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Ravenna tra leggende e storia, da Guidarello a Teodora

Crocevia tra storia e leggenda

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Ravenna si è fatta la storia. La città fu fondata presumibilmente nel V secolo a.C. dagli umbri, entrò a far parte dell’Impero Romano fin dal II secolo a.C., per poi divenire nel VI secolo d.C. il punto d’incontro tra oriente e occidente grazie al diffondersi del potere e della cultura bizantina.

Le vicissitudini di Ravenna possono tracciare un preciso continuum storico per raccontare come si sia evoluta la penisola italica. E lo fanno attraverso personaggi realmente esistiti e altri invece leggendari.

I mosaici di Ravenna

Ravenna è considerata la città dei mosaici: per la città si possono visitare diversi beni culturali, soprattutto di natura religiosa o commemorativa, che contengono espressioni interessantissime di questa arte. Dalla basilica di San Vitale al mausoleo di Galla Placidia, passando per la basilica di Sant’Apollinare Nuovo e la cappella arcivescovile di Sant’Andrea ma non solo: ogni mosaico rappresenta un pezzo di storia per Ravenna.

Questa peculiarità è dovuta al fatto che in questa città, più che in altri luoghi, il mosaico diveniva un mezzo per rendere maggiormente “preziosi” luoghi di culto o edifici sepolcrali. Dal IV secolo in poi, i mosaici vennero utilizzati per sviscerare diversi temi nel tempo, dal ritratto personale di alcuni personaggi storici al racconto “illustrato” di episodi biblici.

Chi è Teodora

Quello che è probabilmente il mosaico più celebre di Ravenna si trova nella basilica di San Vitale. In realtà i mosaici sono due, posti l’uno di fronte all’altro, realizzati con tasselli dorati di grande eleganza e opulenza e ritraggono l’imperatore Giustiniano e la moglie Teodora.

Quest’ultima lega il suo nome a quello di Ravenna in quanto Basilissa dell’Impero bizantino: Teodora e l’imperatore sono ritratti mentre recano in dono alla città dei vasi liturgici.

Vissuta nel VI secolo, la sua storia personale presenta comunque dei tratti leggendari: dipinta da alcuni storiografi come una donna dissoluta nella sua gioventù, avvenne in lei un cambio di prospettiva che la portò alla conversione al cristianesimo e al matrimonio con l’imperatore. Da quel momento in poi venne ritratta come donna illuminata, che seppe coniugare potere e fede tanto da rappresentare durante il suo regno, come nel mosaico, la protagonista di una mitica età dell’oro.

Da Guidarello al Mostro, tutte le leggende

Oltre la storia, Ravenna annovera diverse leggende sul suo territorio. Una molto suggestiva riguarda la lastra funeraria del cavaliere Guidarello Guidarelli. Si tratta di un’opera d’arte oggi conservata al Museo d’Arte di Ravenna, che però in passato era conservata nella pinacoteca comunale. Negli anni ’30 del Novecento, secondo un mito che si diffuse a macchia d’olio, le donne che avessero baciato la statua avrebbero ricevuto dei benefici: le nubili si sarebbero sposate entro l’anno, le coniugate sarebbero rimaste incinte. Naturalmente, ben presto, a tutela del bene culturale, la lastra fu posta sotto una teca.

Alcune di queste leggende sono a tema religioso. Per esempio si narra che l’imperatrice Galla Placidia ricevette nel V secolo, durante una visione mistica, il sandalo di san Giovanni Battista da esporre come reliquia nella costruenda basilica. Nel duomo di Ravenna c’è invece una piccola cappella dedicata alla Madonna del Sudore, con l’icona di Maria. Secondo la vulgata, l’icona avrebbe “sudato” sangue venendo pugnalata da un soldato che perse al gioco d’azzardo in una taverna in cui il quadro si sarebbe trovato precedentemente. E avrebbe sudato ancora durante la battaglia di Ravenna nel 1512 e durante la peste del 1630, due momenti molto difficili per la città.

C’è poi la leggenda della Mariola, che nel XV secolo si pensava fosse la donna il cui volto è raffigurato ai piedi della torre civica: il volto è preceduto dal bassorilievo di un cavaliere a cavallo, che forse è in cerca dell’amata, amata che non trova proprio perché è alle sue spalle.

Infine c’è la leggenda del Mostro di Ravenna, un bambino nato dalla presunta relazione sacrilega tra una suora e un frate nel 1512. Un occhio su una gamba, l’altra gamba caprina, una testa sproporzionata e delle lettere sul petto (X, Y e V): questi sarebbero stati i suoi segni distintivi. La mostruosa deformità avrebbe spinto il papa Giulio II a esiliare questa creatura nel bosco, ma mentre infuriava la battaglia di Ravenna c’è chi dice di aver visto il Mostro ridacchiare tra le vie per la distruzione della sua città.

Redazione
© Riproduzione riservata
28/05/2022 07:25:06


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