nazionale sotto 1,7 euro al litro toccando il minimo da quasi un anno, mentre il prezzo medio del diesel scende verso la soglia di 1,8 euro fermandosi a 1,809 euro al litro.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
20/09/2022 14:34:22


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