Rubrica Lettere alla Redazione

Forti preoccupazioni per il futuro dell'Istituto Camaiti di Pieve Santo Stefano

Mancanza di attrezzature, progetti, iscritti… cosa sta succedendo?

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Caro Convitto… anzi oggi nello specifico, caro Omnicomprensivo “A.Fanfani – A.M.Camaiti”… siamo un gruppo di Pievani preoccupati ed arrabbiati per te. Ognuno di noi, da oltre 30 anni è vissuto in tua compagnia: con piacere, con rabbia, con invidia per i ragazzi che ti vivevano, hai comunque fatto parte delle nostre vite ed oggi ti vediamo come un gigante impantanato che sta, anno dopo anno, perdendo il suo splendore. Nell’anno scolastico 2013-14 con l’avvento dell’Omnicomprensivo pensavamo che gli ordini di scuola Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado potessero beneficiare di questo accorpamento mentre il superiore avesse nuova linfa con l’orientamento in ingresso dal territorio. Invece abbiamo assistito ad un inesorabile declino, che ha mostrato il suo punto più basso nel 2020 con l’avvento della pandemia. Le primarie e le infanzie non avevano strumentazioni e la scuola negli anni scolastici 2019/20 e 2020/21 (anni della pandemia) non ha approfittato, inspiegabilmente, dei fondi provenienti dal MIUR, per la didattica a distanza. Sappiamo invece che le scuole limitrofe si sono modernizzate e rinnovate. I docenti della primaria hanno messo in campo le strumentazioni personali (comprese le connessioni per accedere ad internet) per sopperire a queste mancanze: incomprensibili per una didattica moderna, a maggior ragione durante la pandemia. I docenti sono ben consapevoli che la natura e l’ampiezza dell’apprendimento non dipendono esclusivamente dalle tecnologie, ma queste, affiancate alla professionalità e alla preparazione del corpo docente del Fanfani Camaiti, contribuirebbero in vari modi, a migliorare l’apprendimento e a sviluppare le attitudini di ragazzi e ragazze, bambine e bambine, consentendo di mettere in atto una didattica veramente inclusiva, incisiva e al passo con i tempi. Le richieste, inoltrate ad ogni conclusione ed avvio di anno scolastico ben prima della pandemia, non chiedevano strumentazioni di ultima generazione (panel, monitor interattivi): chiedevamo la possibilità di avere anche una strumentazione ormai datata, come la LIM. Le richieste di acquisto, inoltrate più volte e in diverse sedi ufficiali, di devices moderni e funzionanti sono state inevase e la pandemia del 2020 ha reso visibili queste enormi ed inspiegabili mancanze. I docenti hanno partecipato anche a corsi di formazione in scuole all'avanguardia con la speranza di poter, con il tempo, adeguare anche la loro/nostra scuola a quegli standard educativi. Anche il superiore non se la passa meglio. La strumentazione arcaica, l’assenza di nuovi investimenti nei laboratori, la mancanza di collaborazioni con il mercato del lavoro e con le imprese del territorio, i docenti storici che si sono allontanati per trasferimento, l’immobilismo: anni di abbandono che hanno portato ad un “tonfo” delle
iscrizioni. Basti pensare infatti che i due superiori pochi anni fa avevano insieme ben sette prime; oggi sono ridotte a tre minuscole realtà: una per ciascun indirizzo. Non riusciamo a credere che possa dipendere solo dal calo demografico. Scopriamo infatti, parlando con amici, che i ragazzi del “superiore” sia ad indirizzo forestale che alberghiero si sono riversati in questi ultimi 5/6 anni agli stessi indirizzi del “Cavallotti” di Città di Castello.... e questo fa ancora più rabbia: sembra non esserci la volontà di voler far vivere la NOSTRA scuola! Le famiglie – preoccupate - hanno scritto all’Amministrazione Comunale ed al Provveditore agli Studi: chiusura sezione primavera, divieto di ingresso anticipato alla primaria ( nonostante la disponibilità delle insegnanti ), mancanza di attrezzature, progetti, iscritti… cosa sta succedendo? Anche il personale, cittadini pievani, improvvisamente, dopo anni di servizio nella LORO scuola, si sono trasferiti ( non hanno perso il posto ) a Sansepolcro, Arezzo, Sestino ed addirittura in Valdarno! In questi ultimi 10 anni è evidente il declino dell’istituto e per un paese piccolo come il nostro è paura di perdita di posti di lavoro o allontamento per specifiche figure ( cuochi, guardarobieri, educatori ecc. ); ed in questo non vediamo segnali, incomprensibilmente, nella Dirigenza dell’Istituto che dovrebbe invece volerlo rilanciare a trecentosessantagradi, non assestare col machete punti di sutura per nascondere le ormai “INNASCONDIBILI”, enormi lacerazioni. Per il territorio e la popolazione di un piccolo paese come il nostro, l’istituto vuol dire sicurezza, orgoglio e vanto. Ci crescono i nostri figli. Quanto affermato è assolutamente riscontrabile nella realtà, avendo la semplice accortezza di superare i pochi prezzolati articoli sulla stampa e certi account social. Basta vedere la rabbia o la paura che spesso attanaglia le famiglie e, soprattutto, i dipendenti per ripercussioni e vendette. Basta andare oltre un sito facebook ritoccato, filtrato dove si vive di likes dei soliti noti, si enfatizza il NIENTE, si nasconde il TUTTO. Basta guardare i fatti e guardare negli occhi le persone. Il Fanfani-Camaiti storicamente ha rappresentato, anche col suo convitto, un importante polo scolastico, esempio di integrazione e di crescita culturale. Non merita questa fine; non merita di restare un contenitore vuoto; non merita di vedere i suoi dipendenti, nostri compaesani, sparsi per la provincia. Non vorremmo soprattutto che tu, caro Istituto, nei prossimi anni diventassi la semplice appendice di altri istituti della vallata o di altri istituti dell’aretino.
Un gruppo di Pievani arrabbiati
 

Redazione
© Riproduzione riservata
22/03/2022 06:08:07


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