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Addio Intel, nel 2021 Apple lancerà i primi Mac con processore Arm

L'azienda di Tim Cook si baserà sul chip progettato internamente per iPhone e iPad

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Apple sta lavorando a una nuova grande migrazione tecnologica. Secondo l'analista Ming-Chi Kuo infatti l'azienda di Cupertino avrebbe accelerato nel suo progetto (peraltro mai rivelato né confermato dall'azienda) di utilizzare i processori con architettura Arm della serie Axx, gli stessi adattati da Apple per i suoi iPhone e iPad, anche per i computer fissi e portatili della linea Mac.

Le indiscrezioni su questo passaggio tecnologico e quello del 5G esistono da anni, e sono anche in ritardo (fino a poco tempo fa erano immaginate infatti per quest'anno. Ma da anni anche gli analisti sostengono che i processori realizzati per gli smartphone e i tablet di Apple vengono progettati lungo una linea di sviluppo che immagina anche un utilizzo sui computer. Da tempo Apple vanta che i suoi iPad abbiamo più potenza della maggior parte dei Pc portatili commercializzati nello stesso arco di tempo e anche i benchmark indipendenti registrano prestazioni nettamente più elevate dei tablet e degli smartphone di quelle dei prodotti di fascia media nel mondo Pc. Rimangono però molte incognite non solo tecnologiche. 

Da un lato attualmente le prestazioni dei processori di Apple per iPhone e iPad, come l'ultimo A12Z incluso nel nuovo iPad Pro del 2020 presentato pochi giorni fa (che abbiamo provato qui), hanno una architettura in cui metà dei nuclei di calcolo servono alle prestazioni e metà all'esecuzione di software che non richiede molta potenza e quindi girano a velocità ridotta per aumentare l'autonomia. Questo spiega la flessibilità di utilizzo e la lunga durata della batteria degli apparecchi di Apple, che però hanno un tipo di impiego differente dallo scenario d'uso tipico dei Pc, in cui vengono usate molte applicazioni per tempo prolungato. 

Un secondo problema alla migrazione riguarderebbe la matrice dei prodotti: come scrivono molti osservatori tra i quali anche un ex dirigente di Apple, Jean-Louis Gasse, il problema principale sarebbe la proprio transizione da una tecnologia all'altra. I prodotti candidati per l'immediato sarebbero i portatili soprattutto di fascia consumer, mentre i prodotti per l'utenza professionale che richiedono processori più potenti, come il nuovo MacBook Pro 16 o il Mac Pro, non avrebbero ancora un equivalente nel mondo Apple. Costano però molto cari e un abbandono della piattaforma sarebbe potenzialmente traumatico per gli utenti professionali, che spendono decine di migliaia di euro per creare postazioni di lavoro altamente efficienti e con piani di ammortamento pluriennali in cui il valore dell'usato al termine del ciclo di vita è una variabile importante. Senza contare la compatibilità con software di terze parti e periferiche hardware che non è detto siano aggiornate o aggiornabili.

La quota di fatturato del Mac nell'ecosistema Apple è però ridotta all'8% e una transizione per quanto dura potrebbe essere sopportabile e permettere di finire di allineare le piattaforma, anche se Apple già da tempo sta lavorando a una modalità di produzione del software per i suoi sviluppatori terze parti che sia multipiattaforma e permetta di creare app compatibili con Mac e con iPad in maniera semplice e con poche aggiunte nel codice. 

Secondo Kuo tuttavia la transizione sarebbe imminente e permetterebbe ad Apple di svincolarsi dai cicli industriali di Intel e poter aggiornare quando vuole i suoi prodotti, sincronizzando il ciclo di sviluppo dei processori con le stagionalità dell'hardware. Inoltre, Apple risparmierebbe dal 40 al 60% rispetto all'uso dei processori Intel, aumentando inoltre la sua differenziazione rispetto ai prodotti Pc, come era già in passato quando utilizzava i processori PowerPC (G3, G4 e G5) prodotti dalla sfortunata joint venture realizzata con Ibm e Motorola.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
29/03/2020 20:25:44


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