Opinionisti Mara Ercolanoni

Antiche come le montagne

La legge della non violenza

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Un giorno molto tempo fa, conobbi un bel ragazzo, di Sansepolcro, ma la cosa che mi colpì di più non fu tanto la sua bellezza, che era indiscutibile, ma le parole attraverso le quali mi parlava.

Per me le giuste parole, dette nel modo e nel momento giusto, possono davvero cambiare le cose.

Almeno per quanto mi riguarda.

Quel giorno mi regalò un libro, inusuale per ragazzi di 20 anni, ma non per noi, che apprendevamo tanto dalla letteratura, dalla musica, e che spesso dimentichiamo essere uno scrigno di sapere, di introspezione, di risposte a domande proprio tipiche di quell’età, sul mondo, sulla guerra, sulla morte e sulla vita, e soprattutto sull’amore.

Questo libro è un libro sacro per me, come la persona che l’ha scritto.

Il libro in questione è quello di:

Mohandas Karamchand Gandhi.

“Antiche come le montagne”.

Oggi sono andata a cercarlo nella mia preziosa e cara libreria, ed ora ce l’ho qui.

 Ogni libro ci riporta qualcosa indietro, ho tolto un po’ di polvere che inevitabilmente si deposita ogni giorno, dando quel senso di vissuto, di antico, di celebrativo.

Gandhi sosteneva, con serena umiltà, di non avere nulla di nuovo da insegnare agli uomini.

“La verità e la non violenza sono antiche come le montagne”.

Questo il suo pensiero, in un momento come questo che stiamo vivendo, ci sembra assurdo, improbabile, impossibile, nessuno potrebbe mai metterlo in pratica, questo è quello che ognuno di noi sta pensando in questo esatto momento, e invece no, perché lui c’è riuscito.

Certo che non nascono moltissimi “UOMINI” come lui.

Antiche eppure attualissime furono le certezze del Mahatma: La disobbedienza civile come unica risposta a governi e sistemi basati sullo sfruttamento; La non-violenza come sola arma possibile per fermare la corsa agli armamenti;

l’amore come forza universale che sovrasta le miserie e le ingiustizie dei pochi a scapito dei molti.

Sembrano frasi fatte vero?

Ma lo sapete che lui e tutti quelli che credevano in lui, l’intera India povera(ovviamente) ha ottenuto l’indipendenza, dall’Inghilterra seguendo la legge della non- violenza?

Il programma politico di Gandhi fu rivolto essenzialmente all’indipendenza, essenzialmente all’indipendenza nazionale dell’India con un’ispirazione democratica e socialista.

Questi elementi non erano innovativi dato che derivavano dalla tradizione politica europea (nazionalismo democratico di Mazzini).

La sua innovazione riguardò invece la teoria della rivoluzione, che nell’Europa moderna si era formata con il contributo di quasi tutte le correnti del pensiero politico: quella liberale con Locke Jefferson e i padri della rivoluzione americana Sieyès e i teorici liberali della rivoluzione Francese, quella democratica con Rousseau Robespierre, Saint-Just e altri teorici Giacobini;

Quella socialista anarchica e comunista come Babeuf, Bakunin, Marx, Lenin.

Nel 1916 Gandhi disse in un discorso:

“Io stesso sono un anarchico ma di un tipo diverso”.

Per quanto divergenti nei loro obiettivi politici, le teorie classiche della rivoluzione hanno in comune due componenti fondamentali:

-          La teoria del “diritto alla resistenza” (Locke), secondo cui è legittimo – se non doveroso – che le masse popolari si ribellino alle autorità sociali e politiche, quando subiscono un’evidente e intollerabile situazione di ingiustizia.

-          La teoria della “guerra giusta”, secondo cui il popolo ha diritto di ricorrere alla violenza rivoluzionaria, quando questa serve a correggere torti e ingiustizie molto gravi (questa teoria, con origini medievali, giustificava la violenza e le guerre).

Gandhi condivise il primo di questi due principi, ma rifiutò il secondo.

Gandhi aveva studiato in Inghilterra dove si era laureato in giurisprudenza, era un avvocato, conosceva la legge, non era un santone Indiano, era un uomo che aveva ben chiari i diritti umani.

Fu costretto a sposarsi con matrimonio combinato dai genitori benestanti della casta dei Bania composta da mercanti commercianti e banchieri.

Aveva 13 anni lui e 13 anni la sua sposa come voleva la tradizione indù.

Più tardi in età matura condannerà più volte la crudele usanza dei matrimoni infantili.

Ebbero 5 figli maschi, il primo morì dopo pochi giorni dalla nascita.

I suoi primi successi sociali li ottenne in Sud Africa dove regnava l’apartheid, in quegli anni parliamo del 1906.

Gandhi aveva solo 24 anni, era un giovane avvocato, in venti anni di vita in Sudafrica, viene chiamato il “Mahatma”, la grande anima.

Si batteva per i diritti dei lavoratori ridotti in condizioni servili e che conduceva il popolo verso una resistenza pacifica di fronte a leggi ingiuste.

L’11 settembre 1906 inizia la prima forma di disobbedienza civile, chiamata “satyagraha” che letteralmente significa “insistenza per la verità”.

IL governo aveva imposto a tutti gli asiatici di avere un lasciapassare, dopo essere stati schedati con impronte digitali, inclusi i bambini dagli otto anni in su, senza parlare delle condizioni di lavoro aberranti a cui venivano sottoposti.

Nel 1908 Gandhi incoraggia i presenti ad una manifestazione a bruciare questi documenti: più di 2000 finiscono nel calderone.

“Pace non significa accettare le ingiustizie”

Mettersi in moto anche marciando, astenendosi dal lavoro attraverso gli scioperi collettivi.

Cinque anni dopo Gandhi guidò 2000 persone, tra lavoratori di miniere di carbone e delle piantagioni di zucchero.

In una marcia per contestare una tassa discriminatoria, e il governo non voleva riconoscere i matrimoni tra Hindu e musulmani.

Dal Film su Gandhi uscito nel 1882. Vincitore di 8 premi Oscar.

I governanti: “siamo chiari sulle nuove leggi del generale Smut: tutti gli indiani devono essere schedati con le impronte digitali, come criminali, uomini e donne. Nessuno matrimonio, eccetto quello cristiano, è considerato valido”.

Qualcuno tra il pubblico:” Non lo permetterò! Ucciderò in nome di Allah!”

Gandhi risponde fermandoli: “Apprezzo questo coraggio. Ho bisogno di questo coraggio perché per questa causa io sia pronto a morire. Ma caro amico non c’è nessuna causa per la quale io sia pronto ad uccidere. Qualsiasi cosa ci facciano, noi non li attaccheremo, non uccideremo nessuno, ma non daremo le nostre impronte! Nessuno di noi. Ci metteranno in prigione e ci multeranno. Sequestreranno i nostri beni, ma non possono portarci via il rispetto per noi stessi se non glie lo daremo.”

Il paladino della non violenza riuscì a piegare l’impero Britannico, sia in Sudafrica, che nella sua amata India.

Vi invito ad andare ad informarvi, se siete interessati alle vicende della sua vita, perché le battaglie furono talmente tante, che ci vorrebbe appunto, un libro intero per raccontarle.

Voglio concludere con alcune delle sue frasi celebri, ricordando che siamo uomini tra gli uomini, c’è sempre un’alternativa anche quando non vediamo spiragli di luce.

Buona lettura:

Il Mahatma in sanscrito grande anima, venerabile.

-Sono le azioni che contano, inostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformate in azioni.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

-Dicono che sono un eroe. Io: debole, timido, quasi insignificante. Se essendo ciò che sono ho fatto quello che ho fatto, immaginate cosa potete fare tutti voi insieme.

-Occhio per occhio rende il mondo cieco.

-La mia esperienza mi ha portato a constatare che il modo migliore per ottenere giustizia è trattare gli altri con giustizia.

-Nessuno può ferirmi senza il mio consenso

-Se credo di poterlo fare, acquisirò certamente la capacità di farlo, anche se all’inizio potrei non averla.

-La terra fornisce abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo.

-un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre, ma non può contenere la primavera.

Se tutti i civili, i soldati, decidono di incrociare le braccia, di non impugnare fucili, chi farà la guerra?

Se tutti i lavoratori nelle fabbriche di morte, decidono di fermarsi, Chi lavorerà per creare ancora armi di distruzione?

Abbiamo un potere immenso e non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Servono uomini pronti a guidarci verso la verità e la salvezza, ma purtroppo oggi non ne abbiamo, abbiamo le nostre convinzioni, le nostre paure che ci rendono ciechi.

Mara E.

A dimenticavo, il ragazzo che mi regalò quel libro, era mio marito, Andrea Raspini, ben 22 anni fa, che ringrazio infinitamente.

Mara Ercolanoni
© Riproduzione riservata
12/04/2022 10:41:54

Mara Ercolanoni

MARA ERCOLANONI: Nata a Castel del Piano, un piccolo paese nella provincia di Perugia è innamorata della cittadina di Sansepolcro, dove vive con la sua famiglia da ormai 15 anni. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo romanzo: "Alla ricerca della Felicità" che racchiude il suo percorso introspettivo e la sua strada verso un’idea di felicità. Ama scrivere da quando aveva 10 anni e crede nella scrittura come forma di terapia. Ha collaborato con la casa editrice Pagine per una raccolta di poesie e con la Onlus la Voce del Cuore con altri percorsi.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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