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L’immagine del paesaggio nel dna fotografico del tifernate Andrea Moni

Adora fermare gli attimi nei paesaggi che si trasformano poi in autentici quadri

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La fotografia come una sorta di stile di vita. Adora fermare gli attimi nei paesaggi che si trasformano poi in autentici quadri, ma al tempo stesso non disprezza affatto altri soggetti. Il Centro Fotografico Tifernate, poi, gli ha permesso di fare quel salto in avanti importante, ma soprattutto di condividere con altri questa sua grande passione. È Andrea Moni, classe 1980 e magazziniere di professione, l’ospite di luglio della rubrica “Passione Fotografia”, nella quale vengono messi in luce i profili di coloro che amano quest’arte, ma che al tempo stesso non costituisce la loro occupazione. Si è avvicinato alla fotografia circa quindici anni fa, inizialmente come una semplice curiosità che con il passare del tempo è maturata in qualcosa di decisamente più concreto, tale da diventare una vera e propria passione. Tutto ciò è in continua e quotidiana crescita: è cambiato il modo di vedere e osservare le cose, prestando più attenzione a tutto ciò che lo circonda, riscoprendo anche un forte legame con il territorio. Ha parole importanti anche per i giovani e pure per l’utilizzo spasmodico degli smartphone nella vita quotidiana.

·        Come e quando nasce la passione per la fotografia?

“Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dalla fotografia. Armeggiavo con macchina fotografica e rullini: ogni evento era una buona occasione per scattare qualche foto ricordo. Nel 2007, durante un viaggio a Parigi, forse ispirato dalla città, ho capito che la fotografia stava andando oltre il fermare l’istante da ricordare. Ne è passato di tempo da quei giorni e oggi la fotografia è diventata una parte importante della mia vita”. 

·        Quale tipo di fotografia preferisci fare?

“Sono attratto da diversi generi fotografici, ma principalmente mi occupo di paesaggio. Un tipo di fotografia meditata - se vogliamo - che ti dà la possibilità di rallentare da quei ritmi frenetici che oggi abbiamo. Amo fotografare la nostra vallata e puntare sguardo e obiettivo sulle bellezze del territorio che molto spesso ci sfuggono. Prediligo scattare all’alba e ho un debole per la fotografia notturna. Naturalmente non manca mai l’attenzione per la mia amata città”.

·        Come mai l’ingresso all’interno del Centro Fotografico Tifernate?

“Dopo qualche anno che ho iniziato a fotografare, ho sentito la necessità di condividere con altri questa mia passione, ma frequentare forum e social dedicati non mi soddisfaceva in pieno. Così nel 2010 mi sono iscritto agli storici corsi del Centro Fotografico Tifernate e da allora ne faccio parte in maniera attiva. È una bellissima realtà che mi ha aiutato a crescere, fotograficamente e non solo: in questi anni si sono consolidate amicizie davvero importanti. Dopo due anni di stop per la pandemia, finalmente sono riprese le attività nel migliore dei modi. Nell’ambito di “Estate in
Città” ogni settimana, dal giovedì alla domenica, una coppia di fotografi espone alcuni dei propri scatti a Palazzo del Podestà; iniziativa molto apprezzata dal pubblico”.

·        Di solito pubblichi sempre lo scatto originale, oppure ti piace lavorare anche nel post produzione?

“La post produzione è una parte imprescindibile della fotografia, non possono essere viste come due cose separate. Ritengo che la parte post scatto sia quella che imprima il carattere, l’interpretazione e in parte lo stile del fotografo; quel tocco personale e di sensibilità che anche la miglior macchina fotografica non può dare. Attenzione, però, non sto dicendo che i programmi di fotoritocco sono la soluzione alle fotografie da cestinare”.

·        Cosa pensi della fotografia in bianco e nero?

“Parliamo di una fotografia nuda e cruda, non ci sono distrazioni o influenze di umore date dal colore: lo sguardo si concentra sul contenuto della foto. Ritengo che il bianco e nero sia riservato per una fotografia importante. Personalmente, penso e scatto queste foto solo con determinate condizioni di luce o soggetti interessanti monocromaticamente.  Mi piacciono i forti contrasti, neri profondi e bianchi degni di questo nome”.

·        Senti un po’ la nostalgia del vecchio e caro rullino, oppure ti piace solo la tecnologia?

“Mi sono avvicinato alla fotografia nel periodo in cui il sensore stava prendendo il posto della pellicola, non ho avuto molta esperienza con l’analogico. La tecnologia ha sicuramente facilitato l’approcciarsi con questo settore. Con un po’ di romanticismo e nostalgia, posso dire che mi manca quell’attesa e curiosità che c’era aspettando di ritirare le stampe dal fotografo e classica era la frase: come sono venute?”.

·        Scatti solamente fotografie con la reflex, oppure apprezzi anche lo smartphone o il drone?

“L’immediatezza dello smartphone è sicuramente il grande vantaggio di questo strumento: è sempre con noi e anche con questo mezzo si possono realizzare ottime foto. Sì, lo uso molto e devo dire che mi diverte parecchio. Purtroppo non possiedo un drone, mi piacciono molto le prospettive diverse che si possono avere con la foto aerea”.         

·        C’è uno scatto a cui sei particolarmente legato?

“Ci sono sicuramente scatti a cui sono più legato, vuoi per la difficoltà nella realizzazione o per il contesto in cui sono stati fatti; ognuno porta con sé un ricordo particolare, che sia un paesaggio o una foto di famiglia”.

·        Come mai i giovani, seppure scattino tante foto, non si avvicinano a questo mondo?

“Come dicevamo prima, l’immediatezza degli smartphone fa sì che le foto scattate siano tantissime, forse troppe. La fotografia viene usata come mezzo di condivisione più che di espressione: una fotografia veloce che non ha necessità di approfondimenti”.

·        Secondo il tuo parere, la fotografia è da considerare una forma d’arte? Ed eventualmente perché?

“Una foto che va oltre la mera riproduzione della realtà, che si contraddistingue per creatività, capacità di interpretazione e dalla quale si evince la sensibilità dell’autore, è un’opera d’arte. Una volta ho visto piangere di fronte ad una fotografia di Steve McCurry: se un’immagine suscita emozioni, credo proprio che sia arte”.

·        Quale il sogno nel cassetto, a livello fotografico ovviamente, che speri possa avverarsi quanto prima?

“Non c’è un vero e proprio sogno nel cassetto. Non nascondo, però, che un giorno mi piacerebbe avere un bell’archivio che racconti tanto della nostra vallata, riuscendo magari a dedicare il giusto tempo a questa mia grande passione”.

Redazione
© Riproduzione riservata
10/08/2022 10:58:38


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